17 Febbraio 2019 / 15:03
Mobile payment e mobile wallet tra banche e Fintech

 
Fintech

Mobile payment e mobile wallet tra banche e Fintech

di Mattia Schieppati - 18 Dicembre 2017
Dall’analisi dell’Osservatorio Fintech & Digital Finance del Politecnico di Milano emerge un rapporto tra Fintech e banche sempre più improntato alla collaborazione piuttosto che alla competizione. Il 56% dei clienti si relazione con la propria banca con lo smartphone e pc, mentre il 16% degli italiani ha utilizzato un servizio Fintech. E per robo advisor e blockchain …
I pagamenti da mobile (impiegati dal 16% degli utenti) e gli e-wallet (8%) a pari merito con i sistemi di strong authentication guidano la classifica dei servizi digitali più utilizzati nel 2017 dagli italiani nella loro quotidianità. Seguono i trasferimenti di denaro peer-to-peer (7%) e, quindi, tecnologie più sofisticate e ancora lontane dagli standard comuni come il trading di criptovalute, i chatbot e il crowdfunding, tutti e tre al 5%. Chiude il robo advisoring, con un 1% che promette di crescere in maniera significativa nel corso del prossimo anno. Sistemi di pagamento e transazioni di denaro si confermano insomma essere, anche nell’ultimo report dell’Osservatorio Fintech & Digital Finance del Politecnico di Milano, gli ambiti privilegiati della disruption tecnologica in corso, rispetto alla quale il rapporto tra start-up Fintech e banche si conferma sempre più essere improntato alla collaborazione, piuttosto che alla competizione: il 16% degli italiani ha utilizzato almeno un servizio Fintech nel corso del 2017, mentre il 56% dei clienti bancari si interfaccia ormai abitualmente con la propria banca attraverso pc, tablet e smartphone.
L’indagine, condotta su oltre 50 banche e 15 gruppi bancari, fotografa in maniera abbastanza netta come a guidare la rivoluzione digital in campo bancario-finanziario-assicurativo siano in maniera sempre più determinante le richieste e le necessità del cliente, e come la tecnologia – tanto quella delle Fintech quanto quella delle banche e assicurazioni tradizionali – arrivi in seconda battuta a sviluppare le risposte.
“Oggi il cliente, sia consumer sia business, chiede sempre maggiore velocità di risposta, reperibilità dei consulenti e accessibilità di prodotti e servizi in qualunque luogo e momento, e questo risultato si può ottenere soltanto portando avanti una completa digitalizzazione di tutte le attività», conferma Filippo Renga, Direttore dell’Osservatorio Fintech & Digital Finance; «già adesso oltre la metà degli utenti si relaziona con la propria banca utilizzando un pc, un tablet o uno smartphone: questo numero, con i nuovi servizi lanciati a livello internazionale e l’ingresso delle nuove generazioni di nativi digitali nel mondo delle professioni, delle imprese e dei consumi, continuerà ad aumentare. L’ecosistema finanziario non può farsi trovare impreparato».

Le banche presidiano i core business

In generale, dopo la prima grande corsa alla “nuova frontiera”, quando sembrava (parliamo dell’ultimo biennio) che il Fintech avrebbe radicalmente cambiato lo scenario, le banche continuano a mantenere un forte presidio su alcuni ambiti core: restano saldamente in cima alle preferenze degli utenti per quanto riguarda la gestione dei risparmi (67%), i finanziamenti (57%) e i pagamenti in mobilità (47%, secondi a pari merito con la Gdo e con le Poste, ma dietro ai siti di e-commerce, indicati dal 50% del campione). Una situazione di generale assestamento, che consente una crescita più armonica di tutto l’ecosistema, a partire dai finanziamenti destinati a start-up del Fintech: dal 2014 al 2017, hanno raggiunto a livello mondiale quota 25,7 miliardi di dollari. Nello specifico, delle 730 start-up analizzate, il 60% offre servizi bancari, il 19% soluzioni per investimenti, il 5% si rivolge al settore assicurativo, mentre il restante 16% – seppur non si tratti propriamente di start-up finanziarie – propone servizi di supporto specifici per il mondo finance.

Robo advisor e blockchain

Scendendo nello specifico delle tecnologie esplorate, l’intelligenza artificiale inizia a essere una realtà ormai significativa nel settore finanziario, con almeno 50 chatbot di istituti finanziari e oltre 110 forme di robo advisoring censiti dal Politecnico a livello internazionale. L’analisi sull’offerta di servizi di robo advisor tra le banche retail italiane mostra però che ci si trova ancora agli albori di questo mercato: sono pochi i casi e alcune piccole banche si appoggiano a servizi offerti da attori terzi, anche se alcuni degli istituti intervistati stanno lavorando al lancio di un proprio robo advisor nel 2018.
Più significativo l’impegno delle banche nell’ambito della blockchain, altro tema caldissimo del 2017. «Nel corso dell’anno, le banche hanno affrontato il tema della blockchain e dei distributed ledger in modo più razionale rispetto agli anni scorsi: da un lato sono aumentate le sperimentazioni volte a capire meglio il potenziale della tecnologia, dall’altro sono cresciute la conoscenza e la consapevolezza sul tema», spiegano i ricercatori. Il 67% degli oltre 185 annunci di sperimentazioni e servizi rilasciati a livello globale tra gennaio 2016 e settembre 2017 è stato promosso da istituti finanziari, che in assoluto risultano essere il settore che maggiormente si è avvicinato all’argomento. Gli ambiti su cui si sono concentrate le banche sono soluzioni di blockchain e distributed ledger per la gestione dei pagamenti interbancari (quasi il 38% delle sperimentazioni), per il capital market (28%), per la certificazione e gestione documentale (10%), per la supply chain finance (9%), per la tracciabilità dei movimenti finanziari (6%), per processi di identificazione dei clienti (5%) e per sistemi di votazione all’interno dei Cda (4%).
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