16 Luglio 2018 / 03:13
Margrethe Vestager, il Commissario che dovrà domare Google

 
Fintech

Margrethe Vestager, il Commissario che dovrà domare Google

di Mattia Schieppati - 30 Settembre 2014
Per l'ex ministro dell'Economia danese, nuovo numero uno dell'antitrust Ue, il compito di sostituire Joaquin Almunia non è semplice. Al centro dell'agenda della nuova Commissione la regolamentazione dei giganti dell'Ict: concorrenza sleale, protezione dei dati ed elusione fiscale le questioni più calde
Tempo di bilanci, a Bruxelles, in queste settimane di passaggi di consegne tra i vecchi e i nuovi Commissari della Commissione Europea in fase di insediamento. A lasciare un'eredità pesante è il Commissario alla Concorrenza, Joaquin Almunia, che in questi anni ha dovuto gestire l'avvento nuovo e sostanzialmente senza regole (assodate) dei big della tecnologia, giganti transnazionali e attivi in settori che esulano da qualsiasi ambito di mercato fin qui codificato, e che quindi hanno e stanno godendo di una sorta di libertà speciale d'azione, mentre governi e istituzioni come appunto la Ue cercano di rincorrere mettendo pezze con leggi e normative nell'attesa di quadro regolamentatorio completo.
Il commissario europeo per la concorrenza Margrethe Vestager
Il dossier più scottante che Almunia lascia nel proprio cassetto, e che sarà tra le prime pratiche che si troverà ad affrontare il suo successore, l'ex Ministro dell'Economia danese Margrethe Vestager, è quello che riguarda i diversi procedimenti aperti dall'Ue contro Google; tre i più importanti, che navigano ancora in alto mare: quello relativo all'accusa di posizione dominante, disciplina specifica dell'antitrust europea; quello relativo alla tutela della privacy degli utenti; l'infinita procedura relativa ala definizione dei criteri di tassazione da applicare a un'azienda che macina miliardi (anche) in tutti i Paesi Ue, ma ha le proprie sedi fiscali sparse in diversi paradisi inattaccabili.
In particolare sulla prima questione, e al tentativo di regolamentare la posizione dominante amministrata di fatto dal gigante di Mountain View, il Commissario uscente è stato molto criticato, in quanto anche il quarto tentativo di conciliazione previsto per questo mese, prima quindi del cambio di poltrone, è andato fallito. Sotto accusa, il sistema di algoritmi che governa il motore di ricerca e che, sostiene l'accusa dell'antitrust, orienta i risultati in modo da favorire i propri servizi e prodotti, o di aziende collegate, a scapito del libero mercato. Procedimento difficilissimo da istruire e gestire, stante la segretezza (ovvio) degli algoritmi Google e la difficoltà della burocrazia giuridica di rincorrere un'azienda che fa della rapidità e dell'innovazione i propri punti di forza. Le critiche ad Almunia sono arrivate soprattutto dalla Germania, che ha manifestato il proprio disappunto per questa ennesima fumata nera sulla regolamentazione, ma la risposta del Commissario non si è fatta attendere: «L'indagine avviata dalla Commissione nei confronti di Microsoft (relativa all'accusa di posizione dominante relativa al sistema operativo dei pc, conclusa con una storica multa da 2,2 miliardi, ndr) ci ha messo 16 anni per arrivare a conclusione. E ora gli amici tedeschi pretendono che di fronte a un problema complesso come quello posto da Google tutto si risolva in soli 4 anni?».
Se non si tratta di una resa, insomma, poco ci manca. Che fa il paio con il simile risultato di "nulla di fatto" dichiarato dall'altra parte dell'Oceano dalla US Federal Trade Commission, che dopo un'indagine di 19 mesi ha dichiarato di non avere nessuna imputazione da istruire a carico di Google. Missione impossibile dunque? Tendono all'attendismo le prime dichiarazioni in merito della neocommissaria Vestager, la quale ribadisce che «i temi della competizione di mercato sollevati dalla digital economy sono molto, molto in alto nell'agenda della nuova Commissione», e che l'intento è quello di «garantire ai cittadini europei un alto livello di sicurezza per tutto ciò che riguarda il trattamento dei dati personali e la trasparenza delle regole di mercato». Il "come" e il "quando" questi principi potranno diventare norma, però, la Commissaria ancora non lo dice.
Ma la partita è apertissima e le mosse di singoli governi e organizzazioni si succedono, anche se spesso in maniera disordinata: Heiko Maas, il ministro della Giustizia tedesco, ha chiesto la settimana scorsa a Google di rivelare la sua formula segreta, cioè i dettagli dell’algoritmo con cui vengono classificati i risultati delle sue ricerche, sollevando un polverone (e qualche risata). E sempre Maas non ha ipotizzato, per contenere gli abusi di Google e ridurne il peso specifico sui mercati, di procedere alla frammentazione forzosa del gruppo in varie società distinte, come fece il Governo americano per ridurre lo strapotere monopolistico del gigante delle telecomunicazioni At&t. Intanto, l'Ocse ha appena presentato un pacchetto di proposte per evitare che alcuni colossi dell'hi-tech, a cominciare proprio da Google o da Amazon, spostino i profitti nei paradisi fiscali per pagare meno tasse rispetto ai paesi dove svolgono le loro attività.
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