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La finanza delle ombre non va sottovalutata

La finanza delle ombre non va sottovalutata

È il lato oscuro della finanza dove operatori non regolati muovono un business di 16 miliardi di dollari. In Italia non esistono gli spazi per uno shadow banking system ma questo non vuol dire abbassare la guardia verso le ombre. Perchè è un fenomeno globale
Ildegarda Ferraro
“Se si regolamentano soltanto parti del mercato finanziario, ma si lasciano scappatoie a soggetti che si organizzano in forme diverse rispetto a quelle specificamente previste, in mercati non coperti da una regolamentazione armonizzata, si creano incentivi a spostamenti dall’area che per effetto delle regole ha un costo maggiore, a quelle dove non c’è regolamentazione, non c’è controllo”. , Direttore generale dell’ABI, mette in chiaro cosa può comportare un sistema bancario ombra visto che può determinare nuove condizioni di crisi. E questo è ancora più d’impatto per noi in Italia, dove non c’è spazio per uno shadow banking system, ma si possono subire le conseguenze innescate in aree non regolate. “Lo shadow banking system – sottolinea Sabatini – può avere dimensioni e interconnessioni che incidono sul mercato regolamentato. Una delle richieste degli intermediari e dell’ABI è che il processo di riregolamentazione affronti in maniera decisa il problema del sistema bancario ombra, nel senso che anche questo venga coperto da adeguate regole e da vigilanza”.
Insomma, aver paura delle ombre può essere più che giustificato. Soprattutto se rappresentano un sistema che riesce a muovere 16mila miliardi di dollari ( vedi il pezzo “Banche ombra da 16mila miliardi di dollari - Il fratello segreto di Wall Street” ). Stiamo parlando del lato oscuro della finanza, di quello shadow banking system costituito da operatori non regolati - società finanziarie, fondi, entità finanziarie variamente strutturate – che ha cominciato ad operare negli Stati Uniti negli anni ’50 e per l’assenza di regole e di trasparenza può ancora mettere a rischio la finanza globale. Il problema è serio anche per noi che in Italia possiamo contare su una regolamentazione rigorosa e su controlli senza scappatoie, perché se si regola anche meticolosamente solo parte del mercato finanziario, ma si lasciano scappatoie, si creano incentivi a spostare parti di attività da aree regolamentate ad altre che così non sono.
Insomma la finanza delle ombre non va sottovalutata, perché può incidere negativamente anche su chi invece è in tutt’altra situazione. Ma facciamo un passo indietro. La crisi finanziaria richiedeva nuove regole e nuovi modelli e certamente sono stati fatti importanti progressi in questa direzione. Basilea 3 è un primo prodotto, anche se è solo un aspetto della soluzione del problema che non risolve tutte le questioni. Per esempio uno dei temi che Basilea 3 non affronta è quello dello shadow banking system, cioè come garantire che dei mercati e degli operatori non coperti dalla regolamentazione non creino le condizioni di una nuova crisi.
“Senza contestare le nuove regole patrimoniali – sottolinea il Direttore generale dell’ABI - una stessa ‘veste’ regolamentare non è adatta a tutti gli operatori. Gli impatti su modelli creditizi diversi e differenti economie non sono uguali. Un sistema bancario che eroga prestiti a famiglie e piccole e medie imprese, come quello italiano, non è simile ad altri che investono principalmente in attività finanziarie. Con Basilea 3 è stato sì triplicato il peso dell’assorbimento di capitale necessario a investire in attività finanziarie, ma le banche commerciali sono ancora penalizzate rispetto a quelle di investimento. In sede di emanazione delle norme di attuazione europee, l’ABI chiede di valutare misure che riducano l’assorbimento di capitale sui prestiti a famiglie e piccole e medie imprese, in modo che il nuovo quadro di regole creditizie globali non penalizzi il finanziamento all’economia reale”. L’attività bancaria italiana, più attenta all’economia reale, alle famiglie, alle piccole e medie imprese, è stata penalizzata dalla crisi innescata da modelli bancari che hanno puntato sull’alto rischio e sulle attività-ombra. “In un anno in cui le investment bank hanno ripreso a fare profitti d’oro – aggiunge Sabatini - le banche italiane, da sempre orientate verso un business tradizionale e verso il basso rischio, accusano il peso della bassa redditività” .
L’Italia rappresenta un esempio virtuoso, visto che nel nostro Paese non esistono gli spazi per un sistema bancario ombra. “L’Italia, ricorda Sabatini, è stata tra i primi a prevedere la disciplina dei fondi speculativi, ossia degli hedge fund, con il decreto 228 del ministero dell’Economia varato già a maggio 1999. Il problema dello shadow banking system è un problema rilevante per il sistema finanziario globale, ancora una volta l’Italia può essere considerato un modello virtuoso, perché ha una regolamentazione che ha coperto anche questi aspetti”. Ma questo non vuol dire abbassare la guardia verso le ombre.
13 Maggio 2011

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