23 Luglio 2018 / 03:31
Lezioni di FINANZA

 
Banca

Lezioni di FINANZA

di Igor Lazzaroni - 19 Dicembre 2011
L’Europarlamento punta su un modulo di educazione finanziaria dedicato ai giovani dagli 8 ai 18 anni
L’innovazione e la crescita passano anche attraverso l’economia e la finanza. Clara Albani, Direttore dell’Ufficio di Informazione del Parlamento Europeo in Italia, parla dell’importanza strategica dell’educazione finanziaria e racconta delle azioni in campo europeo.
Quale ruolo potrebbe giocare il Parlamento Europeo nei confronti delle iniziative didattiche di educazione finanziaria attuate da ogni singolo Stato membro?
Oggi il Trattato di Lisbona prevede per il Parlamento nuovi poteri che gli permettono concretamente di contribuire al futuro dell’Europa. Sul fronte dell’educazione finanziaria attualmente il Parlamento non ha la competenza per poter decidere sulle singole iniziative e sui programmi specifici, ma incoraggia gli Stati Membri ad impegnarsi attivamente sull’educazione finanziaria, anche alla luce della crisi economica in atto. È sempre più fondamentale che la popolazione abbia dimestichezza con l’informazione e gli strumenti per avvicinarsi ai fenomeni economici, cosa che oggi non avviene come testimoniano i dati dell’Istat: oltre il 30% della popolazione ha difficoltà non solo di interpretazione ma di lettura di strumenti come i grafici e con altri strumenti necessari per avvicinarsi all’economia.
L’Ocse dice che l’educazione finanziaria delle giovani generazioni è la più importante perché esse dovranno affrontare situazioni economiche più complesse e rischi superiori rispetto al passato. È così?
Condivido il parere dell’Ocse perché porta i giovani ad avvicinarsi sempre di più alle materie scientifiche, specie in quei Paesi come il nostro dove l’economia e generalmente le materie scientifiche sono approcciate con un po’ di pregiudizi. Sebbene vi sia una forte tradizione in ambito matematico, nei Paesi del Mediterraneo vi è infatti la tendenza a credere che la creatività debba riferirsi solamente al lato artistico. Credo che si debba superare questo tabù e diffondere l’idea, anche attraverso l’educazione finanziaria, che innovazione e creatività passano anche e soprattutto attraverso l’economia, la matematica e le scienze. Oggi gli sviluppi pratici di questo gap culturale sono aggravati dalla crisi economica che rende sempre più evidenti le lacune e necessarie le conoscenze, specie in un territorio articolato e complesso come quello dell’economia: un esempio è il rischio di indebitamento. Molti ragazzi non avendo mai affrontato questo argomento potrebbero in futuro fare scelte che condizionano in modo drammatico la loro situazione economica e anche per questa ragione, il Parlamento Europeo ha deciso di ampliare Spazio Europa (www.spazioeuropa.eu) dove i ragazzi dagli 8 ai 18 anni imparano a conoscere da vicino l’Unione Europea con un modulo di educazione finanziaria. Credo che questi percorsi siano un modo concreto per sviluppare la democrazia e l’appartenenza sociale.
Gli insegnanti possono essere il vero moltiplicatore per la diffusione dell’educazione finanziaria?
Il ruolo degli insegnanti è di fondamentale importanza nella divulgazione dell’educazione finanziaria. Ciò presuppone la necessità di dare loro degli strumenti adatti affinché siano loro in prima persona a suscitare negli studenti la curiosità e la voglia di avvicinarsi a determinati argomenti. Ma ciò implica la necessità che siano i docenti stessi a dover essere coinvolti nei programmi e nelle attività, fino a sviluppare confidenza con la materia, tradizionalmente considerata ostica e per soli addetti ai lavori. Il Parlamento Europeo ritiene quindi fondamentale la figura del docente, tanto che anche nella risoluzione sulle donne giovani imprenditrici votata lo scorso 13 settembre si pone l’accento sull’importanza dell’educazione finanziaria e sul ruolo delle scuole e dei docenti come leva per la promozione dell’imprenditorialità femminile: questa risoluzione infatti invita espressamente “la Commissione, gli Stati membri e Business Europe … a realizzare, in collaborazione con le scuole e le organizzazioni aziendali e le organizzazioni nazionali femminili, programmi di preparazione all’investimento che possano aiutare le donne a creare piani aziendali praticabili e a individuare e definire i potenziali investitori.
Come valuta l’azione che l’industria bancaria sta intraprendendo sul territorio?
Ho avuto una piacevole sorpresa nello scoprire delle iniziative che spesso, soprattutto agli occhi di chi risiede per molto tempo all’estero, sono nascoste. Dei programmi didattici di PattiChiari apprezzo innanzitutto l’approccio ai contenuti che non risulta in alcun modo viziato da strategie commerciali o focalizzazioni su particolari prodotti. Ritengo che nell’attuale periodo storico si vada sempre di più verso una società dove ogni singola persona deve assumersi alcune responsabilità, o meglio la parte che le compete, in una visione unitaria della società come un unicum composto dai singoli individui. Questa prospettiva sociale presuppone che ognuno di noi non possa più delegare in toto allo Stato o ad altre istituzioni il compito di scegliere, soprattutto quando si parla di scelte economiche. Rispetto alla diffusione dell’educazione finanziaria, ritengo che i programmi proposti dall’industria bancaria siano sia un merito per l’onere che il settore privato ha deciso di assumersi, sia come una responsabilità dello stesso verso la società.

Le iniziative delle banche italiane

Secondo i dati dell’’ultima Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani del Centro Luigi Einaudi e Intesa Sanpaolo, l’82,4% degli italiani dedica non più di un’ora alla settimana per informarsi sull’economia e sugli investimenti, prediligendo come fonte i suggerimenti che si riescono ad ottenere grazie a Internet. Solo l’1,5% dei giovani spende più di un’ora alla settimana nella lettura economica e finanziaria e la maggior parte dichiara una modesta comprensione dell’economia e della finanza. Sia adulti sia giovani quindi hanno un’ampia disponibilità di informazioni che non vengono utilizzate al meglio o non vengono proprio utilizzate e ciò rende necessario, prima ancora che formare, fare avvicinare le persone alle conoscenze basilari. La grande diffusione di informazione economica, la scarsa percezione dell’educazione finanziaria come fondamentale e la scarsa confidenza con i concetti base dell’economia e della finanza, rendono il gap culturale un’emergenza di carattere sociale, nei confronti del quale l’industria bancaria italiana si è attivata per trasmettere una percezione apiù corretta dell’educazione finanziaria e per diffonderla in modo capillare su tutto il territorio. Dalle analisi di Patti Chiari, la distribuzione dei programmi di educazione finanziaria per scuole e adulti per gli anni 2011- 2012, risulta che nel Nord del Paese queste iniziative sono a disposizione del 94% della popolazione, nel Centro raggiungano il 71% e nel Sud della penisola l’89% dei residenti.
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