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Le 1.227 start-up italiane: una mappa a sorpresa

Le 1.227 start-up italiane: una mappa a sorpresa

Non solo tutte le imprese innovative, ma anche incubatori, acceleratori, competizioni, community online. Previsti per il 2013 finanziamenti alle start-up per 110 milioni di euro ...
Mattia Schieppati
Da semplice fiera espositiva di prodotti e gadget hi-tech, a momento di riflessione e di approfondimento sulle tendenze e gli andamenti dell'ecosistema imprenditorial-tecnologico italiano. L'edizione appena conclusa di Smau 2013, che si è tenuta a Milano dal 23 al 25 ottobre, conferma il cambio di pelle di quello che è il più celebre "salone della tecnologia" italiano. Piatti forti della tre giorni milanese, infatti, non sono stati più l'ultimo modello di telefonino o l'innovativo software per Pc, ma i report e i workshop pensati per dare spazio, far conoscere e mettere in connessione il ricco sistema di start-up e imprese innovative che costituisce un tessuto imprenditoriale nuovo. Non a caso, il titolo scelto per il salone 2013 è stato: "Smau, acceleratore di innovazione per le imprese". Ma di che cosa si sta parlando?
A dare finalmente una fotografia di tutto quello che si sta muovendo in Italia nell'ampio e non sempre ben definito universo delle start-up è stato il report The Italian Startup Ecosystem. Who's Who, una vera e propria mappa del sistema start-up. Non solo le imprese nascenti, ma anche i finanziatori e gli incubatori. Il tutto con un'analisi regione per regione che mette nudo la realtà di un'Italia che ancora fatica a eliminare il gap nord/sud. Il report è frutto del lavoro coordinato di diversi soggetti, Italia Startup, gli Osservatori del Politecnico di Milano, il Ministero dello Sviluppo Economico e lo Smau, e costituisce una base di lavoro importante per chi - soprattutto gli investitori stranieri - desidera capire qual è la mappa delle neoimprese italiane, «che rappresentano un asset strategico per la ripresa della nostra economia» ha detto l'AD di Smau, Pierantonio Macola, presentando il report.
Al 13 ottobre, data in cui è stato chiuso il report («Ma si tratta di un'iniziativa a carattere permanente», ha spiegato Federico Barilli, Segretario Generale di Italia Startup), sono state censite in Italia 1.227 start-up innovative, che sono per il 50% localizzate al Nord, per il 36% al Centro e per il 14% al Sud. 232 hanno sede in Lombardia, 135 in Emilia-Romagna, 120 nel Lazio, 113 in Veneto, 111 in Piemonte, 92 in Toscana. Le start-up finanziate hanno per il 46% sede al Nord, per il 26% al Centro e per il 28% al Sud. 39 funded start-up sono lombarde, 17 venete, 11 campane, 10 laziali, 7 toscane, 6 sarde.
Un affondo sul profilo degli startupper italiani conferma la differenza forte tra l'idea italiana di impresa innovativa e l'idea che domina, per esempio, negli Stati Uniti. Se infatti Oltreoceano le storie imprenditoriali nascono nella stragrande maggioranza dei casi da un'idea "tecnologica" di qualche geniale smanettone (ingegneri informatici o semplici nerd in erba), in Italia sono solo il 17% le start-up lanciate da neo-imprenditori che hanno un background tecnico, mentre la stragrande maggioranza (il restante 83%) è ideata e guidata da persone con background manageriale. Non bassa l'età degli startupper: il 44% ha più di 40 anni, il 30% è tra i 30 e i 40, e solo il 26% è under 30, nonostante l'iconografia dello startupper più diffusa presenti sempre il ragazzino intraprendente. In Italia si arriva a ideare un'impresa una volta ampiamente conclusi gli studi universitari e spesso dopo aver già maturato esperienze professionali altrove.
Ma l'analisi ha messo a sistema anche tutto quello che è il brodo di coltura, cioè tutti quegli elementi che ne stimolano la nascita e accompagnano la crescita. Il Report propone infatti una mappatura degli spazi di coworking attivi in Italia (sono 69, con una distribuzione che anche in questo caso vede prevalere nettamente il Nord, con il 57% degli spazi, rispetto al Centro, 29%, e Sud, con 14%), degli incubatori e acceleratori d'impresa (97 quelli in attività, 64 pubblici e 33 privati) e delle competizioni - metodo molto americano - che costituiscono sempre dei palcoscenici importanti per neo-imprese (o spesso solo idee di impresa) che desiderano farsi conoscere e trovare un finanziatore, e delle community online che sono un punto di riferimento e di aiuto importante per chi si lancia nell'avventura di fare impresa digitale.
Molto interessante l'ultima parte della ricerca, che analizza le fonti di finanziamento che nel 2012 e 2013 hanno sostenuto lo sviluppo di start-up. Su quali pilastri finanziari possono contare? Innanzitutto va segnalata una lieve flessione degli investimenti: se infatti nel 2012 sono stati di 112 milioni di euro gli investimenti complessivi in start-up tecnologiche, per il 2013 (dati previsti) non si dovrebbero superare i 110 milioni. Differenza minima, certo, ma che indica una frenata d'entusiasmo, dovuta probabilmente al fatto che, dopo due anni (2011 e 2012) in cui il tema start-up è stato molto caldo e propagandato, ora forse gli investitori vogliono provare a vedere se quello che si è seminato nel biennio precedente è in grado di dare frutti. D’altronde oggi la situazione legislativa (Decreto Sviluppo Bis, Regolamento Consob sull'equity crowdfunding) è arrivata ad avere tutte le carte in regola per sostenere lo sviluppo di nuove aziende innovative.
Ma da chi arrivano questi finanziamenti/investimenti? Qui il report fa una mappatura della situazione 2012, ed evidenzia come il 71% dei 112 milioni di euro resi disponibili è giunto da investitori istituzionali (in totale, 32 soggetti mappati, dei quali 6 pubblici e 26 privati), mentre business angels, family offices, incubatori e acceleratori di impresa sono intervenuti per il restante 29%.
Il settore su cui gli investitori hanno scommesso di più è quello dell'ICT (cui è andato il 73% degli investimenti), mentre un interessante 16% ha sostenuto lo sviluppo di start-up attive nel campo delle energie pulite e rinnovabili, il 9% in campo medico e medicale (il settore delle biotecnologie è uno degli ambiti in cui l'Italia esprime da sempre - pur nella scarsità di risorse - "cervelli" interessanti) e un 2% spezzettato verso altri settori.
4 Novembre 2013

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