20 Luglio 2018 / 03:11
Privacy on line: una priorità per gli utenti, ma non sui social

 
Fintech

Privacy on line: una priorità per gli utenti, ma non sui social

di Maddalena Libertini - 28 Luglio 2014
Secondo una ricerca di EMC solo il 29% degli italiani che navigano su internet sono disposti a sacrificare la propria privacy per ottenere maggiore facilità di accesso a dati e servizi on line. Ma poi 1 su 3 non modifica le impostazioni sui social e solo il 41% cambia regolarmente la password. Record di fiducia nelle banche per la tutela della riservatezza
Internet e la tecnologia ci rendono la vita più facile, ma non siamo disposti per questo a rinunciare alla nostra privacy in rete. Questo il risultato registrato al livello globale dallo studio EMC Primary Index condotto su 15 mila consumatori di 15 paesi. Il 91% degli intervistati ha dichiarato di apprezzare “l’accesso più facile alle informazioni e alla conoscenza” consentito dalla tecnologia, ma solo il 27% (il 29% in Italia) è disposto a sacrificare la propria privacy per poter usufruire dei vantaggi del web. Di contro, però, i nostri comportamenti on line non sono improntati alla salvaguardia della nostra riservatezza e dei nostri dati sensibili.

Italiani, dati a rischio per scarsa attenzione

Nel nostro paese l’89% del campione intervistato (l’84% a livello mondiale) non gradisce che le proprie informazioni e le proprie abitudini vengano diffuse on line, a meno che non derivi dalla propria volontà di condividerle. Allo stesso tempo, il 64% utilizza regolarmente i social media e l’86% fa acquisti on line. Anche il tempo passato in rete è consistente: 3-4 ore per il 38%, 5-6 ore per il 20%.
Inoltre solo il 41% degli intervistati cambia regolarmente le proprie password, il 31% non usa password per i propri dispositivi mobile, e un utente su tre non modifica le impostazioni legate alla privacy quando si iscrive a un social network.
Se l’autocritica è bassa (11% a livello mondiale), demandiamo la nostra sicurezza on line ad altri, istituzioni e aziende, senza però concedergli troppa fiducia. Solo il 40% degli italiani è infatti convinto che il Governo sia attivamente impegnato a proteggere la riservatezza on line dei cittadini e l’86% si aspetta una diminuzione della privacy nei prossimi cinque anni.

Fiducia nelle banche

Una delle evidenze della ricerca è che il punto di vista degli utenti varia a seconda del tipo di attività svolta on line: in ambito finanziario il 77% del campione apprezza l’accesso facilitato ai servizi bancari, ma solo il 38% è disposto ad accettare in cambio una riduzione della propria privacy.
I rischi maggiormente percepiti per la privacy in futuro sono connessi proprio al mondo financial, il 51% del campione li imputa alle aziende che usano, vendono e scambiano dati finanziari a scopo di lucro, il 64% teme le frodi finanziarie e il furto d’identità.
Nonostante queste preoccupazioni, moltissime delle attività che gli utenti svolgono su internet sono legate alle banche e ai sistemi di pagamento: in Italia l’86% usa il web per acquisti on line, il 67% per servizi di e-Banking, il 57% per il pagamento di bollette.
In questo ambito si registra anche la percentuale più elevata di fiducia dei consumatori nella capacità delle organizzazioni di tutelare la loro riservatezza (69%).

Privacy elemento critico dell'universo digitale

Secondo una recente ricerca EMC – IDC l'universo digitale sta moltiplicando le sue dimensioni ogni biennio, con una crescita che sarà pari a dieci volte tra il 2013 e il 2020, passando dai 4.4 trilioni di gigabyte ai 44 trilioni di gigabyte. In questo nuovo scenario il tema della privacy in rete sarà sempre più l’elemento centrale nella nostra società, che va affrontato facendo leva sulla collaborazione tra aziende, cittadini e istituzioni. “In Italia – commenta Marco Fanizzi, CEO di EMC Italia - gli utenti vivono in generale le stesse contraddizioni degli altri Paesi del mondo, con una presenza su Internet e sui social che è inversamente proporzionale alla fiducia che gli stessi hanno nella protezione della privacy dei dati personali sui social media. Il Privacy Index può offrire un ampio ventaglio di spunti di riflessione sull’impatto costante che l’innovazione esercita nella vita quotidiana, ma soprattutto evidenzia che non c’è limite alle potenzialità della tecnologia, se tutti i player coinvolti lavorano per incrementare la fiducia degli utenti verso il contesto digitale”.
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