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Ormai il 50% degli italiani va su Facebook. E le news …

Ormai il 50% degli italiani va su Facebook. E le news …

Il Rapporto Censis dedica una parte importante a digitale e new media. I social network sempre più credibili come strumenti di informazione: oltre il 50,3% degli italiani va su Facebook, e addirittura il 77% dei giovani under 30, mentre YouTube raggiunge il 42% di utenti e il 72,5% tra i giovani ...
Mattia Schieppati
È da sempre (siamo alla 49esima edizione!) un ottimo punto di osservazione, e soprattutto osservazione indipendente, per avere il polso della società italiana. E da qualche anno, da quando la rivoluzione digitale è diventata parte integrante del nostro Paese, un ottimo strumento per constatare quanto l'innovazione e il digitale stiano entrando in maniera importante nel tessuto sociale, oltre che economico. Stiamo parlando dell’annuale Rapporto Censis (Centro Studi Investimenti Sociali), presentato da poco al Parlamento (ttp://www.censis.it/10?shadow_ricerca=121041), che oltre ai temi socio-economici per cui è ormai un riferimento (formazione, lavoro e rappresentanza, welfare e sanità, territorio e reti, soggetti e processi economici, sicurezza e cittadinanza) dedica una parte di approfondimento al mondo dei media e della comunicazione. Dimostrando, dati alla mano, come ci troviamo nel mezzo di una fase molto interessante, quella dell’incontro-transizione tra media tradizionali e nuovi media digitali. Il tutto applicato a un Paese sostanzialmente conservatore come l’Italia, ma che presenta picchi di entusiasmo per alcuni aspetti della tecnologia, come per esempio il boom di telefonini prima e di smartphone oggi.

Tv e radio al bivio?

Il Rapporto Censis racconta da 49 anni i più significativi fenomeni socio-economici del Paese.
Nell'edizione 2015 vengono affrontati i temi di maggiore interesse emersi nel corso dell'anno, descrivendo una società sconnessa a bassa autopropulsione, ma anche i punti di ripartenza (e trasformazione) dell'Italia.
Tra i settori analizzati: la formazione, il lavoro e la rappresentanza, il welfare e la sanità, il territorio e le reti, i soggetti e i processi economici, i media e la comunicazione, la sicurezza e la cittadinanza.
Vero, quindi, scorrendo le rilevazioni la tv resta il medium per eccellenza, con una quota di telespettatori vicina alla totalità della popolazione (il 96,7%), ma interessante notare come sia aumentata l’abitudine a usare i nuovi device: +1,6% di utenza rispetto al 2013 per la web tv (guardata dal 40,7% dei giovani, contro il 7,1% dei più anziani), +4,8% per la mobile tv, mentre le tv satellitari si attestano a un'utenza complessiva del 42,4% e il 10% degli italiani usa la smart tv che si può connettere alla rete.
Identica transizione verso il digitale si registra anche per la radio: strumento che conferma una larghissima diffusione di massa (l’utenza complessiva corrisponde all’83,9% degli italiani), con l’ascolto per mezzo dei telefoni cellulari e via Internet cresciuti entrambi del 2%. In continuo aumento gli utenti di Internet, cresciuti del 7,4%, con una penetrazione del 70,9% della popolazione italiana. Tra i giovani la quota di utenti della rete arriva al 91,9%, mentre è ferma al 27,8% tra gli anziani.

Vola la spesa per i consumi tecnologici

Tra il 2007, l’anno prima dell’inizio della crisi, e il 2014, la voce “telefoniaha più che raddoppiato il suo peso nelle spese degli italiani (+145,8%), superando i 26,8 miliardi di euro nell’ultimo anno, mentre nello stesso arco di tempo i consumi complessivi flettevano del 7,5%, la spesa per l’acquisto dei libri crollava del 25,3%, le vendite giornaliere di quotidiani passavano da 5,4 a 3,7 milioni di copie (-31%). Gli italiani hanno evitato di spendere su tutto, ma non sui media connessi in rete, perché grazie ad essi hanno aumentato il loro potere di disintermediazione che significa anche risparmio. Usare Internet per informarsi, per prenotare viaggi e vacanze, per acquistare beni e servizi, per guardare film o seguire partite di calcio, per svolgere operazioni bancarie o entrare in contatto con le amministrazioni pubbliche, ha significato spendere meno soldi, o anche solo sprecare meno tempo: in ogni caso, guadagnare qualcosa. Gli utenti di Internet si servono sempre di più di piattaforme telematiche e di provider che consentono loro di superare le mediazioni di soggetti tradizionali.
Si sta così sviluppando una economia della disintermediazione digitale che sposta la creazione di valore da filiere produttive e occupazionali consolidate in nuovi ambiti. La ricerca in rete di informazioni su aziende, prodotti, servizi coinvolge il 56% degli utenti del web. Segue l’home banking (46,2%) e un’attività ludica come l’ascolto della musica (43,9%, che sale al 69,9% nel caso dei più giovani). Fa acquisti su Internet ormai il 43,5% degli utenti del web, ovvero 15 milioni di italiani. Guardare film (25,9%, che sale al 46% tra i più giovani), cercare lavoro (18,4%), telefonare tramite Skype o altri servizi voip (16,2%) sono altre attività diffuse tra gli utenti di internet.

Social network e informazione

Facebook è uno spazio frequentato ormai dal 50,3% dell’intera popolazione e addirittura dal 77,4% dei giovani under 30, contro appena il 14,3% degli over 65, mentre YouTube raggiunge il 42% di utenti (il 72,5% tra i giovani contro il 6,6% degli ultra sessantacinquenni) e il 10,1% degli italiani usa Twitter. Il Rapporto registra anche un aumento della credibilità dei nuovi media: per il 33,6% è aumentata quella dei social network, per il 31,5% quella delle tv all news, per il 22,2% e per il 22% rispettivamente quella dei giornali online e degli altri siti web di informazione. Per essere credibile, un mezzo di informazione deve avere prima di tutto un linguaggio chiaro e comprensibile, apprezzato dal 43,8% della popolazione. Seguono l’indipendenza dal potere (36,1%) e la professionalità della redazione (32,8%). Completano la ricetta della credibilità altri ingredienti fondamentali: l’aderenza oggettiva ai fatti (31,7%) e la rapidità di aggiornamento delle notizie (31,1%).
15 Dicembre 2015

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