19 Ottobre 2018 / 19:44
Pagamenti con Sms alla PA. Il nuovo Codice dà la svolta

 
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Pagamenti con Sms alla PA. Il nuovo Codice dà la svolta

di Mattia Schieppati - 27 Settembre 2016
Con la pubblicazione del Codice dell'Amministrazione Digitale la road map dell’innovazione è segnata. E i pagamenti sono uno snodo fondamentale del rapporto tra burocrazia e cittadino. Il ruolo delle banche e come questa rivoluzione verrà discussa al prossimo Salone dei Pagamenti, secondo il parere di Carlo Mochi Sismondi …
Se c’è un ambito in cui la rivoluzione digitale in atto potrebbe davvero rappresentare una svolta in termini di miglioramento – sostanziale e percepibile – dei servizi accessibili a tutti i cittadini, è quello della Pubblica Amministrazione. Che rappresenta, però, anche, per mille e svariati motivi, uno degli ambiti più resistenti al cambiamento. È in questa dinamica, e con uno sguardo sempre rivolto in avanti, che si gioca da anni l’impegno di Carlo Mochi Sismondi, ideatore (era il 1989) di Forum PA, la principale manifestazione europea dedicata all’innovazione della Pubblica Amministrazione, e attento osservatore e promotore di tutti quei piccoli passi che possono davvero portare a un cambiamento nel dialogo tra cittadini e burocrazia statale e locale. Passi che stanno diventando, da qualche anno a questa parte, una vera e propria corsa: nonostante gli stop and go continui, l’attenzione sempre più forte degli ultimi governi per la digitalizzazione, la stessa azione dell’Agenzia per il Digitale, e la necessità di rispondere in maniera fattiva a standard richiesti a livello internazionale e comunitario, stanno finalmente innescando un vero cambiamento. Ultimo segnale di questa rivoluzione in atto, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 13 settembre, dell’attesissimo CAD, il Codice dell'Amministrazione Digitale, una sorta di road map dei metodi e procedimenti per digitalizzare la PA e delle modalità di interazione tra cittadino (che, precisa il decreto, vuol dire "qualunque persona fisica”), impresa ("qualunque persona giuridica”) e PA digitalizzata. A partire proprio da quel delicato tipo di rapporto rappresentato da pagamenti e transazioni. Nella nostra chiacchierata con Mochi Sismondi, partiamo da questa novità.

Il CAD segna un punto di svolta fondamentale. Quali sono le principali ricadute di questo passaggio per la PA e quali per i cittadini?

È un punto di partenza e di non ritorno. Da questo momento, le PA saranno obbligate ad accettare ogni tipo di pagamento elettronico, con ogni mezzo: qualunque sia la carta; persino quelli via Sms con credito telefonico. Il Codice introduce il concetto di "neutralità dei sistemi di pagamento” verso la PA. Adesso alcuni sistemi escludono certi tipi di carte, quelli di circuiti internazionali, per esempio. Ora non potrà più essere così. La seconda novità relativa ai pagamenti è l'accettazione anche di micropagamenti alla PA via Sms e con credito telefonico. In generale, per le amministrazioni il Codice rappresenta un impegno alla semplificazione delle procedure e alla standardizzazione dei processi e delle interfacce. Per i cittadini è la certezza di poter effettuare ogni sorta di pagamento così come è per loro più comodo.

Le PA sono pronte per implementare questo passaggio? Rispetto alla sua esperienze, quali sono i principali ostacoli all’innovazione?

Un grosso sforzo di modernizzazione è stato fatto in molte, ma non in tutte, amministrazioni italiane, ma rimangono ancora estese sacche di arretratezza. Molte amministrazioni non si sono ancora neanche poste il problema, altre hanno aderito al nodo dei pagamenti che AgID ha messo a disposizione, ma poi non l’hanno attivato. Come sempre gli ostacoli sono molteplici: in primis la scarsa preparazione del personale pubblico, assunto con altri criteri e per fare altro, in genere per adempimenti amministrativi; a questa situazione di scarsa preparazione si assomma la scarsa o nulla formazione in itinere che ha a disposizione un funzionario pubblico; poi c’è la carenza di mezzi: pensare di implementare riforme così importanti a costo zero è assolutamente velleitario; infine la scarsità dei controlli, quindi chi non fa non rischia.

Quali sono i settori della PA che negli ultimi anni hanno reagito con maggiore reattività ai cambiamenti in atto?

Decisamente sono quelli a maggior contatto con il pubblico e quindi gli enti locali, le agenzie fiscali, alcune delle aziende sanitarie, anche se nella sanità permane uno spaventoso divario tra Nord e Sud. Il fiato sul collo del cittadino è uno stimolo importante, ma spesso conta anche l’innovatività del singolo dirigente che si muove, spesso a margine delle prassi consolidate, per introdurre innovazioni di servizio e di processo. Il fattore umano resta decisivo. Nessuna riforma si può attuare per legge o con le norme, ma solo cambiando i comportamenti.

Il nuovo CAD individua nella moneta elettronica il principale strumento di pagamento delle PA. Qual è lo stato attuale dei pagamenti elettronici e quanto le novità introdotte sono compatibili con gli standard di sicurezza esistenti?

Per i pagamenti elettronici della PA l’iniziativa guida è stata la realizzazione del nodo dei pagamenti PagoPA, un ecosistema di regole, standard e strumenti definiti dall'Agenzia per l'Italia Digitale e accettati dalla PA, da banche, poste ed altri istituti di pagamento (prestatori di servizi di pagamento - PSP) aderenti all'iniziativa. PagoPA garantisce a privati e aziende: sicurezza e affidabilità nei pagamenti; semplicità e flessibilità nella scelta delle modalità di pagamento; trasparenza nei costi di commissione. Oltre a garantire alle stesse pubbliche amministrazioni certezza e automazione nella riscossione degli incassi; riduzione dei costi e standardizzazione dei processi interni; semplificazione e digitalizzazione dei servizi. Indico, per dare un’idea, alcuni numeri significativi: a oggi sono 14.465 le PA aderenti al servizio Pago PA di cui 9.485 attive, con un notevole incremento di attivazione in questi ultimi mesi. Sono 83 gli PSP e oltre 510 mila sono state le transazioni fino ad ora effettuate.

Qual è e quale può essere nel medio termine il ruolo delle banche in questa rivoluzione in atto?

Le banche sono attori essenziali in questo processo sia perché, in quanto prestatori di servizi di pagamento, sono direttamente coinvolte, sia perché possono avere una grande parte nel processo di digitalizzazione del Paese costruendo insieme alla PA le infrastrutture immateriali che lo sostengono. In primis aderendo a Spid, il Sistema pubblico di identità digitale. Spid è costituito come insieme aperto di soggetti pubblici e privati che, previo accreditamento da parte dell'Agenzia per l'Italia Digitale, gestiscono i servizi di registrazione e di messa a disposizione delle credenziali e degli strumenti di accesso in rete nei riguardi di cittadini e imprese per conto delle pubbliche amministrazioni. Insomma garantiscono cittadini, imprese e amministrazioni dell’identità certa di un soggetto. E’ chiaro che il sistema, se dovesse funzionare solo in ambito pubblico, sarebbe fortemente limitato e di interesse scarso per un cittadino che magari usufruisce di un servizio pubblico due volte l’anno, ma che accede ai servizi bancari tutte le settimane.

Le start-up e i newcomers del mondo Fintech (compresi grandi attori come Facebook, Google, Apple, sempre più attivi nelle soluzioni di pagamento) quanto e come partecipano a questo processo?

Le amministrazioni sono state spesso impermeabili alle idee, alle innovazioni e alle offerte che sono arrivate dalle start-up. Non tanto per cattiva volontà, quanto perché i processi di acquisto delle PA sono tarati per le grandi imprese e per le grandi commesse. Due sono gli strumenti per cambiare strada: trovare, anche con l’aiuto di Consip, una modalità aperta per introdurre innovazione sul modello dell’Open Innovation, oppure rendere più facile per le piccole aziende innovative il contatto con i grandi player.

Guardiamo al prossimo Salone dei Pagamenti: quale sarà il tema forte relativo a pagamenti e PA che terrà banco?

Credo che un punto di grande attenzione sarà il processo di accompagnamento della riforma, che deve essere fatto di formazione, di investimento sulle persone, di standardizzazione dei processi soprattutto organizzativi, non essendoci in realtà gravi vincoli tecnologici.

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