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Le banche italiane sono speciali?

Le banche italiane sono speciali?

Il Rapporto sul Sistema Finanziario Italiano della Fondazione Rosselli, giunto alla XV edizione, affronta quest’anno le tipicità delle banche italiane e le loro risposte alla crisi. Pubblichiamo una sintesi dell’introduzione dei curatori del Rapporto
Giampio Bracchi, Donato Masciandaro
La crisi finanziaria ha mostrato una diversa capacità delle industrie finanziarie dei vari paesi nel saper affrontare una fase congiunturale eccezionalmente negativa. È stata riscoperta l’importanza cruciale della robustezza del settore bancario e finanziario. La stabilità finanziaria è stata pienamente riconosciuta come un obiettivo fondamentale e per nulla scontato, visto che ancora oggi, dopo tre anni dall’inizio della crisi e nonostante molteplici e dolorosi interventi, non si esclude del tutto una nuova fase di difficoltà delle banche. In questo scenario di perdurante incertezza, tuttavia, si può affermare che le banche italiane hanno finora mostrato una notevole affidabilità. Quali sono le ragioni? Il Rapporto ha cercato di trovare una risposta generale, che ha toccato tre tematiche principali:
1. i rapporti delle banche con le imprese e le famiglie;
2. le politiche che incidono sulla proprietà e sul controllo;
3. le regole.

La banca territoriale

Una prima conclusione del Rapporto è che l’industria bancaria italiana ha retto efficacemente la prova della crisi per il combinato disposto di due fattori:
flessibilità delle tecnologie di credito, tipica del modello di banca commerciale territoriale (Bct);
diversità delle imprese bancarie, sia dal punto di vista dimensionale che istituzionale, che adottano tale modello di intermediazione.
La diversificazione del modello Bct non appare solo un segnale di adattabilità del modello stesso, ma anche un requisito decisivo per garantire l’affidabilità sistemica. Il Rapporto si focalizza in particolare sul ruolo della flessibilità nella scelta delle metodologie di selezione e monitoraggio del credito. La Bct appare in grado di superare la tradizionale dicotomia tra il modello di banca basato sulle informazioni standardizzate e quello basato sulle informazioni da relazione, riuscendo a intrecciare in modo efficace le informazioni rese disponibili dall’applicazione sempre più sistematica, estesa e approfondita delle tecnologie Ict alle attività bancarie e finanziarie, con le notizie che il radicamento sul territorio e la vicinanza al cliente rendono disponibili.
Occorrerà inoltre tornare a considerare come il sistema finanziario nel suo complesso possa contribuire al necessario rilancio strutturale della competitività. La Bct è efficace nell’allocazione del credito, ma occorre indagarne anche l’efficienza, soprattutto in termini di controllo della dinamica della qualità del credito come dei costi. Non ci può essere una vera ripresa senza un adeguato sostegno del sistema bancario: ciò significa più credito, ma anche assunzione di maggiori rischi per le banche, perché il credito erogato a supporto di ristrutturazioni o di prime fasi di espansione comporta inevitabilmente maggiori rischi.
Ricordiamo anche che la Bct, soprattutto se declinata da intermediari medi e piccoli, ha difficoltà a superare le inefficienze che il sistema Paese fa gravare sull’industria dell’intermediazione, a partire dai deficit istituzionali quali la giustizia e la legalità, passando dalle politiche della tassazione fino ad arrivare al mercato del lavoro. La Bct rappresenta la miglior risposta che l’industria bancaria ha finora trovato alla necessità di dover operare in un Paese ad alto tasso di sommerso, d’irregolarità, di propensione alla violazione delle norme.

Credito alle famiglie

Alcuni saggi del Rapporto analizzano inoltre il ruolo svolto dal credito erogato non solo alle imprese, ma anche alle famiglie. Il comparto famiglie merita un rilievo particolare, essendo il soggetto creditizio che ha comportato novità importanti per l’industria bancaria italiana degli ultimi anni.
L’analisi del credito alle famiglie durante una crisi è importante, in quanto la sua dinamica può avere effetti macroeconomici affatto diversi. Le famiglie possono presentarsi sul mercato del credito in maniera pro ciclica (la domanda aumenta nelle fasi espansive e si riduce in quelle recessive) e in tal caso l’equilibrio microeconomico è più garantito, al costo di una maggiore volatilità dei flussi creditizi. Al contrario, può avvenire che le famiglie si comportino con il credito al consumo e immobiliare in modo anticiclico – domandando credito per sopperire a carenze di reddito – e allora i rischi di uno squilibrio in termini di sovraindebitamento del settore famiglia sono più alti, anche se le grandezze creditizie aggregate nel breve periodo ne traggono sollievo.
Le famiglie italiane possono annoverarsi nella prima categoria. Questa è una buona caratteristica, in termini di sostenibilità dei bilanci familiari e di riflesso di robustezza dei bilanci bancari. Le famiglie italiane continuano a essere caratterizzate da una posizione debitoria che è in generale minore di quella degli altri paesi sviluppati: l’aumento del passivo finanziario può trarre utili lezioni dagli errori commessi da altri, soprattutto nei mercati anglosassoni.

Rapporti con gli azionisti

La robustezza del sistema bancario italiano in termini di stabilità dell’operatività sui mercati è solo il primo tratto caratteristico della sua specificità. Altro connotato peculiare è la stabilità dell’assetto della proprietà e del controllo. La stabilità della governante è innanzitutto un risultato dell’affidabilità del modello Bct in termini di assunzione del rischio. In Italia il funzionamento dei mercati e la fiducia nei singoli intermediari come nel sistema nel suo complesso non sono mai mancati. Di conseguenza, non è stato necessario un intervento significativo e rilevante del settore pubblico. L’assetto della proprietà e del controllo non ha visto emergere lo Stato come nuovo soggetto di riferimento, costretto a intervenire per situazioni d’insolvenza, effettiva o prospettica.
Il Rapporto affianca un secondo elemento, a parità di disegno istituzionale e regolamentare: una politica della raccolta del capitale di rischio, che in questi anni è stata attenta alla sua remunerazione. Negli ultimi dieci anni le banche hanno erogato ai propri azionisti circa 90 miliardi di euro, che rappresentano tre volte il flusso di capitale che è andato nello stesso periodo dagli azionisti alle banche, sotto forma di nuove emissioni di capitale di. Le banche italiane sono dunque imprese che hanno ben remunerato i propri azionisti.

Una buona capacità di tenuta

Gli stress test effettuati dalle autorità europee su 91 principali banche Ue e italiane, a metà 2010, hanno confermato la capacità di tenuta a fronte di nuove congiunture nazionali e internazionali   avverse, ma hanno ancora evidenziato che, a confronto con il resto di Europa, il nostro sistema bancario risulta sottocapitalizzato. Va riconsiderato con attenzione il ruolo che la diversificazione degli assetti istituzionali e la ‘biodiversità’ dell’industria bancaria europea possono avere per ottenere garanzie più ampie in termini di ricerca sia del miglior equilibrio tra efficacia ed efficienza nell’allocazione finanziaria, sia della stabilità del sistema. La sfida per il futuro diviene quella di definire una politica del capitale di rischio, e anche della gestione della liquidità, che sia coerente con i nuovi scenari di mercato, e con i cambiamenti che ne deriveranno nell’organizzazione dell’impresa bancaria e dei suoi organi di governo.

Riforma delle regole

Ad oggi, il processo di revisione della regolamentazione sta segnando il passo nella sostanza, se non nella forma, sia negli Stati Uniti che in Europa. Negli Usa è stata varata la tanto attesa riforma delle regole finanziarie, fortemente voluta dal Presidente Obama. Tuttavia la legge Dodd Frank non rappresenta pienamente quel nuovo corso della regolamentazione che l’amministrazione americana aveva promesso. La legge detta peraltro solo principi generali, e per comprendere quanto sarà efficace occorrerà attendere i regolamenti attuativi, sui quali si sta svolgendo un acceso dibattito.
 Il quadro generale in Europa non è migliore rispetto agli Usa. I disaccordi tra Europarlamento, Commissione Europea ed Ecofin stanno bloccando il cammino verso una vigilanza Eu sui mercati bancari, finanziari ed assicurativi. Infine, occorre registrare l’incerto percorso che finora ha caratterizzato il procedere verso i cosiddetti accordi di Basilea 3. Nel luglio 2010 è stato annunciato un ulteriore annacquamento del progetto che dovrebbe portare a una nuova definizione del sistema mondiale dei controlli bancari.

Più responsabilità

La crisi ha mostrato cosa significa avere un buon sistema di regole in banca e finanza. Occorre che ogni attore, e in particolare i banchieri, siano responsabilizzati. Questo significa che gli effetti di ogni scelta che un intermediario fa in termini di allocazione o di gestione del rischio, positiva o negativa, dovrebbe ricadere innanzitutto sull’intermediario stesso. In tal modo i rischi di esternalità sull’industria e sul sistema economico, che hanno la loro manifestazione più eclatante nella instabilità aziendale e sistemica, vengono ridotti, e comunque si aumenta la capacità di riconoscerli e governarli. Occorre perseguire il cosiddetto allineamento degli incentivi delle banche agli obiettivi generali di sano e regolare sviluppo degli scambi. La crisi ha ampiamente dimostrato che l’attuale sistema delle regole crea un macroscopico disallineamento degli incentivi. Le regole consentono agli intermediari, se vogliono, di assumersi rischi sproporzionati rispetto alla loro capacità di far fronte agli impegni, in caso di eventi sfavorevoli. Sappiamo anche che occorre definire regole che perseguano almeno due obiettivi: riducano la capacita di indebitarsi; a parità di capacità di indebitamento, riducano la possibilità di trasformare debiti a breve tempo in investimenti rischiosi a lungo termine. Il controllo della quantità e della qualità della leva finanziaria è la strada maestra.
Ma poco finora è accaduto. L’affidabilità delle infrastrutture regolamentari è ancora insufficiente, per cui i deficit di sistema, che di riflesso anche la Bct italiana si troverà ad affrontare, non si sono realmente ridotti.
 
1 Dicembre 2010

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