17 Luglio 2018 / 06:09
Nuovi italiani, nuova banca

 
Banca

Nuovi italiani, nuova banca

di Daniela Frigeri - 15 Luglio 2011
L’indagine ABI-CeSPI sull’inclusione finanziaria accende un faro sul rapporto tra i cittadini stranieri e le banche
La rilevazione ABI-CeSPI sulla bancarizzazione dei migranti, la terza con cadenza biennale, arriva dopo un periodo di crisi che ha attraversato le economie mondiali. Gli effetti non hanno risparmiato i migranti residenti nel nostro Paese. Disoccupazione, ridotta capacità di risparmio, conseguenti minori opportunità di accesso al credito sono solo alcuni degli effetti della crisi sulla popolazione immigrata, che naturalmente hanno avuto conseguenze anche nel rapporto con le banche.
L’indagine fotografa una situazione particolarmente interessante e la disponibilità di dati comparabili consente di indagare l’evolversi di un fenomeno che appare sempre più complesso.
L’indagine analizza il rapporto banca-immigrati dal lato dell’offerta, attraverso un questionario rivolto a tutte le banche italiane. Il valore statistico dei dati è particolarmente elevato, sia per la percentuale di banche che hanno risposto (il 75% dell’attivo e il 63% degli sportelli), sia per la definizione dell’universo di riferimento adottata, selezionando 21 nazionalità che rappresentano l’88% degli immigrati residenti. Molteplici sono le prospettive affrontate che forniscono altrettanti possibili scenari di sviluppo e di prosecuzione del processo di acquisizione della cittadinanza economica dei migranti, in cui l’intermediazione finanziaria, e le banche italiane in modo particolare, stanno giocando un ruolo determinante.
Sulla base dei dati forniti dalle banche, integrati da quelli di BancoPosta, è possibile affermare che il 70% dei migranti adulti residenti in Italia è titolare di un conto corrente. Il dato conferma che il processo di inclusione finanziaria dei migranti prosegue, anche se con velocità e caratterizzazioni diverse. Il Sud Italia, ad esempio, presenta debolezze importanti, così come aspetti legati al genere e alle nazionalità di provenienza, coinvolgendo fattori di carattere culturale, di inserimento nel mercato del lavoro e di diversa anzianità di ingresso in Italia. Fattori sul lato della domanda, legati ad una ridotta capacità reddituale (e quindi di risparmio) dei migranti, e fattori sul lato dell’offerta, legati ai maggiori vincoli che la crisi ha imposto alle banche, hanno influito sul processo d’inclusione finanziaria. Tre sono le sfide che attendono le banche italiane nei prossimi anni, all’interno delle quali sarà possibile cogliere le opportunità che il processo di inclusione finanziaria dei migranti può offrire.
Puntare sulla micro finanza
Una miglior comprensione dei fenomeni migratori in atto consentirà di leggere l’evolversi di un fenomeno che appare sempre più complesso e fluido. Nuovi arrivi, ma anche processi di circolarità migratoria, costituiscono nuove aree di bancarizzazione, con caratteristiche proprie, che stimolano la ricerca di strategie e politiche innovative a fianco di quelle già esistenti. La capacità di innovare e di adattare, sfruttando le opportunità che l’innovazione finanziaria e tecnologica mettono a disposizione, possono costituire un elemento di competitività importante. La microfinanza, intesa nella sua definizione corretta che comprende una pluralità di strumenti finanziari di cui il microcredito è solo una delle componenti può costituire uno strumento importante in questa direzione.
La seconda sfida riguarda la capacità di accompagnare la crescita del processo di bancarizzazione di chi è già cliente delle banche, in un’ottica integrata e di banca includente, sostenendo processi di cross-selling e up-selling anche attraverso percorsi capaci di valorizzare le singole specificità. Lo stadio iniziale della bancarizzazione è infatti caratterizzato da un lato da una maggiore fragilità, ma dall’altro da potenzialità importanti: il confronto fra le due ricerche (2007 e 2009) indica una crescita nell’utilizzo dei prodotti e dei servizi bancari e un maggiore accesso a prodotti finanziariamente più evoluti. I dati mostrano come sempre più la segmentazione del mercato consumer e le dinamiche in corso richiedano strumenti adeguati, capaci di guardare al cliente immigrato come ad un soggetto razionale, portatore di bisogni complessi e interdipendenti che coinvolgono tutte le diverse aree di business della banca. L’aspetto transnazionale, ovvero la duplicità del processo di allocazione delle proprie risorse fra paese di origine e paese di destinazione, rappresenta un elemento costitutivo che va oltre il semplice trasferimento della rimessa
Favorire l’imprenditorialità
L’ultima sfida riguarda l’imprenditoria immigrata, opportunità per il sistema produttivo e per accelerare il processo di integrazione economica e sociale dei migranti. Si tratta di un fenomeno che presenta ancora elementi di fragilità, ma che ha assunto una diffusione e una crescita numerica rilevante (oltre 330.000 le imprese con titolare immigrato, secondo l’Istituto Tagliacarne). Le banche italiane dovranno essere capaci di sostenere e accompagnare, dal punto di vista finanziario, lo sviluppo e il rafforzamento dell’imprenditorialità immigrata verso dimensioni e complessità capaci di dare accesso a fonti di finanziamento e tecnologia.
Si tratta di tre livelli distinti che confermano come l’inclusione finanziaria dei migranti si trovi a uno stadio di evoluzione successivo rispetto ad alcuni anni fa. Linee di sviluppo che presentano importanti elementi di interconnessione da cogliere per valorizzare l’efficacia delle azioni intraprese.
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