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Prospettiva Nord

Prospettiva Nord

Quattro incontri per fare il punto sul settentrione d’Italia. Il focus sul territorio è affidato alle parole dei Presidenti delle Commissioni regionali ABI. Da Franco Ceruti (Lombardia), Adriano Maestri (Piemonte), Riccio Da Passano (Liguria) e Maurizio Marson (Friuli Venezia Giulia) l’immagine dello stato delle cose
Ildegarda Ferraro, Gianluca Smiriglia
Il grande nord. Un’area determinante per segnare il trend delle grandezze nel Paese. Quattro protagonisti del territorio fanno il punto su ciò che accade in Lombardia, Piemonte, Liguria e Friuli Venezia Giulia. Franco Ceruti, Adriano Maestri, Riccio da Passano e Maurizio Marson sono stati interpreti attenti di quanto accade in ambito locale in quattro incontri dello scorso autunno con la stampa.

Lombardia, export in ripresa

“La crisi è ancora particolarmente dura e difficile, non ne siamo ancora usciti. Ma a livello di territorio, tra le province lombarde, c’è una sorta di rete, una relazione sempre più forte tra associazioni di categoria e istituzioni. Stiamo facendo bene sistema e le banche hanno fatto la loro parte”. Chi traccia il quadro è . “La sensazione – ha detto Ceruti – è che qualcosa si stia riprendendo. Con le esportazioni in ripresa, le aziende stanno ricominciando a chiedere e gli ordini stanno tornando a crescere”.
In sintesi, primi segnali di ripresa. In crescita i finanziamenti bancari all'economia regionale lombarda: secondo gli ultimi dati, relativi a maggio 2010, sono cresciuti dell'1% circa rispetto allo stesso periodo del 2009, per un ammontare complessivo di 466,9 miliardi di euro. I prestiti complessivi al sistema delle imprese nel territorio regionale hanno raggiunto i 260 miliardi di euro, con un decremento annuo del 3,1% da attribuire prevalentemente al marcato deterioramento del quadro macroeconomico reale. Alle famiglie, invece, sono andati poco più di 93 miliardi, con una crescita in questo caso del 9,2%.
Positivo, ancora secondo i dati dell'ABI Lombardia, l'andamento dei depositi da parte della clientela: a maggio ammontavano complessivamente a 235,5 miliardi di euro, per un incremento dell'1,1%. "La sensazione - ha detto Ceruti - è che qualcosa si stia riprendendo: con le esportazioni in ripresa, le aziende stanno ricominciando a chiedere e gli ordini stanno tornando a crescere". D'altra parte il settore bancario sconta ancora la difficile congiuntura economica sul territorio, con il risultato che, nello stesso mese, le sofferenze risultavano cresciute del 48,3% a 13,4 miliardi di euro.
Illustrando i dati, Ceruti ha sottolineato che "la Lombardia è una delle regioni più importanti, uno dei motori dell'Unione europea ed è stata colpita in modo molto duro dalla crisi". Ceruti ha ricordato che la Regione rappresenta circa il 20-22% di tutto il Pil. Anche se gli ultimi dati puntuali non sono disponibili, Ceruti ha spiegato che a livello di impieghi bancari "qualcosa si sta riprendendo, grazie a un ritorno degli ordinativi che provengono soprattutto dall'estero".
Sempre con riferimento alla Lombardia, ossigeno per le famiglie in difficoltà. Tra febbraio e agosto 2010, le banche hanno sospeso mutui in Lombardia per 6.261 famiglie. L’opportunità è frutto dell’accordo tra l’ABI e le associazioni dei consumatori. La sospensione si è tradotta in 38,3 milioni di euro in più per i nuclei familiari della regione. In totale, si tratta del 20,5% di tutte le famiglie italiane ammesse. Nello stesso periodo, a livello nazionale, le banche hanno sospeso mutui per 3,7 miliardi di euro, coinvolgendo oltre 28 mila famiglie. Dal punto di vista territoriale, il maggior numero di domande presentate e ammesse risulta essere al nord (53%), seguono centro (26,1%) e sud e isole (20,9%). Ogni famiglia ha avuto a disposizione in media 6.800 euro in più. Tra le cause prevalenti per la richiesta di moratoria risultano esserci la sospensione dal lavoro, la riduzione degli orari o la cessazione di un rapporto di lavoro subordinato. Il 90% delle operazioni ha riguardato l’intera rata.

Piemonte, crescono i finanziamenti

Ammontano a 105,7 miliardi di euro i finanziamenti bancari destinati all'economia regionale con un incremento del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2009. In particolare, i prestiti complessivi al sistema delle imprese hanno superato i 59 miliardi di euro. I dati sono stati resi noti dal , che ha spiegato come: "in questo periodo di crisi il Piemonte si conferma una regione decisamente 'risparmiosa': cresce, per quanto riguarda le famiglie, la domanda di mutui perché il ricorso all'investimento casa prosegue. Per quanto riguarda, invece, i prestiti personali un aumento c'è stato, ma la domanda non è esplosa e questo è decisamente un bel segnale".
Tra febbraio e agosto del 2010, sono stati 2.488 i contratti di mutuo sospesi, secondo quanto prevede l'accordo tra l’ABI e le associazioni dei consumatori, con una possibilità di liquidità in più pari a 10,5 milioni di euro per le famiglie. Rispetto al dato nazionale, quindi, l'8,1% delle famiglie è stato ammesso alla sospensione nella regione.
A fronte del sostegno a famiglie e imprese, il settore bancario sconta la difficile congiuntura economica sul territorio, ha sottolineato Maestri, infatti, "le sofferenze crescono più del doppio da fine 2008, ossia dall'inizio della crisi, e il livello raggiunto è preoccupante". Le sofferenze sono, infatti, cresciute del 36,8% arrivando a 4,4 miliardi di euro. "Va segnalato però - ha detto ancora Maestri - che nel secondo trimestre di quest'anno il trend si è fermato. Il fondo, insomma, dovremmo averlo superato". Attualmente la struttura del sistema bancario regionale vede attive sul territorio piemontese 89 banche per un totale di 2726 sportelli, che servono 656 comuni. Sulla possibilità dell'arrivo di nuove banche in Piemonte, Maestri ha osservato: "sono per un sistema fortemente concorrenziale, non vedo pericolo per l'arrivo di nuove banche. L'importante è che siano banche che nascono solide". Per quanto riguarda, infine, le previsioni, ABI Piemonte parla di "una situazione stabile, anche se la variante significativa sarà capire se la frenata delle sofferenze si mantiene".
Tra febbraio e agosto 2010 sono stati 2.488 i contratti di mutuo che in Piemonte hanno usufruito della sospensione delle rate di rimborso. Ciò significa una liquidità in più per le famiglie sul territorio per far fronte alla crisi pari a 10,5 milioni di euro. Rispetto al dato nazionale, l'8,1% delle famiglie è stato ammesso alla sospensione nella Regione. Il piano di sospensione è partito il primo febbraio 2010 e i clienti potranno fare richiesta di attivazione fino al 31 gennaio 2011. “La moratoria sui mutui in Piemonte – ha chiarito Adriano Maestri – non ha fatto registrare dati clamorosi e questo dimostra che le famiglie piemontesi sono ottime risparmiatrici. Nel contempo, i mutui hanno fatto registrare una crescita nell’ultimo periodo, perché gli immobili vengono considerati investimenti sicuri”.

Liguria, piccoli segnali di ripresa

“Nel periodo più acuto della crisi gli effetti nella nostra regione sono stati meno gravi che in altre regioni italiane, grazie ad un tessuto socio economico fortemente orientato sui servizi e a una maggiore stabilità nei flussi di reddito sulla popolazione. Nel primo semestre del 2010 si è avvertito già qualche timido segnale di ripresa come la crescita del porto di Genova e dell’import export”. Così il , interpreta l’andamento del ciclo economico e l’impegno delle banche per famiglie e imprese nella Regione.
In sintesi la congiuntura non ha frenato la dinamica dei finanziamenti al territorio: ammontano a 32,4 miliardi di euro, a maggio 2010, gli impieghi complessivi, con un incremento del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2009. alle imprese locali sono andati pari a 19,8 miliardi di euro. Alle famiglie, invece, oltre 11 miliardi, con una crescita annuale del 10%. Famiglie che hanno anche usufruito, in casi di difficoltà, dell’opportunità della moratoria sulle rate del mutuo realizzata dall’ABI a livello nazionale: in Liguria quasi 400 mutui sospesi per un controvalore di 2,2 milioni di euro. Secondo Da Passano si tratta di “un'importante iniziativa che mira a replicare quello che si è fatto sul versante delle imprese con l'Avviso comune, provvedimento che consente la sospensione dei debiti delle aziende, determinando, di fatto, una forte componente di finanza aggiuntiva per il sistema economico”.
Quindi banche in prima linea nel sostenere le esigenze economiche del territorio scontando, tuttavia, gli effetti della crisi attraverso una forte crescita delle sofferenze pari al +20,7% (1,2 miliardi di euro).

Friuli Venezia Giulia: spingere sulle aggregazioni

“Non è mancato l’ossigeno alle imprese locali, ma ciò non risolve i problemi strutturali. Per fare di più occorrono progetti tesi alle aggregazioni possibili. Solo così si possono originare sistemi più forti”. È la strada indicata da , per uscire dalla crisi e rilanciare l’economia del territorio.
Marson ha sottolineato che le banche hanno continuato a fare la loro parte: 30,2 miliardi di euro, al mese di maggio 2010, a tutta l’economia con un incremento dell'1,7% rispetto allo stesso periodo del 2009. In particolare, i finanziamenti alle imprese locali (comprese le famiglie produttrici) hanno superato i 18 miliardi, dato che rappresenta pressoché lo stesso andamento del 2009, ma in un contesto di "marcato deterioramento del quadro macroeconomico reale". Alle famiglie consumatrici sono andati 9,2 miliardi (+7,3%). Anche in questo caso, si è fatto fronte alle difficoltà con i mutui casa ricorrendo al “Piano Famiglie ABI”: in Friuli Venezia Giulia, rispetto al totale nazionale, vi hanno aderito, tra febbraio e agosto 2010, 736 mutuatari per un totale di 4,9 milioni di euro.
Anche in Friuli Venezia Giulia il settore bancario fa i conti con una crescita delle sofferenze su prestiti e mutui del 29,5%, a circa 1,1 miliardi.
1 Febbraio 2011

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