16 Luglio 2018 / 05:00
Pagamenti elettronici contro il sommerso

 
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Pagamenti elettronici contro il sommerso

di Flavio Padovan - 1 Febbraio 2011
Per contrastare la criminalità economica e l’evasione fiscale è necessario ridurre il contante a favore delle transazioni elettroniche
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Contrastare l’economia sommersa si può, e l’arma più importante è già nel nostro portafoglio: la carta di pagamento. Sarebbe sufficiente che ognuno di noi la utilizzasse per gli acquisti solo il 10% in più ogni anno al posto del contante, per far scendere di una percentuale compresa tra il 4% e il 6% il fatturato della shadow economy, facendo venire alla luce attività per circa 17 miliardi di euro. E’ quanto emerge dalla ricerca, condotta da A.T. Kearney per conto di Visa, i cui dati sono stati presentati nel corso della tavola rotonda sulla lotta all’illegalità organizzata a Carte 2010. Tra i numerosi e interessanti spunti portati all’attenzione del pubblico dal panel di relatori, è opportuno partire dai numeri, perché ci aiutano a capire meglio le dimensioni del fenomeno.
A livello continentale l’economia sommersa vale circa il 22% del PIL complessivo, per un valore stimato pari a 2.200 miliardi di euro. In Italia, dove il fenomeno è particolarmente significativo, il fatturato delle attività che sfuggono al controllo della PA e, dunque, non sono registrate o tassate tocca i 335 miliardi di euro, in assoluto tra i più alti nella Ue-27. Come si può sconfiggere, o almeno ridurre drasticamente, quest’area di illegalità? La soluzione esiste ed è già stata applicata con successo in numerosi Paesi: sostituire le banconote con i pagamenti elettronici. L’economia sommersa è infatti una “cash economy”, perché solo il contante permette di effettuare transazioni anonime e non tracciabili indispensabili per sfuggire ai controlli. Rendere monitorabili i movimenti di denaro significa dunque contrastare in modo efficace la criminalità e far emergere l’evasione a tutto vantaggio dell’equità sociale e di una corretta concorrenza.
L’analisi dei paesi europei proposta nell’indagine ( ) dimostra e rende evidente la forte correlazione esistente tra economia sommersa e diffusione del contante: più è elevato l’uso di moneta elettronica, più è basso il valore della “shadow economy”. Una lezione provata sul campo da molti Paesi che, dopo essere stati colpiti da gravi crisi finanziarie, hanno puntato con decisione sui pagamenti elettronici ottenendo risultati considerevoli in termini di crescita economica. In Argentina, ad esempio, grazie agli incentivi sull’IVA accordati a chi paga con carte di debito, in pochi anni l’economia sommersa si è ridotta del 40% , con maggiori entrate fiscali pari a circa il 3% del PIL. Argomento, quest’ultimo, che in periodi congiunturali negativi come l’attuale quando è difficile trovare nuove risorse a parità di imposizione, dovrebbe convincere molti governi a puntare con decisione sulla diffusione degli strumenti elettronici di pagamento.
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