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Prepagate, un aiuto all’inclusione finanziaria

Prepagate, un aiuto all’inclusione finanziaria

Secondo uno studio MasterCard in Europa ci sono 93 milioni di consumatori esclusi o scarsamente serviti dal sistema finanziario. Un problema che le carte prepagate possono contribuire a risolvere
Maddalena Libertini
L’inclusione finanziaria è un tema dai numeri rilevanti anche nei Paesi a economia matura. “Nella sola Europa occidentale, la popolazione che non utilizza o utilizza scarsamente le banche è pari a 93 milioni di persone”, ha ricordato Jennifer Rademaker , Senior Vice President Core Products Europe, MasterCard presentando la ricerca Road to inclusion alla MasterCard Europe Prepaid Conference 2013 a Roma.
Lo studio, condotto in sei Paesi europei – Italia, Gran Bretagna, Francia, Spagna, Russia e Polonia –, dimostra che l’immagine convenzionale dei soggetti con difficoltà di accesso a strumenti finanziari di base e di pagamento elettronico è molto lontana dalla realtà. La prima evidenza è che, per la stragrande maggioranza, non sono soggetti di recente immigrazione: più dell’80% ha vissuto tutta la vita nel proprio Paese di origine. Inoltre sono in prevalenza donne (55%) e hanno un'età media intorno ai 40 anni.
Negli ultimi tre mesi il 40% dei soggetti esclusi dal sistema finanziario – ovvero che non hanno accesso alle strutture bancarie formali – non ha ricevuto nessuna forma di pagamento, stipendio o sussidio, mentre il 35% ha ricevuto retribuzioni di vario genere. Nello stesso periodo di tempo il 36% dei soggetti scarsamente serviti dal sistema finanziario – ovvero che non hanno accesso a nessuna forma di pagamento elettronico – ha ricevuto sussidi e il 33% ha ricevuto una retribuzione.

Forzati del contante

Il 22% degli intervistati non ha un conto bancario perché non ha abbastanza soldi, il 14% perché dichiara di non averne bisogno, il 13% per precedenti problemi di crediti negativi e l’8% perché non si fida. L’economia familiare e personale è basata solo sul contante. Si preferisce tenere il denaro in casa, in vasi, scatole o nascondigli segreti, perché è considerato più sicuro e si porta con sé solo quello di cui si ha bisogno per le spese giornaliere. Sicurezza e controllo delle spese sono, per queste persone, i due elementi prioritari.
L’attitudine alla tecnologia è abbastanza buona, il 67% possiede un telefono cellulare, il 29% uno smartphone (dato che sale in UK e Spagna e tra la popolazione più giovane), il 28% utilizza un computer portatile, il 25% un pc. Solo il 4% non ha accesso alla tecnologia. Tuttavia il 66% non ha mai sentito parlare del mobile banking come alternativa a un conto bancario vero e proprio, ma il 23% ha dichiarato di volerne sapere di più.
Riguardo le carte prepagate il 43% degli esclusi, pur conoscendole, non le ha mai utilizzate, mentre il 47% ne ignora l’esistenza. Alla domanda sulla rilevanza delle carte prepagate per i soggetti non bancarizzati, è emerso che ben il 54% era interessato e avrebbe voluto avere maggiori informazioni, e il 39% le considera strumenti importanti per rispondere ai loro bisogni finanziari. In particolare, il 41% del campione le giudica utili per evitare di portare sempre con sé i contanti e il 25% ne riconosce il ruolo importante per tenere sotto controllo le spese. Tra gli altri benefici riconosciuti al possesso di una carta, la possibilità di accedere a promozioni e offerte su internet e di pagare bollette e conti via web.
Secondo Jennifer Rademaker le carte prepagate potrebbero essere lo strumento per spingere molti di questi soggetti a partecipare al sistema finanziario grazie anche a quelle caratteristiche di sicurezza e di controllo nella gestione delle uscite che sono per loro molto importanti. “È chiaro che c’è ancora molto da fare per colmare il divario per un così vasto numero di persone in Europa. Ci sono ancora molte barriere all’inclusione ed è necessario fare uno sforzo affinché la legislazione europea continui a lavorare per ridurre l’esclusione finanziaria. Possedere uno strumento di pagamento elettronico porta maggiore indipendenza, sicurezza e possibilità di gestire le proprie spese. La buona notizia è che il 54% di questi soggetti vogliono saperne di più e imboccare la strada verso l’inclusione finanziaria”.
20 Settembre 2013

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