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Pressing europeo sul risparmio energetico

Pressing europeo sul risparmio energetico

L'Unione Europea punta sul rafforzamento del mercato e su operatori qualificati per raggiungere l’efficienza energetica. Ma serve il contributo di PA e banche
Pierluigi Piselli
L'efficienza e il risparmio rappresentano gli elementi fondanti della sicurezza energetica, uno tra gli obiettivi centrali prefissati dalla politica internazionale, comunitaria e nazionale. In occasione del Consiglio dei Ministri dell’Ambiente europeo a Bruxelles nel gennaio 2008, è stato presentato un piano dettagliato, comunemente definito “20/20/20 by 2020 Plan”, con il quale si statuiva che entro il 2020 la UE avrebbe dovuto ridurre le sue emissioni di gas serra del 20%, trarre il 20% del suo fabbisogno energetico dalle fonti rinnovabili e incrementare la sua efficienza energetica del 20%. Ed è propriamente su tale ultimo obiettivo che attualmente si concentrano le preoccupazioni del commissario europeo all’Energia, Gunther Oettinger, che ha presentato a Bruxelles una proposta di direttiva sull’efficienza energetica.

Società multiservice

Secondo le previsioni europee le misure attualmente in atto realizzeranno, entro il 2020, solo un incremento del 9% di efficienza, ben lontano, quindi, dal target auspicato. La Direttiva, nel tentativo di raggiungere l’obiettivo prefissato, introdurrà un obbligo legalmente vincolante per l’efficienza energetica a cui le pubbliche amministrazioni in primis dovranno sottostare. Infatti l’implementazione dell’efficienza energetica auspicata si raggiungerà attraverso l’imposizione di una drastica riduzione dell’energia utilizzata nei locali pubblici, per mezzo di ristrutturazioni annuali che ne riducano del 3% il consumo. L’UE, consapevole che gli investimenti su risparmio ed efficienza energetica, benché non procrastinabili da parte delle PA, risultano essere troppo elevati in termini di costi, ha inserito nella proposta di direttiva disposizioni per rafforzare il mercato dei servizi di energia. In questi mercati le società di servizi energetici (Esco - Energy Service Company) pagano gli investimenti iniziali e recuperano l’investimento attraverso il risparmio energetico. Effettuare studi per l’individuazione di possibili interventi per il contenimento dei consumi energetici, riqualificare di conseguenza gli impianti termici, sostituire gli infissi, mettere in opera impianti di illuminazione a basso consumo, installare pannelli solari e/o fotovoltaici, rappresentano le principali attività di società (le Esco) che pongono in essere interventi di ristrutturazione edilizia, semplici o più complessi, finalizzati ad accrescere l’efficienza energetica, ovvero a ridurre il consumo di energia primaria a parità di servizi finali.

Un circolo virtuoso

La peculiarità di tali operazioni è riscontrabile nella diagnosi energetica effettuata dal soggetto promotore che propone all’ente proprietario dell’impianto una serie di lavori volti a migliorare l’efficienza energetica. Il soggetto promotore provvede a reperire i finanziamenti (dando le opportune garanzie) e vede ripagato l’intervento grazie ai risparmi effettivamente attuati. L’ente proprietario dell’impianto nel primo momento continua a versare gli stessi importi precedentemente pagati per consumi energetici e, dopo il periodo previsto per la copertura dei costi (ivi incluso il compenso del soggetto promotore), beneficia dell’intero risparmio prodotto. Queste forme contrattuali hanno il pregio di assicurare:
  • un servizio che esonera l’utente dalla gestione degli impianti;
  • i finanziamenti dell’intervento in quota da stabilire secondo il contratto;
  • la competenza tecnologica specifica sugli impianti energetici;
  • la garanzia di risultati.
La soluzione proposta è il risultato di tutti gli sforzi compiuti negli ultimi anni in Italia per tipizzare forme contrattuali nel settore dell’energia che potessero generare forme di collaborazione tra PA e privati. Il project financing e i contratti di rendimento energetico (Energy Performance Contract - Epc) rappresentano la risposta alla richiesta dell’UE di realizzazione di un mercato che dia origine al risparmio energetico, a opportunità di business e alla creazione di nuovi posti di lavoro.

Il risparmio come garanzia

Questo assunto pone le banche nella condizione imprescindibile di dover dare una risposta all’evoluzione dei mercati. Evidentemente esse perseguiranno l’interesse di avere il ritorno delle somme messe a disposizione, possibilmente procurandosi anche delle garanzie di restituzione del capitale e di redditività del capitale. Ma in tale contesto è il risparmio energetico la vera, unica e assoluta garanzia dell’investimento. La Esco potrà cedere alla banca quota del risparmio energetico ottenuto, se non tutto, così da rientrare nell’esposizione debitoria. Il corrispettivo riconosciuto sarà commisurato al risparmio conseguito. La quota riconosciuta sarà determinata in funzione sia del piano economico-finanziario stimato per il rientro dell’investimento che della prestazione di efficienza energetica conseguita.
È evidente che la scelta europea di creare dei vincoli legali nel raggiungimento di una determinata efficienza energetica da un lato rivela la volontà di voler assurgere la stessa a strumento più lungimirante ed economico per ridurre anche le emissioni di gas serra e aiutare a raggiungere più facilmente gli obiettivi sulle rinnovabili, dall’altra pone i soggetti interessati (PA, banche e società di energia) a dover operare in maniera sistematica e funzionale al raggiungimento di un obiettivo legalmente vincolante. L’intento di implementare il mercato dei servizi di energia dimostra che il risparmio e l’efficientamento energetico rappresentano le chiavi di volta per risolvere il problema mondiale dell’approvvigionamento delle risorse e della loro intrinseca limitatezza.
Tale mercato negli Stati Uniti è pari a un giro d’affari di 30 miliardi di euro, a differenza di quello europeo che, stimato in 25 miliardi, è pari solo a 6 miliardi di euro. Si consideri, ad esempio che nell’ambito del settore pubblico, le ristrutturazioni di edifici avvenuti sino a oggi, hanno interessato solo per la metà miglioramenti nell’efficienza energetica. Dalla consapevolezza di tale deficit l’UE è giunta alla conclusione di dover stabilire, così come lo ha fatto per l’impiego delle fonti rinnovabili e la riduzione delle emissioni di CO2, un target legalmente vincolante anche per l’efficienza energetica.
2 Novembre 2011

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