23 Luglio 2018 / 08:14
Pirati alla riscossa. Profili Facebook a rischio

 
Sicurezza

Pirati alla riscossa. Profili Facebook a rischio

di Franco Volpi - 3 Novembre 2011
Ogni giorno i server di Facebook subiscono 600mila tentativi di violazione dei profili personali da parte di hacker. E nel 2010 è cresciuta del 14% la pirateria informatica: un business da 59 miliardi di dollari
Se ne parla forse un po' meno, da quanto tutti, almeno una volta al giorno, ci connettiamo e riversiamo pensieri, foto e dati personali di ogni tipo su un qualche profilo social con sempre maggiore confidenza. Eppure la pirateria informatica, l'attività di hackeraggio a scopi criminali (furto d’identità, sottrazione e utilizzo criminoso di dati sensibili, ecc.) nonostante l'innalzamento dei livelli di sicurezza dei vari sistemi operativi, non accenna a calare. Anzi. Proprio la “normalità” dell'utilizzo quotidiano di device e social network ad alto contenuto di dati sensibili ha fatto calare le soglie di attenzione e di allarme, aprendo praterie di conquista ai malfattori informatici.

L'allarme di Zuckerberg

Lo conferma la dichiarazione, che ha lasciato senza parole decine di milioni di utenti sparsi in tutto il mondo, dei vertici di Facebook: ogni giorno i server del più celebre e diffuso social network registrano oltre 600mila tentativi di violazione dei profili personali da parte degli hacker. La cosa preoccupante è che questa volta non sono chiacchiere, o il solito annuncio a effetto di chi vuole far calare la fiducia nei confronti della piattaforma inventata da Mark Zuckerberg: in un post pubblicato sulla pagina “Facebook Security”, è l'azienda stessa a comunicare il lancio di nuovi sistemi e procedure di sicurezza, dal momento che lo 0,06% degli accessi giornalieri risultano "compromessi". Una percentuale ridicola? Mica tanto, se si pensa che gli utenti sono 700 milioni, e che ogni ventiquattr'ore si verificano circa un miliardo di accessi. Si tratta di 600mila hackeraggi al giorno, e i rischi si moltiplicano se si considera che circa il 30% degli utenti, per pigrizia o non fidandosi della propria memoria, utilizza la stessa password per tutti i loro account digitali.

Pirateria informatica, Cina al primo posto

Se Facebook ha sollevato la questione, è tutto il mondo dell'IT a non dormire sonni tranquilli di fronte a questa recrudescenza di hacker e pirati vari. Se infatti per i privati l'allarme scatta sulla sicurezza di password e dati digitali, le multinazionali del software sono preoccupate soprattutto dall'aumento del furto di programmi. Software che vengono poi venduti su un mercato parallelo e illegale che, dalle origini del pc a oggi, non ha mai smesso di costituire per tanti grandi brand la principale voce di concorrenza.
Solo nel 2010, secondo i dati resi pubblici dalla Business Software Alliance, l'associazione che riunisce e tutela i diritti di copyright delle principali software house mondiali, la pirateria informatica nel mondo è cresciuta del 14%, generando un giro d'affari di 58,8 miliardi di dollari (circa 43 miliardi di euro). A guidare la classifica illegale (per quantità di software piratati) è naturalmente la Cina, dove 4 programmi su 5 non sono originali; segue la Russia, con una percentuale che si aggira intorno al 65%. Per quanto riguarda invece i paesi con il più alto giro d'affari, il primato spetta agli Stati Uniti, seguiti ancora da Cina e Russia ( ).

In Italia un mercato di 2 miliardi di dollari

Ma se in questi paesi la battaglia è data in qualche modo per persa (almeno per ora...), a preoccupare Microsoft, Adobe, Apple e compagnia sono i dati che emergono dall'analisi delle classifiche del falso in Europa, dove la pirateria nel 2010 ha determinato mancati ricavi per 13,5 miliardi di dollari. La nazione più vulnerabile è la Francia, dove circola software pirata per 2,6 miliardi di dollari. Secondi i tedeschi (2,1 miliardi), mentre in Italia il business del software taroccato ha fruttato nel 2010 un fatturato di 1,9 miliardi di dollari.
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