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Nel profondo BLU

Nel profondo BLU

Dalla blue economy di Gunter Pauli un nuovo modello di crescita sostenibile
Ildegarda Ferraro
Il verde vira sul blu. E mentre il quadro si complica e le prospettive di crescita continuano a rallentare, acquistano forza punti di vista in base ai quali non occorrono grandi investimenti per essere natura compliant. La prima regola della blu economy e del suo guru, Gunter Pauli , è imparare dalla natura. Le declinazioni possono essere infinite, tutte ancorate ai 21 principi di base da cui partire facendo perno su dati fisici semplici ed essenziali.

A scuola dagli animali

Ma prima dei principi viene l’osservazione della natura. È una scuola imbattibile per disegnare il cambiamento. E qui entrano in campo zebre, zanzare, gechi, pinguini, rane, balene, spugne, pipistrelli, elefanti, picchi. Senza dimenticare iniziative imprenditoriali come far crescere funghi sulla posa di caffè. L’idea è che i nostri sistemi sono davvero primitivi rispetto a quelli messi a punto dalla natura. Possiamo prendere spunto. E così dal manto della zebra è possibile mettere a fuoco un’idea di aria condizionata senza macchine. Le strisce bianche riflettono e riducono la temperatura, le nere fanno il contrario. La differenza di pressione tra l’aria più calda e quella più fredda crea delle micro correnti. Il sistema non è passato inosservato: sfruttato dal gruppo Daiwa House di Sendai, permette di ridurre la temperatura di 5 gradi centigradi. Nelle zebre che beneficiano della mano della natura di 9. Le zanzare pungono senza provocare dolore. Di qui la copia degli aghi, messa a punto da un’azienda che ha riprodotto l’idea di un ago a forma conica. E ancora, gechi per studiare l’aderenza senza colla, dai pinguini si può imparare a desalinizzare l’acqua, dalle rane nuovi concetti di imballaggio, dalle balene meccanismi per ridurre la resistenza, dalle spugne sistemi di comunicazione a basso impatto ambientale. E così via. I pipistrelli possono dare la linea per sistemi radar per la sicurezza degli aeroporti, gli elefanti apparecchi acustici che focalizzano la sensibilità nelle zampe, i picchi sistemi di assorbimento di impatto.

Business sostenibile

Insomma, niente di nuovo sotto il sole. A patto di imparare a guardare anche il sole in un modo diverso. Almeno questo è quello che insegna Gunter Pauli nel best seller “Blue Economy – 10 anni, 100 innovazioni, 100 milioni di posti di lavoro”, per non pretendere di più dalla Terra ma fare di più con ciò che ci offre. Ricchissimo di spunti il sito ufficiale (www.community. blueeconomy.de/), che può contare su una bella sezione di filmati. Non mancano consigli e dritte per iniziative imprenditoriali sui generis. La sezione si chiama “Business in a box” e si rivolge agli imprenditori che vogliono creare un’impresa e stanno cercano la giusta innovazione per buttarsi in affari. Come coltivare funghi sulla posa di caffè. L’iniziativa è portata avanti da un’azienda, la Chido, a Berlino e ci sono tutti i riferimenti per sapere come va.
Certo Gunter Pauli è un sognatore, ma con gli occhi abbastanza aperti e i piedi ben piantati per terra. Almeno a giudicare dal successo che ha messo a segno. D’altra parte ha fatto l’imprenditore, producendo detersivi biologici per un bel pezzo della propria vita. Visto come stanno andando le cose, anche il successo della blue economy, non è male in un momento in cui non proprio tutto va per il meglio.
I principi sono sanamente ancorati alla realtà. Niente voli pindarici. Si va dalla considerazione che le soluzioni debbano basarsi sulla fisica e che pressione e temperatura sono determinanti, a quella secondo cui in natura l’immondizia non esiste, perché ogni scarto è la fonte di un nuovo prodotto. E ancora: in natura si va da poche specie ad una ricca biodiversità, c’è sempre spazio per gli imprenditori per fare di più con meno. Seguono un peana per l’energia solare e uno per l’acqua, che è il solvente ottimale. Non manca il risalto alla regola che tutto è in costante cambiamento. Quanto è disponibile localmente ha il suo peso, di qui l’importanza nel business sostenibile delle risorse locali, ma anche della cultura e della tradizione. In natura le negatività si convertono in positività, i problemi sono opportunità.
Insomma, la base mi sembra di sano buon senso. Non so se riuscirà a scardinare i capisaldi dell’attacco alla Terra. Ma certo può aiutare.

Tutti i colori del mondo

Mi piace il blu. E in questo devo dire che sono molto conformista. Almeno secondo la tesi di chi di colori se ne intende davvero come Michel Pastoureau, il maggior esperto della loro storia e del loro significato. Oltre “I colori del nostro tempo” dello stesso autore è uscito di recente “I colori dei nostri ricordi”. E insomma sembra che sia normale, perché in Europa la metà della popolazione preferisce il blu, mentre il colore meno amato è il giallo. Secondo Pastoureau dipende dalla morale protestante, che si è imposta anche al mondo cattolico. Il nero, il grigio e il blu sono colori onesti. Il problema è che a me piace anche il viola, che secondo l’autore non contiene un messaggio troppo preciso, il verde, che nel medioevo aveva una cattiva reputazione, e l’arancione, che è un rosso senza la sua drammaticità. Ma i colori sono una cosa davvero seria. La loro valenza e impatto variano profondamente. Per Pastoureau senza i colori non si fa la storia e l’ultima frontiera del marketing è azzeccare la tinta giusta. La sua è anche la vicenda personale di chi con i colori ha fatto i conti. Come ha ricordato Claudio Magris, il viaggio alla ricerca del colore perfetto è pieno di seduzione e di mistero. E lascia una traccia indelebile in tutta la nostra cultura, da Kant a Goethe, da Kandinsky a Picasso, da Besson a Kieslowski. Con una predilezione per il blu.
6 Marzo 2012

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