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Raddoppiano le start-up, diminuiscono gli investimenti

Raddoppiano le start-up, diminuiscono gli investimenti

Nel secondo Rapporto sull'ecosistema innovazione la fotografia di un settore che gode di buona salute. Ma dovrà vedersela con la riduzione dei finanziatori istituzionali (ed europei) ...
Mattia Schieppati
Start-up, certo. Ma anche venture angels, incubatori e acceleratori, parchi scientifici e tecnologici, spazi di coworking, community online, piattaforme di crowdfunding, FabLabs, bandi pubblici e privati. Tutto quello che è insomma il perimetro, sempre più in espansione e sempre più composto da forme ibride e difficilmente catalogabili secondo le vecchie logiche, all'interno del quale si sta sviluppando in Italia il business delle imprese innovative ad alto contenuto tecnologico.
È con questa prospettiva allargata che Italia Startup, l’Associazione no profit e sopra le parti che rappresenta l’ecosistema delle startup italiane (www.italiastartup.it), in collaborazione con gli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, Smau, Cerved Group e con il supporto del Ministero dello Sviluppo Economico, ha realizzato la seconda edizione del progetto The Italian Startup Ecosystem: Who's Who. Un vademecum completo e dettagliato, in inglese («perché è impossibile non pensare di rivolgersi a potenziali investitori da tutto il mondo», dice Federico Barilli, segretario generale di Italian Startup) e ricco di efficaci infografiche, che fotografa la situazione delle imprese innovative italiane regione per regione. Un punto fermo e in continuo aggiornamento (qui la mappa interattiva) per chiunque voglia imbastire un discorso documentato su quanto sta accadendo e, soprattutto, su come poterlo far accadere meglio, in questo che rappresenta uno dei settori a più alto potenziale di crescita dell'economia italiana.

I numeri in Italia

Qual è quindi lo stato di salute del polmone innovativo del Paese? Nel 2013 ottimo, grazie anche alla spinta data dal Decreto Sviluppo Bis (dicembre 2012) che ha posto le basi per l'uscita allo scoperto e la certificazione di questa nuova economia, e il 2014 consolida lo slancio. Gli indicatori numerici infatti sono tutti positivi: in Italia sono ormai registrate 2.716 start-up innovative (erano 1.227 nel 2013); 197 sono le start-up finanziate (113 nel 2013); 36 (32) gli investitori istituzionali di cui 6 pubblici e 30 privati; 100 (97) gli incubatori ed acceleratori di cui 60 pubblici e 40 privati; 38 (40) i parchi scientifici di cui 35 pubblici e 3 privati; 62 (63) gli spazi di coworking; 52 (33) le competizioni dedicate alle start-up. Allargando ulteriormente l'ambito dell'ecosistema, la ricerca mostra come in Italia esistano 48 piattaforme di crowdfunding, 46 FabLabs, 21 hackathons (eventi, della durata di uno o due giorni, cui partecipano a vario titolo esperti di diversi settori dell'informatica: sviluppatori di software, programmatori e grafici ...), 38 empowerment programs e 46 bandi attivi.
Se crescono i numeri assoluti delle imprese e delle iniziative, non vanno però di pari passo gli investimenti a supporto di questa crescita: gli investimenti in start-up hi-tech, che nel 2013 erano cresciuti (129 milioni) rispetto al 2012 (112 milioni), per il 2014 lasciano prevedere una contrazione del 15% (si chiuderà l'anno a 110 milioni). La causa della diminuzione di investimenti è l'esaurirsi di bandi e fondi europei destinati, soprattutto, allo sviluppo del Mezzogiorno. Ma se cala la parte di aiuto pubblico, una buona notizia è data dall'aumento (+17%) degli investimenti da parte di business angel, family offices e incubatori e acceleratori (per un totale di 55 milioni).

2 interlocutori chiave

Proprio sul tema dei finanziamenti interviene Barilli, che osserva: «Gli investitori cosiddetti istituzionali hanno un ruolo di continuità importante nel sostegno alle giovani imprese innovative. Le banche hanno iniziato a fornire prestiti rilevanti, di medio termine, alle start-up, grazie al fondo di garanzia statale, pari a quasi 100 milioni di euro (ne abbiamo parlato qui, ndr). E le start-up intanto crescono: sono più che raddoppiate in un anno quelle iscritte al registro dedicato presso le camere di commercio e sono quasi raddoppiate quelle che hanno ricevuto investimenti in equity». Cosa fare di tutta questa massa critica, perché si trasformi in reale economia? «La nostra azione si rivolge ora a 2 interlocutori chiave per far crescere ulteriormente il sostegno alle giovani imprese innovative», spiega Barilli, «da una parte alle aziende italiane, ancora troppo timide negli investimenti finanziari e industriali in start-up; dall'altra, agli investitori e alle imprese straniere, che troppo spesso non hanno nei loro radar il nostro ecosistema, ricco di start-up di valore e che stanno sulla frontiera dell'innovazione mondiale».
3 Dicembre 2014

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