21 Luglio 2018 / 17:09
Nasce Alleanza per Internet. Il mobile payment punto chiave del programma

 
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Nasce Alleanza per Internet. Mobile payment punto chiave del programma

di - 24 Gennaio 2013
L'iniziativa lanciata dall'ex Garante per la privacy Pizzetti vuole promuovere la digitalizzazione del Paese. Primo atto ufficiale: tre richieste di impegno ai futuri governanti
di Mattia Schieppati
Nei giorni caldi delle alleanze elettorali, è stata presentata a Roma (il 22 gennaio, nella cornice istituzionale della Sala Conferenze di Montecitorio) un'alleanza trasversale che - sono le premesse - opera e vuole operare "in condizioni di indipendenza e autonomia da qualsivoglia interesse economico, politico, industriale". Si chiama Alleanza per Internet, non ha niente a che fare con elezioni, seggi e politica politicante, ma nasce come «grande punto di incontro e di coinvolgimento dei cittadini, dei consumatori, delle università e dei centri di ricerca che si occupano della società dell’innovazione e sarà una piattaforma degli stakeholders del settore». Obiettivo: «Contribuire a fare dell’Italia uno dei Paesi più avanzati nella società dell’innovazione e nell’economia digitale».
A guidare questa iniziativa è Francesco Pizzetti, giurista, fino allo scorso giugno Garante della Privacy, che ha aggregato intorno a questa idea una variegata squadra di promotori proveniente da mondi molto diversi: dalle telecomunicazioni (Luigi Gambardella, manager di Telecom Italia) alle imprese di Ict (come, tra gli altri, Annamaria Di Ruscio, direttore generale di NetConsulting; Michele Ficara Manganelli, presidente di Assodigitale; Gian Luca Petrillo, Government Affairs Manager di Microsoft; Alberto Tripi, Presidente Gruppo AlmavivA), dall'università (Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente della SDA Bocconi) a esponenti della società civile (come Massimiliano Dona, Segretario generale dell'Unione Nazionale Consumatori). Oltre a 100 sostenitori, tra cui Franco Bassanini, presidente della Cassa Depositi e Prestiti, e Marco Barbuti, responsabile direzione Qualità e Canali, Intesa Sanpaolo.
«Intendiamo far lavorare insieme tutti gli stakeholder e quanti, persone, gruppi, centri di ricerca, sono interessati a sviluppare la cultura e l'economia del digitale in Italia. Siamo molto in ritardo e l'Agenda Digitale approvata dal governo, per quanto lacunosa, richiederà un enorme impegno per essere attuata», ha dichiarato Pizzetti sintetizzando l'ampio fronte di interventi che questa Alleanza si pone, e sono stati messi nero su bianco in un manifesto - di principi e di azioni - che può essere sottoscritto online su www.alleanzaperinternet.it.
Tra le finalità inserite nel proprio manifesto, Alleanza per Internet si impegna a:
  • accrescere la diffusione della cultura della rete e della società digitale come fattore di crescita nell’economia, nelle competenze e nei saperi, nelle relazioni sociali e nel benessere dei cittadini, con particolare attenzione ai giovani e alla valorizzazione dei loro talenti;
  • far dialogare il mondo delle competenze (università e imprese) con il mondo delle decisioni (Parlamento e assemblee elettive degli enti locali, amministrazione pubblica centrale e periferica, istituzioni pubbliche ad ogni livello);
  • coinvolgere la classe dirigente del Paese e gli stakeholders dell’economia e della società nello sviluppo “del digitale in Italia e dell’Italia nel digitale”;
  • incrementare le applicazioni sociali della Rete attraverso un continuo rapporto tra pubblico e privato;
  • contribuire allo sviluppo dell’Italia in un contesto internazionale caratterizzato dal ricorso intensivo all’innovazione e alle molteplici opportunità della Rete;
  • essere luogo di analisi e riflessione pubblica sui principali nodi dello sviluppo tecnologico e del ruolo che la società digitale e la Rete possono svolgere nel rilancio del Paese, della sua economia, della sua capacità di ricerca e innovazione.
Primo atto ufficiale della neonata Alleanza, una lettera-documento di intenti che Pizzetti ha inviato ai leader delle sei principali formazioni politiche in lizza elettorale (Silvio Berlusconi, Pierluigi Bersani, Oscar Giannino, Beppe Grillo, Antonio Ingroia, Mario Monti), chiedendo «un impegno chiaro di legislatura» a favore della società digitale concentrato su tre proposte molto precise:
  • nomina nella formazione del prossimo governo di un Ministro per la società digitale, dotato di competenze e risorse finanziarie adeguate alla sfida dell’innovazione, secondo le indicazioni della Commissione europea e sull’esempio di analoghe figure presenti nei governi dei principali Paesi dell’Unione;
  • una legge che preveda di rendere disponibile l’accesso e l’uso del Wi-Fi in tutti gli esercizi commerciali, stazioni ferroviarie e aeroporti;
  • una legge per sviluppare il mobile payment e la diffusione dei coupon elettronici nelle transazioni commerciali.
Ne abbiamo parlato con Carlo Alberto Carnevale Maffè, esperto di Internet e uno dei promotori dell'iniziativa.

Come mai, tra tutti gli impegni che si possono chiedere alla politica in questo campo, avete dedicato un punto proprio ai mobile payments?

Perché uno degli obiettivi chiave dell'azione della nostra Alleanza - e dovrebbe essere un impegno in generale del Paese - è portare il più possibile Internet nel quotidiano, nelle prassi più comuni e diffuse della popolazione. Far diventare Internet strumento e canale di pagamento vuol dire radicarlo profondamente nelle abitudini di tutti, superando gap generazionali e sociali. Non tutti gli italiani sono così scafati da fare acquisti su siti di e-commerce, ma tutti vanno al supermercato almeno una volta alla settimana, o dal parrucchiere una volta al mese. L'elemento che può tenere unite tutte queste diverse azioni e categorie di persone potrebbe essere proprio il fatto di pagare attraverso device mobili, perché tutti o quasi ormai hanno uno smartphone. Per far fare questo salto d'abitudine alle persone, bisogna che quello del mobile payment diventi uno strumento standardizzato a livello nazionale. Se guardiamo ai dati di Corea e Giappone, paesi all'avanguardia in questo, c'è stata da subito una stretta correlazione tra diffusione dei pagamenti da mobile e diffusione dell'utilizzo di Internet. Certo, perché questo accada deve intervenire fattivamente il legislatore. È un treno che l'Italia non può perdere.

L'Italia, appunto. Al di là degli sforzi che ci potrà mettere il prossimo Governo, qual è il punto di partenza del sistema paese su questo?

Parto da un dato: l'Italia è stato il Paese che, negli anni 80, ha saputo con il sistema dei Bancomat scrivere una storia fondamentale a livello mondiale nell'ambito dei pagamenti, che è si è tradotta immediatamente in un cambiamento delle abitudini di vita. Sono passati trent'anni. Ora nel mobile payment ci sono gli spazi per provare a ripetere quell'exploit, anche se abbiamo accumulato un certo ritardo, anche culturale.

E le banche cosa stanno facendo?

Le banche stanno facendo la loro parte, ma se guardiamo ai numeri, oggi bisogna ammettere che sull'e-banking l'Italia sconta ancora qualche ritardo. Siamo fra i Paesi con il più alto numero di filiali in Europa, anche se i dati di frequenza delle filiali ci dicono che gli italiani si stanno orientando verso sistemi e servizi che passano dall'e-banking. La cosa fondamentale, ora che tutti hanno preso coscienza dell'importanza di percorrere questa nuova strada, è che lo si faccia in maniera coordinata. Questo è proprio lo scopo dell'Alleanza per Internet che abbiamo lanciato: Internet deve essere inteso come un protocollo unificante per il Paese.

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