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Pagamenti on the road

Pagamenti on the road

Dopo i passi avanti compiuti verso l’Area unica dei pagamenti in euro, gli operatori attendono il Regolamento UE che stabilirà il passaggio definitivo agli schemi paneuropei
Flavio Padovan
E' stato il “Regolamento End Date” il grande protagonista dell’edizione 2011 di SPIN, il più importante evento italiano dedicato ai sistemi di pagamento. Nei due giorni di incontri, dibattiti e analisi organizzati dall’ABI a Roma, le autorità europee sono state più volte sollecitate ad approvare la proposta di regolamento resa pubblica dalla Commissione a fine 2010. Il primo a sottolinearne l’urgenza è stato il direttore generale dell’ABI, che, aprendo i lavori del convegno, ha dichiarato quanto sia fondamentale completare il prima possibile l’iter per l’approvazione del Regolamento UE. Questo, infatti, consentirà di dismettere i sistemi nazionali di bonifico e addebito diretto e passare all’uso generalizzato degli strumenti paneuropei previsti dalla SEPA. “I prossimi mesi ha aggiunto il direttore generale dell’ABI saranno fondamentali per completare il percorso d’integrazione europea e la realizzazione dell’area unica dei pagamenti, cominciando così a beneficiare dei vantaggi per l’economia europea stimati dalla Commissione in 123 miliardi di euro in sei anni”. In previsione del voto del documento al Parlamento europeo, Sabatini ha anche evidenziato che “pur condividendo pienamente il suo obiettivo, siamo convinti che gli schemi di pagamento non siano statici, ma si evolvano continuamente nel tempo, in relazione alle diverse e mutevoli esigenze del mercato. Per questo, siamo contrari all’approccio del legislatore di fissare le caratteristiche tecniche di dettaglio degli schemi.
L’attività di standardizzazione, infatti, è svolta in modo efficiente dall’autoregolamentazione dell’industria, mentre un’eccessiva regolamentazione può rappresentare un elemento di rigidità sulla strada dell’innovazione dei processi e dei prodotti”.

2010, benvenuta PSD

Se il 2011 sarà l’anno chiave nel percorso verso l’area unica europea dei pagamenti retail, il 2010 è stato particolarmente importante per l’industria dei pagamenti italiana. Il 1° marzo è infatti entrato in vigore il decreto legislativo 11/2010 con il quale il nostro Paese ha recepito la Direttiva sui servizi di pagamento nel mercato interno (PSD). Una disciplina minuziosa, dettagliata e capillare, che ha dichiarato il direttore generale dell’ABI ha richiesto un lavoro di implementazione lungo e complesso, nonché un elevato grado di coordinamento tra legislatore, Autorità di settore, fornitori di servizi di pagamento e utenti. “Tutto è andato per il meglio ha ricordato Sabatini tanto che non ci siamo quasi accorti del profondo cambiamento che l’attuazione della PSD ha generato. Possiamo, dunque, affermare, non senza soddisfazione, che l’industria bancaria italiana, che ha profuso impegno e investimenti, ha centrato tutti gli obiettivi che la Direttiva poneva ed è riuscito a farlo dimostrando una grande efficienza nel coordinamento degli interventi”. L’attività d’implementazione non è però terminata: manca ancora il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze che deve disciplinare le modalità e i tempi di adeguamento dei servizi di pagamento per le amministrazioni pubbliche. Un passaggio fondamentale perché la PSD rappresenta un fattore di accelerazione del processo d’informatizzazione della PA.

Pagamenti, business strategico

Come ha ricordato Sabatini nel suo intervento, il nostro sistema bancario si è caratterizzato, nella crisi, per la solidità del suo modello di business, comunemente definito “tradizionale”, cioè orientato in prevalenza alla raccolta del risparmio e all’erogazione del credito. Nel contesto delle attività connaturali a questo modo di fare banca, ci sono a pieno titolo i servizi di pagamento, dai più evoluti prodotti di cash management offerti alle grandi multinazionali, alle carte di pagamento con cui effettuiamo gli acquisti quotidiani. Servizi di pagamento che hanno dato prova di essere un elemento stabilizzante del conto economico delle aziende di credito. Secondo i dati del Rapporto Generale dell’ABI sul settore bancario, le commissioni attive sui servizi di incasso e pagamento (per un campione di 38 banche rappresentativo del mercato) nel 2010 ammontavano a circa 3,85 miliardi di euro, in leggera flessione rispetto ai 3,98 miliardi registrati nel 2007, prima della crisi. Quanto al peso rispetto al totale delle commissioni attive, esso oscilla intorno al 13%.

Leve di innovazione

Offrire servizi di pagamento elettronici efficienti, evoluti e integrati su scala europea, permette alla banca di fidelizzare la clientela, ampliare la base di raccolta, conoscere meglio il cliente, aumentando così la capacità di valutazione del merito creditizio. Non va trascurato il contributo delle banche allo sviluppo tecnologico. Nell’ultimo quinquennio, dietro l’impulso dei mutamenti indotti dalla SEPA e dalla PSD, per la modernizzazione dei servizi di pagamento le aziende di credito italiane hanno investito 5,2 miliardi di euro, pari al 17% degli investimenti Ict complessivi.

Oltre il cash

Tradizionalmente SPIN è l’occasione in cui si fa il punto sull’evoluzione delle abitudini di pagamento degli italiani, per capire se e quanto sono state efficaci le strategie adottate per promuovere strumenti alternativi alle banconote. Responsabile Ufficio Sistemi e Servizi di Pagamento, ha analizzato gli ultimi dati forniti dalla Banca d’Italia da cui emerge che, pur avendo avuto un aumento complessivo delle transazioni con tali strumenti, si riduce ancora rispetto alla media europea il loro utilizzo pro capite (66 operazioni di pagamento per abitante con strumenti alternativi al contante in Italia a fronte delle 176 rilevate in media nei paesi dell’area dell’euro nel corso del 2009).
Secondo una recente indagine effettuata nell’ambito dell’Eurosistema, l’inteso utilizzo del contante, soprattutto per i pagamenti di modesto importo, costa all’economia mezzo punto percentuale di Pil. In Italia, secondo gli ultimi dati, sono in circolazione banconote per 145,4 miliardi di euro, pari al 17% del totale dell’eurosistema), con un costo stimato di 10 miliardi di euro l’anno, di cui 2,8 sostenuti dal settore bancario. A questi si devono aggiungere quelli, elevati, sostenuti dalla Pubblica Amministrazione e considerare le altre ricadute negative legate al fenomeno del sommerso, del riciclaggio di denaro e delle rapine.

Promuovere i mezzi alternativi

L’ABI e le banche sono da tempo impegnate a disincentivare il ricorso a strumenti di pagamento cartacei. Non si tratta, come precisa Sabatini, di fare guerra al contante e al cartaceo nel senso di abolirne l’utilizzo, o di penalizzare le persone meno abituate ad utilizzare la tecnologia, ma di “promuovere un contesto favorevole all’impiego diffuso di st umenti elettronici più efficienti, sicuri e trasparenti, in un’ottica di tracciabilità, legalità, contrasto alla criminalità, al sommerso, all’elusione fiscale”. Per avere successo, quest’azione deve essere condotta innanzitutto sul piano culturale per arrivare, come già ora avviene negli Usa, a una considerazione sociale negativa dell’uso del cash e poi sul piano legislativo e degli incentivi. In altri Paesi, ad esempio, ci sono specifiche norme che limitano o addirittura vietano l’utilizzo di contante per i pagamenti ripetitivi. Tutto ciò può realizzarsi solo se il legislatore e gli operatori di tutti i settori dell’economia collaborano verso il comune obiettivo di riduzione dei costi e maggiore efficienza dei servizi di pagamento. L’ABI, annuncia il suo direttore generale, ha già lanciato la proposta alle Associazioni dei Consumatori di aprire un tavolo di lavoro su questi temi, collaborando anche con le rappresentanze delle imprese per trovare le iniziative comuni da promuovere. “Se nei prossimi 2 o 3 nni riusciremo a coniugare la migrazione alla SEPA con un’azione incisiva di promozione degli strumenti elettronici di pagamento di concerto con tutte le istituzioni e gli operatori del mercato, avremo veramente reso un servizio al Paese, cogliendo appieno le opportunità uniche di questo momento storico per i servizi di pagamento”.

Cosa sono SEPA e PSD

(a cura di Gaia Sabino)
SEPA (Single Euro Payments Area) è l’Area unica dei pagamenti in euro, all’interno della quale si possono fare e ricevere pagamenti con un unico conto bancario e un’unica carta, indipendentemente dal paese in cui ci si trova e senza più differenze tra pagamenti nazionali ed europei. Alla SEPA aderiscono 32 Paesi europei.
PSD è la direttiva europea sui servizi di pagamento (Payment Services Directive) entrata in vigore in Italia a marzo 2010 per eliminare le differenze normative tra i diversi Stati Membri e aumentare la concorrenza tra gli operatori, garantendo pari condizioni, più trasparenza e tutele nei confronti dei clienti. La PSD ordina in un singolo quadro normativo l'intera materia dei pagamenti con l'obiettivo di sostenere, per quelli elettronici, la creazione di un mercato integrato a livello europeo, riducendo costi e inefficienze di strumenti cartacei e contante.

Gli altri articoli di SPECIALE SPIN 2011

Tutte le proposte dei partner delle banche per facilitare la migrazione a SEPA
Si avvicina la migrazione dagli strumenti nazionali a quelli SEPA. Alcune delle questioni ancora aperte: bonifici e addebiti diretti
SPIN 2011 - On the road
Giovanni Sabatini, direttore generale ABI
Rita Camporeale, Responsabile Ufficio Sistemi e Servizi di Pagamento ABI
31 Ottobre 2011

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