17 Luglio 2018 / 06:19
Non c'è 2 senza 3

 
Banca

Non c’è 2 senza 3

di Francesco Di Marco - 1 Giugno 2010
Si sviluppa il dibattito sulle proposte di revisione verso Basilea 3. Ecco una panoramica sugli effetti dell’ipotesi di riforma, alla luce del rapporto strategico tra banche e imprese
Valutare attentamente l’impatto sistemico della revisione degli accordi di Basilea, spostando il focus dal dibattito attorno alle ricadute sui soli operatori finanziari. Questo il messaggio che l’ABI ha diffuso a inizio maggio in occasione del convegno “Basilea 3. Banche e imprese verso il 2012”. «La ripresa è ancora fragile e un’applicazione non sufficientemente graduale e troppo rigida delle nuove norme potrebbe comprometterla», ha osservato il direttore generale dell’ABI Giovanni Sabatini, secondo cui è «necessaria un’attenta analisi dell’impatto dei nuovi standard non soltanto sulla stabilità degli intermediari ma anche sulle ricadute sul sistema economico in generale».

Rapporto di fiducia

Il rapporto tra banche e imprese si conferma dunque a maggior ragione strategico, se è vero che la crisi profonda non ancora superata «richiede - ha poi sottolineato Sabatini - comunicazione e dialogo quotidiano e un comune impegno con l’obiettivo di far recuperare competitività e crescita al Paese». A tale scopo l’ABI ha realizzato la Guida “Conoscere il Rating” assieme alle altre associazioni imprenditoriali che fanno parte dell’Osservatorio permanente sui rapporti banche-imprese. «In una situazione come l’attuale – ha proseguito Sabatini - il giudizio sull’affidabilità dell’impresa espresso dal rating non può essere solo il frutto di un’analisi quantitativa, ma deve essere anche il risultato congiunto della capacità dell’impresa di rappresentare e valorizzare le informazioni di natura qualitativa che la caratterizzano e della capacità della banca di utilizzare al meglio tali informazioni attraverso un rapporto aperto e costruttivo che alimenti la fiducia reciproca».

Un problema fiscale

Detto delle iniziative concrete che vedono alleati istituti e aziende sullo sfondo della riforma degli accordi di Basilea, resta comunque elevata l’attenzione del settore bancario nei confronti della proposta di riforma. «Non voglio usare la parola preoccupazione, ma la futura Basilea 3 - ha affermato il numero uno dell’ABI Corrado Faissola in occasione di un convegno della Camera di commercio statunitense in Italia che si è tenuto lo scorso marzo a Milano - rende molto attente le banche italiane sul suo impatto per alcuni aspetti che ci riguardano in particolare». Le banche puntano il dito soprattutto sulle norme fiscali, «che riconoscono solo in minima parte la deducibilità delle rettifiche su crediti». Un problema, ha spiegato Faissola, che viene avvertito maggiormente in Italia rispetto ad altri paesi europei, perché la nostra industria bancaria non deve solo fronteggiare lo stock passato di rettifiche, ma anche quello nuovo indotto dalla recessione e dalle perduranti difficoltà delle imprese in uno scenario di ripresa che ritarda, nonché le specificità della normativa fiscale nazionale sulle svalutazioni dei crediti. «Il settore bancario - ha aggiunto Faissola - è molto sensibile ai cambiamenti delle regole e conto che tali cambiamenti avvengano in modo graduale. E con qualche compensazione, se necessario».

Regole condivise

Il vicedirettore generale della Banca d’Italia Giovanni Carosio, anch’egli intervenuto al convegno ABI su Basilea, ha fugato nell’occasione ogni sospetto di intenzioni “punitive” nei confronti delle banche, che non dovranno subire reazioni «eccessivamente rigoriste», peraltro in un frangente economico complesso. Allo stesso tempo, Carosio ha messo in guardia su un’applicazione indiscriminata di nuove e più severe regole. «Affinché i benefici della revisione in atto possano effettivamente concretizzarsi, è fondamentale - ha dichiarato - definire standard credibili e, almeno in Europa, criteri condivisi per il loro enforcement. Se così non fosse, ne risulterebbero penalizzati soprattutto gli operatori appartenenti alle giurisdizioni tradizionalmente più rigorose».
Gli istituti italiani, entrati nella crisi in condizioni migliori rispetto ad altri sistemi concorrenti, temono di subire ora una penalizzazione percepita come ingiusta. «L’auspicio è di uscire dalla crisi almeno nella condizione analoga a quella in cui siamo entrati», ha affermato Faissola. Quanto alle sollecitazioni, giunte da più parti, in merito alla necessità di rafforzare il capitale degli istituti, Faissola ha allora precisato che «il patrimonio è essenziale per fare banca, ma occorre mettere gli istituti in condizione di remunerare questo patrimonio».

L’Audizione alla camera

Da Faissola, insomma, sono giunte alcune importanti sottolineature che evidenziano gli aspetti più rilevanti del giudizio su Basilea 3 sviluppato in forma più ampia nel corso dell’audizione tenuta dal presidente dell’ABI davanti alla commissione Finanze della Camera a febbraio. L’audizione si è sviluppata in tre momenti: un punto aggiornato sulla fase attuale e sulle prospettive del contesto macroeconomico italiano e internazionale; la descrizione delle modifiche proposte agli accordi di Basilea 2; una rassegna delle principali iniziative messe in atto dall’industria bancaria negli ultimi mesi. «A testimonianza - ha osservato Faissola in merito all’ultimo dei tre punti - che il settore, pur convinto della decisiva importanza delle modifiche regolamentari, non ha tirato i remi in barca nell’attesa di cambiamenti ma, compatibilmente con un difficile quadro generale, ha fornito credito alle attività produttive e ha posto in essere molte iniziative per far fronte alle situazioni di maggior disagio di imprese e famiglie». Nel commentare le proposte di revisione di Basilea 2, Faissola ha sottolineato l’importanza di uno studio di impatto complessivo, tanto più necessario alla luce della «complessità della normativa interessata e dell’esigenza di ridurre effetti indesiderati. Solo successivamente sarà possibile dare compiuta definizione alle nuove disposizioni, cui far seguire la loro graduale introduzione». Appare insomma necessario uno stretto raccordo tra le diverse regole, al fine di conseguire assieme l’obiettivo della stabilità del sistema finanziario e quello, non meno rilevante, del rilancio macroeconomico.
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