Newsletter

Clicking moves left

Gli Speciali 2017

 

Forum ABI Lab

Bank to the future - Il viaggio nell'ecosistema digitale di ABI Lab nelle 2 giornate di Milano del 21 e 22 marzo - Le videointerviste e i...

Clicking moves right

Home > Banca

Banca
Invia Stampa
Le tre strade della banca retail

Le tre strade della banca retail

Per tornare competitiva, la banca può agire su tre fattori: concentrazione degli operatori, modello di business e modello operativo. Alberto Antonietti di Accenture anticipa a Bancaforte i temi che affronterà a Dimensione Cliente. Trasformazione della distribuzione in ottica Phygital, protezione, casa e previdenza ...
Flavio Padovan

La sostenibilità dei modelli di business della banca retail è tra i temi in primo piano a Dimensione Cliente 2017. Quali sono i fattori che rendono questa sfida centrale per il futuro del settore?

Negli ultimi 10 anni lo scenario del retail è cambiato profondamente sia livello nazionale che internazionale. L'industria bancaria sta attraversando una fase di profonda pressione a causa della congiuntura economica e di alcune motivazioni strutturali. Sulla profittabilità delle imprese incidono diversi fattori tra cui il basso livello dei tassi di interesse, l'aumento dei costi fissi, l'impatto dei crediti deteriorati, gli effetti del costo del rischio, la pressione regolamentare, la rivoluzione tecnologica e l'ingresso di nuovi competitor. Dopo il successo della recente ricapitalizzazione di UniCredit, il settore ha la necessità di attrarre nuovi investitori, ma il costo del capitale è più elevato rispetto alla redditività. In questo scenario per le banche è quindi necessario cambiare lo “schema di gioco” finora adottato. E' possibile raggiungere un nuovo punto di sostenibilità e di equilibrio, ma si deve agire su più leve.

Dove è necessario intervenire?

Per il “return to health”, come lo definiamo in Accenture, si deve agire su 3 strade: concentrazione degli operatori (perché il livello di scala è fondamentale), modello di business e modello operativo. I dati sul Roe evidenziano una correlazione chiara tra concentrazione e redditività. Ma la dimensione non basta: occorre scegliere anche che tipo di banca si vuole essere, allineando la struttura dei costi ai ricavi attesi. I servizi tradizionali, legati al mondo strettamente bancario, non sono più sufficienti a saturare la capacità distributiva e si rende quindi necessario esplorare altre strade puntando su un nuovo modo di interagire con i clienti e sulla digitalizzazione. Da questo punto di vista ci sono, infatti, ancora delle lacune su cui sarà importante intervenire. Mi riferisco in particolar modo al business della protezione, al mondo della casa, e non solo in termini di finanziamento ma anche di consulenza, al settore della previdenza. Aree non nuove, ma che oggi il digitale permette di affrontare con modelli più efficaci rispetto al passato.

Le reti distributive come devono cambiare?

Le reti devono essere meno fisiche e più mobili, più digitali, più capaci di gestire un nuovo tipo di relazione con il cliente anche a distanza, più capaci di offrire servizi a valore.

Le banche hanno già avviato questa trasformazione?

In molti casi il top management è stato troppo assorbito da tematiche non rinviabili quali Npl, capitale, gestione del rischio, adeguamento regolamentare, gestione della liquidità. Questioni cruciali che hanno lasciato meno tempo e minore capacità di investimento sulla sostenibilità del business futuro. Inoltre, 10 anni di crisi hanno polarizzato il sistema: le banche più grandi hanno una capacità di investimento di un ordine di grandezza superiore alle altre e questo diventa un vantaggio competitivo in un mondo in cui la tecnologia sarà sempre più una leva abilitante non solo della performance, ma anche del modello di business e della value proposition.

E quindi le banche di piccole e medie dimensioni come possono affrontare il futuro?

Sarà importante raggiungere un certo livello di scala. Ma ci sono banche, anche medie e piccole, che già da tempo stanno coltivando modelli di business e una cultura di gestione commerciale e del credito differente rispetto al passato. Un esempio in questo senso è Credem, che negli ultimi 4 anni ha incrementato le masse di circa il 25% gestendo in modo efficace diversi modelli commerciali, grazie a una rete composta non solo da filiali, ma anche da promotori finanziari e sviluppatori, ed entrando in nuovi business come la cessione del quinto. Una strategia che sicuramente le consente di affrontare le nuove sfide con maggiore fiducia.
Bancaforte, media partner di tutti gli eventi ABI, seguirà con i suoi giornalisti entrambe le giornate di Dimensione Cliente 2017 (6 e 7 aprile: vedi qui il programma completo) e pubblicherà uno Speciale con approfondimenti e videointerviste esclusive ai protagonisti del mondo bancario e delle aziende. Per essere informati in tempo reale seguiteci anche su Twitter, LinkedIn, Facebook e YouTube.
30 Marzo 2017

Articoli correlati

 

  • Consorzio CBI punta sui Big Data

    Il prossimo 8 giugno a Milano il Consorzio CBI lancerà un nuovo servizio, Big Data CBI – Centricity Strategy. Ne parla in anteprima a Bancaforte il...

Nuovo Contratto bancari

Sullo scaffale

Nuovo Annuario Assofin

Nuovo Annuario Assofin

L'analisi del mercato del credito al consumo e immobiliare e le schede delle associate Assofin. Disponibile anche in formato e-book