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Nfc, boom di partnership in Europa. Ma manca il business model

Nfc, boom di partnership in Europa. Ma manca il business model

Per gli operatori la parola d'ordine è collaborare, coinvolgendo banche, commercianti, aziende di trasporti. Necessario cambiare le abitudini di pagamento dei consumatori, anche se sono ancora pochi gli smartphone abilitati
Paolo Anastasio
Si diffondono a macchia d’olio le sperimentazioni sull’Nfc, ma il business model della Near field communication, la tecnologia che consentirà di effettuare pagamenti via smartphone, è ancora incerto. Secondo un’ analisi condotta da Fierce Wireless , sito internet specializzato, la diffusione dell’Nfc in Europa si sta allargando, anche grazie ad una serie di collaborazioni e partnership fra operatori e banche.
Gli operatori hanno capito che per imporre lo standard per l’m-payment la parola d’ordine è collaborare, ampliando le partnership alle banche, ai fornitori IT, ai retailers e alle aziende di trasporto pubblico. E questo schema deve essere riprodotto in tutti i mercati europei. E se per la maggior parte dei player l’Nfc è sinonimo di m-payment e borsellino elettronico, nel quadro degli accordi devono trovare spazio anche altri servizi, come il couponing, le loyalty card, i ticket di trasporto pubblico, le tags informative e altre soluzioni contactless.

Si moltiplicano le sperimentazioni

L’ondata di iniziative per lo sviluppo dello standard negli ultimi tempi ha toccato la Germania , dove mPass , la joint venture formata da Vodafone, Deutsche Telekom e Telefonica è operativa da agosto. Nel Regno Unito una joint venture è stata costituta a giugno da Everything Ewerywhere, Vodafone Uk e O2 Uk. Entrambe le joint venture produrranno una piattaforma tecnologica unica, destinata a tutti i clienti dei diversi gestori, aperta a partner e service provider interessati a partecipare.
In Danimarca , Tdc, Telenor, TeliaSonera e 3 hanno formato una joint venture a luglio per fornire un brand unico per servizi Nfc allo scopo di lanciare un servizio semplice per i consumer, indipendentemente dal provider di rete. L’obiettivo delle telco danesi è lanciare il servizio entro la fine del 2012, con il lancio in grande stile sul mercato nel 2013.
Nel frattempo, in Ungheria Magyar Telekom, Telenor e Vodafone hanno unito le forze con MasterCard, Otp Bank e SuperShop, operatore specializzato in programmi di loyalty, per la costituzione dell’Associazione ungherese del Mobile wallet. L’obiettivo è la creazione di un’infrastruttura nazionale per lo sviluppo dell’m-payment entro l’anno prossimo.
Nel 2010, Orange France, Sfr e Bouygues Telecom hanno lanciato a Nizza Cityzi , il servizio sperimentale per lo sviluppo dell’Nfc, mentre in Olanda gli operatori Kpn, Vodafone e T-Mobile si sono accordati con le banche ING, Rabobank e ABN per creare l’iniziativa “Six Pack”, destinata alla diffusione in Olanda dell’m-payment contactless. Entrambe le iniziative, sia in Francia sia in Olanda, saranno a regime nel 2012.
Alcuni operatori hanno già lanciato servizi sperimentali a livello commerciale. Ad esempio, Cityzi in Francia e Quick Tap , realizzato in tandem da Orange e Barclays Bank nel Regno Unito, sono già operativi. “Credo che siano tutte strategie utili per rendere il servizio disponibile e creare una piattaforma comune in diversi paesi. L’obiettivo è ridurre il più possibile la frammentazione del mercato e accelerare l’uso dell’m-payment”, dice Sandy Shen, research director di Gartner.

Ancora incertezze sul business model

Tuttavia, l’analista di Gartner fa notare che esistono ancora evidenti incertezze sul business model per l’Nfc. “Ci sono diverse iniziative e sperimentazioni per la standardizzazione dell’Nfc in giro per l’Europa – dice Shen – ma per ora la spinta maggiore viene dalle aziende tecnologiche e dai service provider. Ma la sfida più difficile è fornire ai consumer degli incentivi, dei vantaggi nell’utilizzo dell’Nfc, visto che i pagamenti cash e le carte funzionano bene. Bisogna trovare degli incentivi per modificare le abitudini dei consumer”.
Phil Sealy, analista di ABI Research, concorda sul fatto che la nascita di diverse joint ventures sia utile per la diffusione dell’Nfc e per educare gli utenti. Ma gli operatori per ora non hanno ancora individuato un chiaro flusso di cassa ai ricavi. “Nel prossimo futuro, entro 6-12 mesi, gli operatori dovranno mettere in piedi un chiaro modello di business per creare un consistente flusso di cassa”, dice Sealy, aggiungendo che gli operatori hanno ancora un margine di tempo per trovare una soluzione, tanto più che ancora pochi sono gli smartphone in circolazione abilitati per l’Nfc. Ma lo scenario potrebbe cambiare in fretta. Secondo ABI Research ci sono una sessantina di modelli di smartphone abilitati per l’Nfc.
Per esempio, Cityzi al momento utilizza un solo modello Samsung, ma Orange France ha fatto sapere che da ottobre è in vendita anche una versione contactless del Samsung Galaxy S II, ed entro fine anno saranno disponibili quattro nuovi modelli di smartphone Nfc in Francia, compreso il Blackberry della Rim. Ad oggi, sono quattro i modelli Nfc in commercio oltralpe, tre della Samsung e uno LG. “La mancanza di smartphone Nfc forse ha rallentato lo sviluppo del mercato”, aggiunge Laurent Londeix, responsabile dei servizi mobili di Orange in Costa Azzurra, precisando di attendersi un’inversione di tendenza in questo settore.

Diversi standard all’orizzonte

E’ altresì abbastanza prevedibile che l’approccio che utilizza il Single Wire Protocol (Swp) non sarà l’unico sistema sul mercato, come dimostra il Google Wallet. “Ci saranno diversi standard sul mercato – dice Tony Moretta, direttore mobile commerce di Everything Everywhere – ci saranno altre soluzioni, noi tenteremo di essere i più efficaci”. Gli operatori sono convinti che la soluzione Sim based è la migliore per spingere l’m-payment. “Noi possiamo spegnere la Sim, se necessario”, chiude Moretta.
17 Ottobre 2011

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