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La banche superano la sfida PSD

Le banche superano la sfida PSD

I risultati conseguiti nei primi mesi di applicazione della Direttiva sui servizi di pagamento in Italia sono positivi. Superato anche questo passaggio cruciale, le banche ora moltiplicano il loro impegno per la piena migrazione a SEPA
Flavio Padovan
Finalmente PSD! Lo slogan scelto per l’edizione 2010 di SPIN riassume in modo esemplare il sentimento della community dei pagamenti internazionali che si è riunita a Roma per l’ormai tradizionale Conference&Expo dell’ABI. È dal maggio del 2002, dal “Working document on the new legal framework” (NLF) che gli operatori dibattono e si confrontato su questo tema. E, dunque, rivedersi a SPIN per ragionare assieme sui primi mesi di implementazione della PSD in Europa e, in particolare, nel nostro paese è stato per tutti i partecipanti un passaggio sicuramente significativo, la conclusione di un percorso al quale si è preso parte fin dalle prime mosse e che si è contribuito a far crescere ed arricchire, anno dopo anno, con idee, critiche, suggerimenti. “È il tredicesimo anno di SPIN e per circa i 2/3 di questo ampio lasso temporale abbiamo seguito la gestazione della Direttiva sui servizi di pagamento per il mercato interno” ha ricordato il Direttore Generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, aprendo i lavori del convegno. Ma la PSD rappresenta al tempo stesso un traguardo e un nuovo inizio, un impulso verso l’altro obiettivo a cui il mondo finanziario sta lavorando da tempo: SEPA. “Fatto il grande salto normativo – ha continuato Sabatini – ora bisogna procedere più speditamente verso la realizzazione dell’Area unica dei pagamenti, per beneficiare dei vantaggi per l’economia europea stimati dalla Commissione in 123 miliardi di euro in 6 anni”. Nelle due intense giornate di lavori a SPIN si è parlato di entrambi questi aspetti, ma sono stati affrontati anche altri temi. Particolare attenzione, ad esempio, è stata data al contributo che le infrastrutture, i cosiddetti Clearing and Settlement Mechanisms, apportano nell’evoluzione della compliance e della strategia degli operatori del mercato dei pagamenti. Inoltre, una sessione parallela è stata interamente dedicata a Target2 - Securities (T2S), mettendo a confronto le prospettive istituzionali della BCE con le opinioni degli operatori e dei provider.

Primi mesi di PSD: test superato

Dopo anni di ipotesi su come sarebbe stata recepita la PSD e cosa avrebbe comportato per l’Italia, si sono potuti finalmente analizzare atti normativi ufficiali, discutere di dubbi applicativi, verificare le reazioni degli utenti dei servizi di pagamento nei primi mesi di applicazione e cominciare a stimare quale sia l’impegno concreto richiesto alle banche. Insomma, affrontare la questione con un’ottica da “capitolo chiuso”, anche se poi proprio così non è, come testimoniato dalla scadenza del 5 luglio relativa agli incassi, che ha tenuto in apprensione molti degli intervenuti. La Direttiva, infatti, è estremamente complessa, di piena armonizzazione, ma al tempo stesso con molte scelte opzionali lasciate agli Stati membri e con ampio impatto sull’intero mercato dei pagamenti. Una complessità che, come ha spiegato Pierfrancesco Gaggi, Responsabile Area Infrastrutture ABI e National Member Group Chairperson Swift, si è inevitabilmente riflessa sul lavoro dei legislatori nazionali, impegnati a raccordare le nuove norme della PSD con gli ordinamenti giuridici nazionali in materia di pagamenti che sono spesso frammentati e articolati su più livelli. Inoltre, ha richiesto un intervento sinergico tra le diverse istituzioni coinvolte: parlamenti, governi, autorità competenti di settore, gestori degli schemi nazionali, fornitori e principali utenti dei servizi. Nel nostro Paese, in particolare, i principali attori coinvolti sono stati il Ministero dell’Economia, la Banca d’Italia, l’ABI e le rappresentanze delle imprese: il loro coordinamento, come ha sottolineato Sabatini, è risultato “efficace anche se non scevro da rallentamenti e silenzi che hanno inciso sulla tempistica dell’iter e che pesano sull’efficienza dell’adeguamento degli operatori”. La PSD è stata recepita nell’ordinamento nazionale con il decreto legislativo 11/2010 (entrato in vigore il primo marzo 2010) accompagnato da un ampio insieme di disposizioni di vigilanza in materia di trasparenza e di istituti di pagamento elaborate dalla Banca d’Italia.

Banche in linea con la nuova normativa

Com’è andata sul campo l’introduzione della nuova normativa? SPIN era sicuramente il luogo ideale per porre questa domanda e la risposta emersa nel corso dei lavori è sicuramente positiva, soprattutto considerando la complessità, l’ampiezza degli interventi e la portata del progetto di adeguamento. “Le banche hanno dimostrato ancora una volta di essere all’altezza del compito loro assegnato”, ha affermato Sabatini, portando a testimonianza i rari problemi operativi rilevati nelle prime scadenze di pagamento vigente il nuovo regime e il grande impegno profuso da tutti per conseguire questo risultato. Ma, sebbene sia opinione comune che si possa guardare con ottimismo al futuro, restano ancora dei passaggi delicati da affrontare. Innanzitutto, l’entrata in vigore delle norme sugli incassi e gli addebiti diretti, che comporta per le imprese maggiori cambiamenti rispetto a quelli introdotti dal primo marzo. Per facilitare anche questo step, le banche e l’ABI hanno rafforzato ulteriormente il proprio impegno, rivolgendo la loro attenzione anche alle imprese e alle famiglie attraverso la pubblicazione di brochure informative messe a punto in collaborazione con Bancaria Editrice di concerto con le Associazioni dei consumatori. Altro momento importate sarà la pubblicazione delle Disposizioni di Vigilanza relative al titolo II del d.lgs. 11/2010, molto attese perché dovrebbero chiarire gli aspetti critici emersi in sede di prima implementazione. Un supplemento di riflessione, infine, è stato concesso su istanza del sistema bancario all’adeguamento dei servizi di pagamento della Pubblica Amministrazione, la cui complessità richiede il massimo coordinamento e condivisione tra tutte le parti interessate.

“Question time” sulla Direttiva

Particolarmente gradita una novità assoluta introdotta nell’edizione 2010: la sessione interattiva. Dedicata a “Tutto ciò che avreste voluto chiedere sull’implementazione della PSD in Italia”, è stata preparata mettendo a disposizione dei partecipanti una cassetta dove poter inserire ogni tipo di domanda sulla Direttiva, dalle interpretazioni agli aspetti operativi più di dettaglio. Le risposte sono state date nella giornata conclusiva da un panel di esperti di Banca d’Italia, ABI, Consorzio Bancomat, CBI. “È stata una sessione veramente interessante, dove sono emersi i molti dubbi derivanti dai primi mesi di applicazione di una normativa ancora poco conosciuta operativamente per la sua recente introduzione. I temi più toccati – ricorda Rita Camporeale, Responsabile Settore Sistemi e Servizi di Pagamento ABI e chairman della sessione – sono stati sicuramente l’adeguamento delle procedure di incasso in previsione della scadenza del 5 luglio, ma anche il regime degli istituti di pagamento e le norme relative alla trasparenza”.

PSD, volano per SEPA

Come è stato già sottolineato, c’è molta speranza che il grande salto normativo compiuto possa far procedere più speditamente la realizzazione di SEPA. Infatti, nonostante le banche abbiano adottato in gran numero gli schemi proposti, il volume di transazioni resta contenuto (solo il 7.5% dei bonifici a livello di area euro sono SEPA Credit Transfers) o praticamente inesistente (SEPA Direct Debit). È opinione diffusa che questa evoluzione lenta potrà essere accelerata solo se verrà imposta mediante regolamento europeo la dismissione degli strumenti e delle procedure nazionali da parte di fornitori e utenti dei servizi di pagamento. E proprio sulla questione della cosiddetta “end date” la Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica mediante la pubblicazione di un documento preparatorio alla definizione di un possibile intervento normativo in materia di SEPA migration end-date. Un’iniziativa accolta con grande interesse, anche se molti dubbi sono stati sollevati riguardo all’indicazione dei “requisiti di mercato” che fornitori e utenti dovrebbero rispettare in luogo di un diretto rinvio agli schemi messi a punto dall’European Payments Council (Epc), che sono lo standard di mercato e, almeno fino ad ora, anche il riferimento delle autorità europee e nazionali.

SEPA Council a favore dell’end-date

Novità in questo campo arriveranno grazie all’attivazione del SEPA Council, il nuovo consesso continentale che riunisce alti rappresentanti di istituzioni europee, governi, federazioni bancarie, associazioni della grande, piccola e media impresa, della grande distribuzione e dei consumatori. Già al termine della sua prima riunione, avvenuta il 7 giugno scorso, il nuovo organismo ha emanato una dichiarazione a favore dell’end-date, elencando dettagliatamente quali azioni possono accelerare la migrazione. Tra queste la soddisfazione delle esigenze degli utenti attraverso servizi commercialmente appetibili, la messa a punto di un modello di business solido per tutti gli stakeholders per il SEPA Direct Debit, una più efficace comunicazione, l’utilizzo convinto degli strumenti SEPA da parte delle amministrazioni pubbliche. Su questo punto è intervenuto anche Sabatini: “La migrazione alla SEPA non può realizzarsi appieno senza che la Pubblica Amministrazione si impegni con convinzione nello svolgimento del ruolo che in alcuni paesi europei si è già assunta: essere forza trainante di questo processo, raccogliendo l’invito reiterato più volte anche da Ecofin”.

Addio agli schemi nazionali: quando?

L’attenzione sempre maggiore sulla migrazione fa ben sperare sul suo completamento in tempi brevi. Ma quando questo avverrà? Secondo Gaggi è difficile ipotizzare un orizzonte temporale preciso per la chiusura dei circuiti domestici. “Oggi siamo ancora in una fase preliminare, in cui si discute su idee più che su una bozza normativa” spiega ancora Gaggi, che però si lascia andare, pur con la prudenza del caso, a una previsione: “Considerando che, solo per concordare l’atto regolamentare, è difficile pensare a un periodo più breve di un anno, la data in cui potremo utilizzare soltanto gli strumenti paneuropei non può essere prevista prima del 2013–2014”.

Idee a confronto

Partecipare a SPIN significa anche confrontarsi e riflettere non solo su quanto è stato già realizzato, ma anche su quello che resta da fare nel settore dei pagamenti. A questo proposito Carlo Tresoldi, Presidente di SIA-SSB, ha sottolineato il grave ritardo nell’emanazione del secondo decreto attuativo della Finanziaria 2008 in materia di fattura elettronica che, di fatto, blocca il decollo di questo strumento nel nostro paese. Per Tresoldi è inaccettabile che, a due anni dall’approvazione della legge, il processo di dematerializzazione dei pagamenti nella pubblica amministrazione sia ancora fermo per la mancanza di un decreto tecnico, ma si dichiara comunque fiducioso in una rapida soluzione dell’impasse anche alla luce delle nuove misure inserite nella Finanziaria 2010 che confermano l’impegno nella war on cash.
Veronica Pichi, Vice President Payments Leader Capgemini, si è soffermata invece sull’ingente investimento che le banche europee, e le italiane in particolare, hanno dovuto affrontare per l’adeguamento alla PSD. Un impegno finanziario rilevante che ha permesso di centrare l’obiettivo. Ma cos’è mancato? Forse, sostiene Pichi, un approccio più strategico: finché le banche non si doteranno di un’architettura aperta e flessibile che possa garantire un time to market migliore per i servizi e l’adeguamento regolamentare, si troveranno a sostenere dei costi molti significativi all’entrata in vigore di ogni nuova normativa.
Giuseppe Capponcelli, Direttore Generale ICBPI, ha evidenziato come il settore della monetica si stia configurando sempre più come un “fast moving market” che si estende su differenti piattaforme relazionali, anche al di fuori del perimetro tradizionale. Un nuovo scenario che, insieme alla standardizzazione dell’operatività e ai cambiamenti operativi in atto, obbliga le banche a rivedere l’organizzazione della propria “fabbrica dei pagamenti”, e a ripensare la catena del valore in questo settore orientandola verso un nuovo paradigma di business.

Il futuro a SPIN 2011

L’edizione 2010 di SPIN ha testimoniato la grande vitalità del settore che si sta orientando verso scelte strategiche e innovative per i servizi di pagamento. Nelle due giornate di Roma si è colto un diffuso ottimismo non solo all’interno delle sale convegni, ma anche tra gli stand che affollavano l’ampia area espositiva e che proponevano lo stato dell’arte di soluzioni e infrastrutture. Liberate le risorse dai vincoli della mera “compliance” e dagli oneri delle doppie procedure nazionali eSEPA, il settore potrà esprimere le sue reali potenzialità in termini di innovazione e servizi agli utenti. Lo scenario è in così rapida evoluzione che non farà mancare argomenti da mettere al centro del dibattito a SPIN 2011.
1 Agosto 2010

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