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Più carte di pagamento contro il sommerso

Più carte di pagamento contro il sommerso

La maggiore diffusione della moneta elettronica farebbe riemergere dall'economia sommersa fino a 40 miliardi di euro, pari a 3 punti di Pil. I risultati dello studio ABI, che fotografa l’evoluzione delle carte di pagamento in Italia, sono stati presentati a Spin 2011
Gaia Sabino
Attraverso il maggiore utilizzo delle carte di pagamento – Bancomat, carte di credito e prepagate – si potrebbero recuperare fino a 40 miliardi di euro, pari a 3 punti di Pil, sottraendoli all'economia sommersa. A rilevarlo è uno studio dell'ABI - contenuti nel terzo numero dei “Temi di Economia e Finanza”- sulla circolazione del denaro contante e sull’utilizzo dei sistemi di pagamento moderni, che vede l’Italia ancora in ritardo rispetto agli altri paesi, con un considerevole impatto sull'economia nazionale.

Un rapporto negativo

La ricerca mette in evidenza la relazione negativa che esiste tra la minore diffusione delle carte Bancomat o di credito e l’economia sommersa. Basti pensare che una maggiore diffusione, e quindi un maggior uso di questi strumenti, sarebbe sufficiente a far perdere all’economia irregolare fino a due punti percentuali. In termini di emersione del sommerso, quindi, l’effetto di questo maggiore utilizzo delle carte sul sistema Paese andrebbe da 10 a 40 miliardi di euro, pari ad una quota di Pil che va dallo 0,5 a 3 punti percentuali. Sono questi i principali risultati dello studio condotto dall’Ufficio Analisi Economiche dell’ABI che ha esaminato l’evoluzione delle carte in Italia negli ultimi quindici anni. La ricerca, che si concentra sui fattori socio-demografici, geografici, culturali ed economici che spiegano il maggiore o minore utilizzo di questi strumenti, è stata presentata alla giornata conclusiva di Spin 2011.

15 anni di cambiamenti

Lo studio analizza anzitutto l’andamento della diffusione e dell’uso della moneta elettronica tra il 1993 e il 2008: in questo periodo le famiglie italiane provviste di carta di debito o di credito sono aumentate passando, rispettivamente, dal 41,8% al 63,6% e dal 13,2% al 31,6%. Anche l’uso di questi strumenti ha subito una significativa accelerazione: basti pensare che nel 1993 solo il 9,3% degli italiani in possesso di un Bancomat lo utilizzava per pagare almeno una volta l’anno, mentre nel 2008 il 73,8% l’ha preferito al contante almeno una volta al mese. Complessivamente, i pagamenti con le carte in Italia sono passati dal 15% nel 1998 al 40% nel 2008. E tuttavia, le operazioni fatte col denaro di plastica risultano ancora molto contenute nel confronto internazionale: nel 2008 ogni italiano ne ha fatte solo 24,5 contro le 57 dell’Area euro e le 191,1 degli Stati Uniti.

Chi sono gli utilizzatori delle carte

Quanto ai fattori che influenzano la probabilità di possesso e utilizzo del denaro di plastica tra le famiglie italiane, dalla ricerca emerge come questa probabilità aumenta in modo significativo all’aumentare del grado di istruzione, si riduce col crescere dell’età e aumenta al crescere del reddito disponibile e dei consumi di beni non durevoli.
Più in particolare, più è alto il titolo di studio del capofamiglia maggiore tende ad essere la sua familiarità con le carte di pagamento: fino alla scuola media inferiore la percentuale di possesso è pari al 48,2% contro l’88,9% dei laureati, per il Bancomat, e al 16,1% contro il 68,9% per la carta di credito (2008). Sul fronte del’utilizzo, i livelli più bassi di istruzione fanno registrare il 64,8% contro l’85,6% dei laureati, per il Bancomat, e il 58,6% contro il 74,9% per le carte.
Anche la condizione professionale incide sul rapporto tra gli italiani e la moneta elettronica: il denaro di plastica è meno diffuso tra i pensionati. Inoltre, mentre il Bancomat si trova più spesso nei portafogli dei lavoratori dipendenti, la carta di credito sembra avere maggior successo tra i lavoratori autonomi.
Anche l’area geografica, infine, influenza il possesso e l’utilizzo degli strumenti alternativi al contante: Bancomat e carta di credito sono presenti soprattutto nelle regioni del Nord con 74% e 41,3% nel 2008, contro 69,3% e 32,1% delle regioni del Centro e 43,5% e 16,2% del Mezzogiorno.
Per saperne di più, leggi su Bancaforte.it :
3 Agosto 2011

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