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Minibond 2.0: a caccia di nuove quotazioni

Minibond 2.0: a caccia di nuove quotazioni

Il nuovo report analizza un'industry finanziaria nata solo due anni fa. Le imprese che hanno effettuato emissioni sono 86, di cui 34 Pmi. E ora si attende la carica dei fondi di private debt ...
Mattia Schieppati
A due anni e poco più dalla sua nascita, l'industria dei minibond (ovvero la possibilità innovativa, data alle imprese non quotate di emettere titoli obbligazionari e cambiali finanziarie per raccogliere capitali direttamente dal mercato) è stata scandagliata ai raggi X dall'Osservatorio Minibond della School of Management del Politecnico di Milano, costituito nel corso del 2014 proprio per analizzare e interpretare in modo esaustivo le dinamiche competitive della filiera dei minibond in Italia (www.osservatoriominibond.it). Frutto di questa analisi è il primo report presentato la scorsa settimana che fotografa in maniera dettagliata la situazione, i punti di forza e i punti di debolezza di questo mercato (scarica il report completo).
La ricerca ha identificato 86 imprese che alla data del 31 dicembre 2014 avevano collocato minibond in Italia. Fra queste, 34 sono identificabili come Pmi. Si tratta in gran parte di obbligazioni, ma compaiono anche 7 cambiali finanziarie. Il valore nominale totale dei minibond è pari a 5,7 miliardi. Se teniamo conto solo delle emissioni effettuate da Pmi, il totale scende a 336,5 milioni, mentre se consideriamo solo le emissioni inferiori a 50 milioni (fatte da grandi imprese e Pmi), il capitale collocato ammonta a 726,3 milioni.
Le 86 imprese che hanno emesso minibond suddivise per fatturato
Se si guarda la carta d'identità delle imprese che hanno scelto questa strada, in gran parte si tratta di società per azioni, ma sono rappresentate pure società a responsabilità limitata e cooperative. Nel campione compaiono anche 12 imprese già quotate sul mercato azionario. Il fatturato delle imprese emittenti è molto variabile; la fascia più numerosa del campione si concentra fra i 50 e i 100 milioni di euro, ma compaiono anche ben 14 Pmi con un fatturato inferiore ai 10 milioni.
Per quanto riguarda il settore di attività, si registra una netta supremazia del comparto manifatturiero, relativa però alle soli grandi imprese. La collocazione geografica evidenzia una netta prevalenza delle regioni del Nord (in particolare Lombardia, dove risiede un terzo delle emittenti, seguita da Veneto ed Emilia Romagna).

Perché scegliere i minibond?

La risposta a questa domanda sta nei dati di contesto. Dal 2007 al 2013 le Pmi italiane hanno subito una riduzione di fatturato di 5,6 punti percentuali, mentre le grandi imprese sono riuscite a aumentare il giro d’affari dell'1,7%. Contemporaneamente, osserva la ricerca, lo stock di credito bancario a favore delle imprese non finanziarie è passato da 868 miliardi nel 2008 a 808 miliardi a fine 2014. Opportuno quindi il cambiamento legislativo che ha introdotto i minibond, che forniscono alle Pmi un canale addizionale di finanziamento per la crescita, vista la minore disponibilità di credito bancario.
Altro elemento importante per definire il contesto è l’apertura da parte di Borsa Italiana della piattaforma di scambio ExtraMOT PRO, che ha consentito alle imprese di individuare un mercato secondario adatto per i minibond, con procedure di ammissione semplici, rapide e poco costose: un mercato che in meno di due anni è riuscito ad attrarre la quotazione di 90 titoli per un controvalore complessivo di 4,8 miliardi di euro, pur con scambi ridotti data la caratteristica di scarsa liquidità.

4 motivi per utilizzarli

Perchè Pmi e grandi imprese si affidano ai minibond?
Oltre a registrare i valori, la ricerca scava tra le motivazioni che convincono le imprese a scegliere questa strada. In particolare sono state identificate quattro motivazioni principali.
1. Il finanziamento della crescita interna, ovvero la raccolta di risorse finanziarie per sostenere gli investimenti in ricerca e sviluppo, piuttosto che in nuovi prodotti o nuovi mercati.
2. Il finanziamento della crescita esterna, ovvero il sostegno a eventuali acquisizioni di altre imprese o divisioni.
3. La ristrutturazione del passivo dell’impresa, ovvero la rimodulazione del mix di finanziamento da terzi; in tal caso la liquidità raccolta servirà per rimborsare debiti in scadenza, ad esempio di natura bancaria.
4. Il finanziamento del ciclo di cassa operativo dell’impresa; in tal caso il minibond soddisfa l’esigenza di breve termine di assicurare l’equilibrio fra incassi dei crediti e pagamento dei debiti.

Una Guida per i minibond ...

Su questi strumenti innovativi per la finanza delle Pmi, Bancaria Editrice ha da poco pubblicato una Guida scritta da David Sabatini dell'ABI, Andrea Meiani di Assomef e Luigi Rizzi dello Studio associato a Baker & McKenzie. Il libro rappresenta un efficace orientamento per le Pmi, per le banche e per tutti coloro che operano nel mercato finanziario.
Dopo una panoramica generale sugli strumenti di finanziamento delle imprese complementari al credito tradizionale, la Guida si focalizza sul mercato delle obbligazioni societarie e in particolare sui minibond, esaminandone in profondità gli aspetti societari e regolamentari, il regime fiscale, le diverse fasi del processo di emissione, con particolare attenzione al ruolo dei soggetti coinvolti, all’analisi di fattibilità dell’operazione e alla sua strutturazione, alle garanzie e agli adempimenti.
In una sintetica ma esaustiva Appendice sono poi presentati, oltre all’elenco delle società che hanno emesso minibond di importo superiore a 50 milioni di euro tra febbraio 2013 e ottobre 2014, i risultati di una indagine comparativa concernente le caratteristiche e i processi di investimento di nove Fondi di minibond costituiti da Sgr sia italiane che estere.
«I dati raccolti ci portano a ipotizzare due diversi "approcci" verso il mercato dei minibond, per come l’abbiamo conosciuto fra il 2013 e il 2014: le grandi imprese e le società già quotate si confrontano con investitori più sofisticati, che esigono il rating e una serie di garanzie e covenant standard, in un mercato altamente competitivo.», spiegano i ricercatori del Politecnico, «Le Pmi sono meno preparate per affrontare in termini di competenze e costi la richiesta di un rating e la predisposizione di garanzie legali sul prestito. Esse ricorrono più facilmente a meccanismi formali meno costosi quali i covenant, e preferiscono mantenersi una certa flessibilità rispetto alla restituzione del prestito. Attraverso un rapporto "personalizzato" sono riuscite a trovare interlocutori disponibili sul mercato finanziario, ma con l’arrivo dei fondi professionali le strategie saranno rimesse in discussione».

… e un Convegno

Si parlerà di minibond anche a Funding & Capital Markets Forum 2015, il convegno di ABIEventi in programma a Milano il 23 aprile.
L'evento rappresenta un punto di riferimento per l'industry finanziaria interessata a confrontarsi sugli strumenti di funding a disposizione di banche e imprese, su mercato dei capitali e dell'investment banking … Leggi di più
Dopo questa prima fase di rodaggio e di sperimentazione dello strumento, insomma, certi approcci ed equilibri sono destinati a trasformazioni. «Probabilmente le dinamiche del mercato nei prossimi mesi saranno destinate a cambiare, con l’arrivo dei fondi di private debt», dicono i ricercatori. «Siamo dunque alla vigilia di una fase 2.0 in cui osserveremo una "ingegnerizzazione" del processo, per cui saranno gli investitori (sostanzialmente i fondi, in concorrenza fra loro) a ricercare le imprese per accompagnarle nel processo di raccolta».
Cambiamenti che richiederanno un ruolo attivo e un approccio differente anche da parte delle imprese stesse. «Un elemento chiave per il successo dell’operazione minibond sarà la diffusione fra le Pmi di una cultura di governance pronta a confrontarsi con il mercato del capitale», concludono infatti gli analisti. «Si tratta di un profondo mutamento per il contesto italiano, abituato al modello dell’impresa padronale e familiare. Da questo punto di vista è immaginabile che i minibond possano essere il primo passo per "educare" le aziende ad essere più trasparenti e a lasciarsi "contaminare" nella gestione da competenze esterne al nucleo dei proprietari-azionisti. Passo che potrebbe essere propedeutico a successive operazioni di private equity o di quotazione dei titoli azionari sui mercati borsistici. È intuibile che il diffuso interesse verso i minibond da parte di numerosi operatori sul mercato sia anche correlato a considerarli come anticamera per successivi collocamenti da gestire».

Per conoscere di più il mondo dei minibond

La nascita dell’industria dei minibond in Italia ha determinato anche l’ingresso nella filiera di operatori che, attraverso portali dedicati, contribuiscono a diffondere informazioni sullo sviluppo del settore. Ecco i principali.
BeBeez.it. È una testata giornalistica online nata da un’idea di Anna Gervasoni di AIFI e di Stefania Peveraro di MF-Milano Finanza. BeBeez si propone come una vera e propria community e propone informazioni, notizie, studi e spunti di riflessione utili ai manager delle aziende e agli investitori in titoli mobiliari per la loro attività. Il nome BeBeez significa ‘sii operoso’ e fa riferimento all’ape, un piccolo animale molto attivo e dinamico, come sono le aziende di cui BeBeez parla e alle quali si rivolge. Sul sito di BeBeez esiste una sezione dedicata al tema del private debt, che pubblica in tempo reale notizie sul mondo dei minibond e sui suoi protagonisti: nuove emissioni, fondi di investimento, imprese emittenti.
MinibondItaly.it. Online da ottobre 2014, è aggiornato quotidianamente sulle emissioni in corso; inoltre propone riflessioni, articoli, approfondimenti e documenti specifici sull’argomento e segnala gli eventi sul territorio (workshop, convegni, seminari, corsi di formazione). Ogni giovedì il portale diffonde una newsletter con le informazioni di maggiore rilievo della settimana appena trascorsa. Nel novembre 2014 è stato lanciato il Barometro Minibond, un documento periodico, scaricabile gratuitamente, che riporta dati e statistiche sull’evoluzione del mercato. Il progetto è stato sviluppato dalla società di consulenza direzionale e advisory finanziaria Business Support e dal suo managing director, Andrea Silvello, con la partnership di Roberto Culicchi (Hogan Lovells) e Massimiliano Bonamini (SIRA).
Minibond.it. E' un canale di informazione che fa riferimento a un gruppo di professionisti indipendenti e che si pone l’obiettivo di diffondere lo sviluppo di questo strumento mediante l’organizzazione e la partecipazione ad eventi e convegni sul tema del finanziamento delle imprese, nonché tramite l’attività dei singoli professionisti aderenti. Propone informazioni e notizie, e vi è la possibilità da parte delle imprese interessate ad eventuali collocamenti di minibond di ottenere un consulto.
Minibond.eu. Promosso da Twin Advisors (società britannica di consulenza fondata da Alessandro Sannini e Alessandro Santo), è una vetrina informativa sul mondo dei minibond. Il sito evidenzia i principali passi che portano verso l’emissione, il collocamento e la quotazione in Borsa.
Minibond.net. Portale gestito dalla società torinese ADB Analisi di Borsa. Anche in questo caso c’è una sezione di tutorial sul mondo dei minibond che spiega le modalità di collocamento, i riferimenti normativi, i vantaggi per le imprese, gli attori del processo.
OIMB.org. L’Organismo italiano per lo sviluppo del mercato dei minibond e degli strumenti finanziari per le Pmi è una associazione privata senza scopo di lucro, che si pone l’obiettivo di promuovere un continuo sviluppo del mercato dei minibond e degli strumenti finanziari per le Pmi agendo in proprio, quale raccordo cooperativo tra tutti i soggetti attivi in tale ambito (imprese, associazioni datoriali, enti e istituzioni governative, università).
3 Marzo 2015

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