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Più capitali per le Pmi

Più capitali per le Pmi

Procedure snelle e agevolazioni fiscali per far decollare i due mercati di borsa dedicati alle Pmi
Gianluca Smiriglia
Il settore produttivo italiano è alle prese con un endemico “nanismo” e una conseguente difficoltà di accesso al mercato dei capitali. Una forte contraddizione visto che parliamo dell’Italia quale potenza industriale. Il problema va affrontato in modo strutturale e l’industria bancaria pensa, intanto, a iniziative di semplificazione del quadro normativo e procedurale: ad esempio prevedendo incentivi fiscali a favore dei sottoscrittori di fondi di investimento nel comparto delle Pmi.
La difficoltà delle nostre piccole e medie imprese a crescere tramite capitale di rischio trova conferma nello spessore finora contenuto del mercato azionario. Rispetto ai principali Paesi europei in Italia persiste il ruolo preminente dei finanziamenti bancari nelle passività aziendali, con evidenti resistenze da parte delle imprese ad aprire il proprio capitale ad investitori finanziari e, successivamente, a quotarsi sui mercati. Questo anche a causa di una forte concentrazione della proprietà a livello familiare. Ma non solo!

I principali freni...

Sono diversi, infatti, i fattori che hanno finora ostacolato l’accesso ai mercati del capitale di rischio da parte delle Pmi, tra questi: i maggiori costi e rischi in capo ai gestori dei fondi nel reperimento di informazioni rilevanti sulle imprese in cui investire; la scarsa liquidità dei titoli; il ridotto interesse delle principali società di asset management che gestiscono volumi elevati, in quanto la gestione di fondi di ridotte dimensioni risulta proporzionalmente più costosa; difficoltà di individuare indici di riferimento adatti per tali gestioni. Nel quadro attuale, tuttavia, sono stati costituiti negli ultimi anni due mercati non regolamentati con regole di accesso e funzionamento snelle e meno onerose: in particolare il Mac, Mercato Alternativo del Capitale, promosso fra l’altro dalle principali banche e rivolto esclusivamente ad investitori pro­fessionali, e l’Aim Italia, che si ispira all’omonimo mercato londinese. Di recente poi, a riprova dell’importanza del tema della quotazione, in un’ottica di maggiore capitalizzazione delle imprese, è stato costituito nell’ambito di Borsa Italiana un apposito Advisory Board, al quale partecipa anche l’ABI, per migliorare l’offerta dei mercati dedicati alle Pmi italiane.

...e le soluzioni possibili

Per il successo di questi mercati è tuttavia necessaria la presenza di investitori istituzionali, di cui in Italia si riscontra invece una sostanziale carenza. Bisogna in particolare spingere per una maggiore espansione di fondi di investimento focalizzati sulle imprese small cap. Al momento, infatti, solo pochi fondi comuni aperti di diritto italiano operano su questo segmento, investendo peraltro significative quote del proprio patrimonio in imprese di dimensioni medio-grandi.
Tenendo conto di ciò, per favorire lo sviluppo dei mercati dedicati alle Pmi consentendo la quotazione a costi inferiori e con procedure più snelle, si potrebbe provare a far ricorso, tra l’altro, ad incentivi fiscali a favore dei sottoscrittori di questi fondi, attraverso una detrazione di imposta commisurata ad un ammontare massimo dell’investimento annuale, se tali sottoscrittori sono persone fisiche o enti non commerciali. Laddove, invece, si trattasse di imprese, applicando il regime fiscale previsto per la cessione di partecipazioni dirette in imprese stesse (partecipation exemption). Sulla base di prime stime effettuate l’onere a carico dello Stato derivante dall’applicazione di un tale provvedimento, in termini di minori entrate, sarebbe molto contenuto.
24 Maggio 2011

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