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Parlamento Ue, pene più severe per i criminali informatici

Parlamento Ue, pene più severe per i criminali informatici

La direttiva inasprisce le sanzioni contro chi attacca sistemi IT strategici e rafforza la collaborazione tra gli stati membri e le agenzie europee per migliorare prevenzione e contrasto della cybercriminalità
Flavio Padovan
Giro di vite dell'Europarlamento contro i cybercriminali. Non meno di due anni per i reati commessi con accesso illegale ai sistemi informatici, per l'intercettazione illegale dei dati nonché per la creazione e diffusione del malware; stessa previsione anche per chi produce o vende strumenti usati per perpretare tali reati; almeno 3 anni per chi realizza una “botnet”, 5 per chi attacca sistemi informatici critici come quelli delle centrali energetiche o le reti governative. La plenaria del Parlamento Ue ha approvato (541 sì, 91 no e 9 astenuti) le nuove regole Ue che fissano pene più severe per i reati informatici. Sul testo, che sostituisce la vecchia direttiva del 2005, è già stato raggiunto l'accordo col Consiglio che dovrebbe adottarlo in tempi brevi. I singoli paesi avranno due anni per adeguare le legislazioni nazionali alla nuova direttiva europea. Regno Unito e Irlanda, che avrebbero potuto godere del cosiddetto “opt out”, hanno già deciso che uniformeranno la loro legislazione alle indicazioni dal Parlamento europeo. I casi di minore gravità in tema di criminalità informatica sono esclusi dalla direttiva e spetta a ogni singolo Stato membro stabilire tale soglia di rilevanza.
Le cosiddette “botnet” sono le reti di computer che, all'insaputa degli utenti, sono stati infettati con software maligni. Possono essere composte da milioni di pc “zombie” che vengono messi sotto controllo da chi ha creato la rete botnet e possono essere usate per portare attacchi.
La nuova direttiva punta anche a rafforzare il coordinamento tra gli stati membri e le agenzie europee come Eurojust, il Centro europeo per la criminalità informatica di Europol e l'agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell'informazione (Enisa). In caso di riconosciuta minaccia, ogni singolo stato membro dell'Unione dovrà rispondere alla richiesta di aiuto del Paese oggetto dell'azione entro le successive otto ore e pertanto dovrà predisporre una struttura adeguata a soddisfare queste specifiche.
E' prevista anche la responsabilità delle società che assumano o incaricano hacker per lo spionaggio industriale. In questo caso è prevista l'esclusione dai contributi e dagli appalti pubblici oppure la chiusura coatta della società nei casi più gravi.
Secondo Cecilia Malmström , Commissario Ue agli Affari interni, la proposta di direttiva approvata dal Parlamento “è un passo importante per promuovere la difesa dell’Europa contro i cyberattacchi. Gli assalti contro i sistemi informatici rappresentano una continua sfida per imprese, governi e cittadini. Possono causare gravi danni e minare la fiducia degli utenti nella sicurezza e affidabilità di Internet. Insieme con il lancio del Centro europeo per il Cybercrime e l’adozione della strategia europea di cyber-security, la nuova direttiva rafforzerà la nostra risposta ai crimini informatici e contribuirà a migliorare la sicurezza per tutti i nostri cittadini”.
11 Luglio 2013

 

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