25 Settembre 2018 / 07:38
 Nomophobia: se lo smartphone diventa dipendenza

 
Scenari

Nomophobia: se lo smartphone diventa dipendenza

di Mattia Schieppati - 18 Luglio 2017
In un'indagine di Gfk il 34% della popolazione confessa di non riuscire a staccarsi dallo smartphone nemmeno quando «sa che deve». La Cina è la nazione più contagiata, seguita da Brasile, Argentina e Messico. L'Italia è molto in alto, sesta dopo gli Usa. E così anche la scienza medica entra nel merito della rivoluzione digitale, analizzando le nuove patologie che colpiscono l'homo connessus ...
«Ciao a tutti, sono Piero, e non riesco a staccarmi dallo schermo del mio smartphone neanche quando dò il biberon a mio figlio». Potrebbe essere questo, nel brevissimo periodo, il refrain tipico in una seduta di auto per persone che stanno cercando di disintossicarsi da quella che è già di fatto la patologia più acuta e diffusa del millennio: la dipendenza da device tecnologico. Se non bastasse l’esperienza comune che ciascuno di noi vive ogni momento di ogni giornata (basta guardarsi intorno viaggiando sui mezzi pubblici, cenando al ristorante, andando a un concerto…), sono ora i dati di una survey realizzata da Gfk, coinvolgendo 22 mila persone in 17 Paesi del mondo, ad attestare che l’invasività dei diversi device nella quotidianità, e soprattutto quel perverso effetto attrattivo che ci costringe a consultare compulsivamente mail, WhatsApp, Facebook ... sul telefonino sono ormai arrivati a un livello tale da costituire un vero e proprio “pericolo” per la salute e l’equilibrio psicofisico (oltre che mettere in crisi i normali rapporti sociali e interpersonali). Il 34% degli intervistati conferma di «trovare difficile staccarsi dalla consultazione di un device digitale anche quando comprende che dovrebbe».
Una patologia che colpisce soprattutto gli under 20 (il 44% di loro vive questa difficoltà, che si traduce in dipendenza), e la percentuale via via scende progredendo con le classi di età.
Il contagio vede la Cina come nazione più colpita, seguita dai Paesi del Centro e Sud America: Brasile, Argentina, Messico. Alta anche la posizione dell’Italia, sesta dopo gli Usa, con il 29% dei rispondenti che dichiarano di non riuscire a staccarsi da cellulare e altro.
La ricerca ha analizzato anche la correlazione tra livello di reddito e dipendenza dalla tecnologia, che cresce man mano che sale il reddito. Le persone ad alto reddito sono quindi quelle più dipendenti dalla tecnologia (39% degli intervistati) e la fascia a reddito più basso è anche quella che ha meno problemi a prendersi una pausa dalla tecnologia. L’Italia presenta in questo caso una controtendenza interessante: le persone che fanno più fatica a mettere in pratica l’astinenza da tecnologia sono quelle a reddito medio-alto (32%) e basso (31%), mentre la fascia ad alto reddito è quella che ha meno problemi in assoluto (27%).
La dipendenza da tecnologia non è più solo un fatto di costume, ma sta diventando in maniera sempre più approfondita anche un campo di interesse della scienza medica.

Fomo e Nomophobia

Nello specifico, sono due le patologie “portate” dalla rivoluzione tecnologica: la Fomo (Fear Of Missing Out) e la Nomophobia. La prima consiste nella paura di perdersi qualcosa non controllando in continuazione social network e mail. La nomophobia, invece, è il timore di rimanere fuori dal contatto di rete mobile, che può provocare appunto effetti fisici simili agli attacchi di panico (mancanza di respiro, vertigini, sudorazione, battito cardiaco accelerato e nausea).
Come accertato da diversi studi scientifici, l’attaccamento allo smartphone è molto simile a tutte le altre dipendenze in quanto causa delle interferenze nella produzione della dopamina, il neurotrasmettitore che regola il circuito celebrale della ricompensa: in altre parole, incoraggia le persone a svolgere attività che credono gli daranno piacere. Così ogni volta che vediamo apparire una notifica sul cellulare sale il livello di dopamina, perché pensiamo che ci sia in serbo per noi qualcosa di nuovo e interessante. Il problema però è che non possiamo sapere in anticipo se accadrà davvero qualche cosa di bello, così si ha l’impulso di controllare in continuazione innescando lo stesso meccanismo che si attiva in un giocatore di azzardo.

Le cinque (possibili) patologie dell’homo connessus

La letteratura individua cinque tipologie di cyberdipendenze.
1. Cyber Relational Addiction. È la tendenza a instaurare relazioni amicali e amorose sul Web. Questo causa l’idealizzazione delle persone e una progressiva perdita del contatto con la realtà per abbandonarsi a una dimensione amorosa o amicale virtuale. Sono spesso utilizzati siti di incontri, chat e newsgroup.
2. Net Compulsions. Sono i comportamenti compulsivi messi in atto tramite Internet, ovvero: gioco d’azzardo, acquisti compulsivi sulle piattaforme di e-commerce, partecipazione ad aste online.
3. Information Overload. È la ricerca compulsiva di informazioni online.
4. Cybersexual Addiction. È l’uso compulsivo di siti pornografici o comunque dedicati al sesso virtuale. E’ una delle tipologie più frequenti. Le principali attività sono flirtare e instaurare relazioni amorose, ma non sempre si tramutano in conoscenze e relazioni reali.
5. Computer Addiction. Ovvero, utilizzare il computer o lo smartphone per giochi virtuali, soprattutto giochi di ruolo, in cui il soggetto può costruirsi un’identità fittizia. Il soggetto può avere un’identità parallela: o esprimersi liberamente per ciò che è, grazie all’anonimato, oppure indossare, proprio come una maschera, delle nuove identità.
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