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La guerra fredda per l'auto del futuro

La guerra fredda per l'auto del futuro

Google, Apple, Tesla da una parte. “Vecchia” industry dell'auto dall'altra. È iniziata la grande sfida delle quattro ruote, tra annunci e alleanze trasversali. Due gli obiettivi ambiziosi: l'auto senza pilota e 100% elettrica ...
Mattia Schieppati
«Non cederemo l'industria dell'auto ai signori della Silicon Valley». Se non è una dichiarazione di guerra, poco ci manca. Di sicuro, la frase pronunciata da Rupert Stadler, numero uno di Audi (Gruppo Volkswagen) a metà luglio in occasione della presentazione della supercar della casa, la R8, è il segnale che tra le due sponde dell’Atlantico la «guerra fredda» sul futuro dell’automotive sta procedendo verso un’escalation senza precedenti. Non si tratta più, insomma, del gioco tra grandi a chi lanciava l’ipotesi più fantascientifica e suggestiva su come sarà l’auto del futuro, ma siamo arrivati al punto che il futuro è domani, e tra grandi aziende che fanno auto da almeno due secoli, e intanto hanno sviluppato enormi investimenti in tecnologia, e giovani colossi tecnologici che sono entrati con tutta la loro potenza (e liquidità) nell’industry dell’auto si sta per giocare la partita decisiva. Come affrontare competitor nuovi come Apple, come Google, come Uber, che ragionano secondo logiche sideralmente diverse rispetto al mondo rodato dell’industria automobilistica?

Un grande Risiko

Si tratta di una partita dove bisogna essere accorti nel vagliare con attenzione quel che di vero c’è nei grandi annunci, ma anche cogliere i segnali che giungono dal sottobosco del mercato: acquisizioni di aziende che sviluppano sistemi e tecnologie particolari, acquisizione o licenziamento di manager e ricercatori in posti chiave, alleanze sorprendenti tra eterni rivali in vista di obiettivi più grandi, o di nemici più grandi ancora …
Per esempio, pochi giorni fa il Wall Street Journal ha dato come cosa fatta l’alleanza tra tre ex rivali come il gruppo Audi-Volkswagen, Bmw e Daimler, che sarebbero d'accordo per suddividersi un investimento da circa 2,5 miliardi di euro per acquisire Nokia Here, la tecnologie di mapping sviluppata dalla casa finlandese e considerata la più avanzata oggi disponibile (obiettivo dei tre gruppi è aggregare su questa operazione altri marchi storici come Fiat Chrysler Automobiles, Renault, Peugot-Citroën, Ford Motor, Toyota e General Motors, per dar vita a un’unica piattaforma condivisa). Perché? Non solo per offrire servizi di bordo sempre più evoluti ai guidatori, ma perché dal sistema di mappe implementato a bordo, come già raccontato da Bancaforte, dipende strettamente lo step successivo, la possibilità di sviluppare veicoli a guida autonoma: ecco uno dei grandi obiettivi che questa sfida globale si è posta.

Auto senza pilota, il vantaggio di Google

La self-driving car è infatti la grande chimera cui tutti, case automobilistiche tradizionali e newcomers dell'industria tecnologica, stanno puntando. Ad essersi guadagnata un notevole vantaggio competitivo, almeno dal punto di vista della visibilità, su questo fronte è senza dubbio Google: l'azienda di Mountain View dopo aver sviluppato un sistema di mappatura proprietario di tutto il globo (quello che gli utenti "normali" vedono come Google Maps), dopo anni di annunci e indiscrezioni dalla fine del 2014 ha iniziato le sperimentazioni su strada: prima all'interno della città-headquarter dell'azienda e da quest'estate anche sulle strade della California, uno dei pochissimi Stati la cui legislazione accetta questo tipo di veicoli (paradossalmente, i vincoli legislativi sono uno dei principali scogli contro cui si infrange, a livello mondiale, tutta la ricerca sull'auto autonoma ...). Primo test con 25 vetture, ma Google punta a realizzarne tra le 50 e le 100 da testare in condizioni diverse, in collina o con la pioggia. «L’obiettivo finale», ha spiegato il co-fondatore di Google Sergey Brin, «è arrivare ad auto completamente controllate dai computer che eliminino l’errore umano, fattore stimato come causa del 90% del milione e 200mila incidenti che avvengono su strada ogni anno nel mondo» (Su Google e automobili leggi anche quest'articolo di Bancaforte).

Ma l'industria tradizionale non sta a guardare

Ma se le prove su strada della Google Car si sono conquistate le gallery di siti di tutto il mondo, in maniera più discreta anche l'industry dell'auto tradizionale sta raggiungendo importanti obiettivi: a Detroit, capitale dell'auto statunitense, si sta realizzando una metropoli in miniatura che prevede il massimo delle tecnologie "smart city", pensata apposta per le prove su strada di veicoli autonomi, e testare tutte le possibili interazioni tra automobile e sistema urbano. Mercedes sta già testando i propri veicoli a guida autonoma, Audi sta procedendo verso l'introduzione dei primi modelli con tecnologia Piloted Driving che permette alle auto di guidare da sole fino a 65 km/h, e test sono in corso su percorsi molto lunghi anche in Usa e in Cina (la prima Audi a guida autonoma sarà la futura A8, prevista per il 2018), e proprio in questi giorni la Svizzera, primo Paese del Vecchio continente, ha ha autorizzato in via sperimentale la circolazione delle auto autonome, nella fattispecie una Volkswagen Passat Wagon appositamente modificata per la guida senza pilota. Test di futuro, insomma, ma molto molto presente.

E sul fronte dell'auto elettrica ...

Il modello S di Tesla, la berlina elettrica premium
Se quello della guida autonoma è il fronte più affascinante, altro campo di competizione che vede in sfida vecchi e nuovi attori del mondo dell'auto è quello dell'alimentazione. In questo caso, l'obiettivo è arrivare all'auto 100% elettrica, ma con prestazioni ed autonomia da "normale" auto a carburante. Anche in questo ambito, c'è un'azienda del tech che ha saputo muoversi prima di tutti, e farlo con ottima capacità mediatica (la Tesla del geniaccio Elon Musk), ma c'è tutto intorno un'industria dell'automotive tradizionale che sta cominciando a portare su strada il frutto di enormi investimenti partiti anni fa. E produrre tecnologie che, ora, cominciano a fare gola ai newcomers.

Apple si muove

Anche in questo caso, a dare il polso della situazione è la solita indiscrezione non confermata, anzi sono due. E riguardano entrambe Apple . Che l'azienda della Mela stia lavorando a un proprio progetto di auto è noto (Bancaforte ne aveva parlato lo scorso febbraio). Che abbia fatto, negli ultimi anni, una spietata campagna acquisti rubando al mondo dell'automotive tradizionale ingegneri e manager è altrettanto cosa certa (ultimo colpo, l'assunzione di Doug Betts, uno dei guru del mondo dell'auto con 30anni di carriera alle spalle tra Michelin, Nissan, Toyota e, ultima, FCA, dove ricopriva la carica di senior vice president per la qualità del prodotto). Ma ora il "progetto Titan", così si chiama la divisione che a Cupertino sta lavorando all'auto pare entrato nel vivo.
L'auto elettrica i3 di Bmw
La rivista specializzata tedesca Manager Magazin, rilanciata poi da CNBC, ha infatti lanciato la bomba: pare si stia sviluppando un importante feeling tra Apple e Bmw riguardo alle tecnologie per l'auto elettrica. A fare da detonatore alla notizia la recente visita di Tim Cook, Ceo di Apple, agli impianti di produzione tedeschi di Bmw, e il suo forte interessamento al progetto della i3, la vettura elettrica della casa tedesca che - pare - Apple potrebbe utilizzare come base per la sua iCar. Bocche cucitissime (da Bmw si limitano a dire che «l’azienda è solita intrattenere scambi con compagnie di telecomunicazione e dell’industria IT, in merito al tema della connettività in auto»), ma che il gigante numero uno dell'hi-tech al mondo si rivolga a una "vecchia" casa automobilistica per imparare come si sviluppa una tecnologia indica che in questo grande gioco niente può essere dato per scontato.
Altro segnale, e altra indiscrezione da mettere nel calderone dello scenario possibile, la possibilità che per creare l'auto elettrica perfetta possa svilupparsi un'alleanza tra Apple e Tesla, anzi - addirittura - che Apple con la propria liquidità da 200 miliardi di dollari in cassa e una capitalizzazione da 750 miliardi potrebbe addirittura pensare di acquisire la creatura di Elon Musk. A rinfocolare questa voce, che gira da anni, è stato la scorsa settimana Gene Munster, uno degli analisti statunitensi più "attenti" al mondo Apple, intervistato da Bloomberg Radio ha spiegato come la creatura di Steve Jobs, se davvero ha intenzioni serie per la sua iCar, dovrebbe prendere in considerazione l’acquisizione di Tesla, il modo più semplice e più sicuro per entrare nel mercato automotive con modelli top di gamma.
4 Agosto 2015

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