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Multinazionali del web, è sfida tra Usa e Cina

Multinazionali del web, è sfida tra Usa e Cina

Il report di Mediobanca sui 400 player mondiali dell'economia si concentra sui 21 colossi mondiali del software & web. Non solo Microsoft, Google e Oracle, ma anche Alibaba, Rakuten, JD.com e Tencent. Una sfida a due tra aziende con tanti segni "più". A partire dalle enormi disponibilità di liquidità ...
Mattia Schieppati
Se ne parla tanto, tantissimo. Eppure, se anche le metti tutte insieme, hanno ancora un peso economico limitato rispetto a quello che è il grande salotto buono globale delle multinazionali. Il bello dei numeri è che danno il giusto peso alle cose. E di numeri, nell'ultima Indagine annuale sulle principali imprese multinazionali del mondo prodotta dal Centro Studi di Mediobanca (qui il download gratuito), ce ne sono davvero tanti, a partire dal totale delle multinazionali censite: 400. Di queste, solo una piccola parte (21) fanno parte di quel club molto interessante per analisti e ricercatori qual è quello delle multinazionali che operano nel settore software & web. Ovvero, quelli che le cronache sono abituate a indicare come i "colossi del web". Un ristretto club di 21 player che operano a livello globale in aree che vanno dall’internet services all’internet retailing, dai software products all’interactive entertainment softwares. Di queste, ben 14 hanno sede negli Stati Uniti, 4 sono cinesi, 2 giapponesi, mentre solo una è europea, la tedesca SAP. Sotto la top ten.
In totale, nel 2014 hanno prodotto un fatturato di 366 miliardi di euro (+29,3% rispetto al 2013), prese singolarmente hanno dimensioni ancora contenute (in media hanno un fatturato di 26,8 mld di euro, contro una dimensione media dell’industria di 38,1 miliardi), ma hanno una caratteristica che le accomuna e che calamita l'attenzione: continuano a crescere. Nel quinquennio 2009-2014 infatti hanno messo a segno un +145,2% dei ricavi, diversamente dai diversi settori industriali: le energy hanno realizzato un +58,9%, le manifatturiere +32,5%, le utilities +19,4% mentre le Tlc +14,2%. Le web companies sono finanziariamente più solide e liquide, hanno una migliore redditività e investono maggiormente in ricerca.
A guidare questo drappello sono i giganti statunitensi, ma da notare come nell'ultimo triennio le realtà asiatiche siano cresciute a un ritmo che, in prospettiva, mette a rischio questo primato: se negli Usa dominano Microsoft (119,7 miliardi di euro di totale attivo tangibile), Google (91,4 mld) e Oracle (58,0 mld), dall'Asia rispondono nomi che cominciano a essere ormai noti come quelli di Alibaba (+484,2% il fatturato dal 2011 al 2014), JD.com (+438,8%) e Baidu (+293,5%).

Se si guarda al fatturato e alla redditività ...

Sul fronte fatturato, la sorpresa viene da Amazon, che balza in testa scalzando per la prima volta Microsoft. La creatura di Jeff Bezos con 73,3 miliardi di euro (+19,5% sul 2013) si mette alle spalle Microsoft (71,5 miliardi, +11,5% sul 2013) e Google (54,4 miliardi, +10,3% sul 2013).
Le realtà del software & web si distinguono anche per redditività, con Ebit, risultato corrente e Roe tutti superiori a quelli registrati dalle multinazionali mondiali. Con un Ebit del 21,1% sul fatturato 2014 sono le migliori, davanti alle farmaceutiche (20,8%). È Facebook che guida la classifica 2014 per redditività operativa (40,1% Ebit sul fatturato netto), scalando tre posizioni dal 2013 e spodestando Alibaba dal gradino più alto del podio. Fanalino di coda per Amazon (0,2%) e JD.com (-5,0%). Contrariamente a quanto registrato per l’evoluzione dei ricavi, primeggiano per redditività operativa le software houses, mentre per tutto il quinquennio 2009-2014 performano peggio l’internet retailing e i giganti orientali. Per redditività netta (bottom line del conto economico) vince Alibaba con 31,8% di utile sul fatturato 2014. Chiudono in rosso Amazon (-0,3%) e JD.com (-4,3%).

Prime in liquidità

Un tema importante, in una competizione globale che diventa ormai trasversale, e dove proprio i giganti del web si stanno attrezzando per sbarcare e sbancare in altri settori più tradizionali (dall'automotive al pharma), è quello della grande liquidità che contraddistingue queste aziende. Che significa poter investire cifre impensabili per altri in ricerca e sviluppo, oppure lanciarsi in campagne di acquisizioni anche importanti. Queste aziende, stando allo studio di Mediobanca, sono le uniche con liquidità superiore ai debiti finanziari (di mediamente 2,2 volte – vedi grafico); a confronto l’industria mediamente registra una liquidità pari a meno della metà dei debiti finanziari.
Anche in questo caso Facebook si afferma leader indiscusso, con una liquidità di quasi 50 volte superiore ai debiti finanziari; segue JD.com con una liquidità di quasi 20 volte i debiti finanziari. La più liquida in valore assoluto è Microsoft (70,6 mld), ma segna un rapporto significativamente peggiore rispetto ai debiti finanziari (liquidità quasi 4 volte superiore ai debiti finanziari). In fondo alla classifica classifica SAP con 11,5 mld di debiti e “appena” 3,4 mld di liquidità.

Luci e ombre delle multinazionali del web

Gli analisti di Mediobanca, in base al trend dei dati dell'ultimo triennio, sottolineano aspetti positivi e negativi delle web company. Eccoli.

Luci

  • Le software&web companies sono ancora piccole se paragonate alle multinazionali tradizionali, ma hanno una marcia in più e le battono su tutti i fronti
  • Crescono più velocemente in termini dimensionali, di ricavi e di forza lavoro
  • Sono più giovani, dinamiche e in continua evoluzione
  • Investono maggiormente in ricerca
  • Hanno una migliore redditività
  • Sono finanziariamente più solide e più liquide
  • Conservano un forte legame con il loro fondatore

Ombre

  • La progressiva erosione dei margini industriali (Ebit) dal 2010 al primo trimestre 2015 ha lasciato sul terreno circa 7 punti percentuali, pur restando ampiamente superiori a quelli delle multinazionali industriali
  • La loro solidità finanziaria è in progressivo calo dal 2011 al primo trimestre 2015, pur confermandosi giganti finanziariamente stabili
  • Nell’ultimo triennio è comparsa qualche leggera contrazione nella forza lavoro
1 Ottobre 2015

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