17 Luglio 2018 / 05:59
Rapine in picchiata

 
Sicurezza

Rapine in picchiata

di Giovanni Gioia - 1 Giugno 2010
Continua a calare il numero degli attacchi agli sportelli bancari: nel 2009 sono stati 1.744, il 19,3% in meno. Proseguendo la tendenza positiva che era già emersa nel 2008
“Anche i rapinatori di banche sono in crisi! Un crollo così drastico degli eventi criminosi e un valore così basso dell’indice di rischio non si erano mai verificati dal 1990 ad oggi”. Solo un anno fa commentavano così il forte decremento delle rapine, indice di un successo raggiunto sul piano della prevenzione e della sicurezza. Cosa possiamo dire oggi che i dati OSSIF, il Centro di Ricerca dell’ABI sulla sicurezza anticrimine, testimoniano che nel 2009 le rapine consumate sono state 1.744 (era dal 1995 che non si scendeva sotto quota 2.000), e il decremento rispetto allo scorso anno è stato del 19,3%? Se è difficile raggiungere un risultato così importante, ancor più arduo è ottenerlo di nuovo.
Lo ha confermato anche il Ministro dell’Interno Roberto Maroni nel corso dell’incontro organizzato da OSSIF nel dicembre 2009, preannunciando il calo di oltre il 6% di tutte le tipologie di reato nel corso del 2009 (cfr. anche l’articolo di p. 20): “..in ambito bancario il calo delle rapine è un dato estremamente positivo, che acquista ancor più valore alla luce del fatto che ottenuto a seguito di un anno, il 2008, già caratterizzato da un decremento di oltre il 27%”.
Netto è stato anche il calo dell’indice di rischio, pari a 5,1 rapine ogni 100 sportelli (contro 6,4 del 2008) e del danno economico complessivo, pari a 36,8 milioni di euro, sette in meno rispetto allo scorso anno. Un leggero incremento si è invece verificato nel bottino medio che ha superato la soglia dei 21 mila euro, anche se in realtà la maggior parte delle rapine è stata caratterizzata da importi più bassi: nel 29% dei casi il bottino non ha superato i 5 mila euro (media di appena 2.300 euro) e nel 36% dei casi è stato compreso tra 5 e 15 mila euro (media di 9.300 euro).

Azioni anticrimine

Le azioni che le banche stanno sviluppando per contrastare il fenomeno rapina sono molteplici: dalla limitazione dell’uso del contante a una maggiore automazione allo sportello e a un uso più diffuso delle tecnologie, da una maggiore attività di informazione e formazione del personale ad un’intensificazione della collaborazione con le Forze dell’ordine.
Bisogna anche sottolineare i continui investimenti delle banche per la sicurezza anticrimine (+8,3% nel 2008) di cui circa la metà sono destinati proprio alla prevenzione anti-rapina.
Tali investimenti sempre più si orientano verso sistemi tecnologicamente avanzati: nel 2009 è ad esempio aumentato nelle filiali bancarie l’utilizzo dei dispositivi di erogazione automatica delle banconote (17,5% contro il 10,3% del 2008) e dei rilevatori biometrici (7,7% contro il 6%).

Sinergia vincente

È sempre più intensa inoltre la sinergia tra ABI e banche da un lato e Prefetture e Forze dell’ordine dall’altro, avviata con l’obiettivo di migliorare la prevenzione con un efficace scambio di informazioni.
Il “Protocollo d’intesa per la prevenzione della criminalità in banca” è a oggi operativo in 94 province e dagli ultimi dati della Polizia Criminale di fonte SDI emerge come la percentuale di autori di rapine scoperti è salita al 46,8%, anche grazie alle immagini fornite dalle banche. Ma l’attenzione deve rimanere sempre alta. Recenti studi affermano che la principale causa delle numerose rapine in Italia è da ricondurre proprio all’eccessiva presenza di contante.
Il nostro paese, infatti, è ancora in ritardo nell’utilizzo degli strumenti di pagamento elettronici: basti pensare che il 90% dei pagamenti avviene ancora in contanti, contro il 78% della Germania, il 69% del Belgio, il 67% dell’Olanda, il 65% della Gran Bretagna e il 59% della Francia.

Analisi del territorio

Come di consueto la regione maggiormente colpita è stata la Lombardia con 445 episodi (-22,7%) seguita dal Lazio con 209 (+9,4%), la Sicilia con 177 (-26,3%) e l’Emilia Romagna con 151(-26%). In totale, il decremento delle rapine ha caratterizzato ben 14 regioni su 20 – oltre al Lazio, solo Liguria, Toscana, Sardegna, Molise e Calabria hanno subito un incremento – e 66 province su 107.
Anche a livello provinciale le aree più critiche si sono confermate quelle di Milano con 265 rapine e Roma con 161.
Tuttavia mentre nel capoluogo lombardo il risultato è comunque da ritenersi positivo, in quanto frutto di un calo del 23% rispetto allo scorso anno, nella capitale si è invece avuta una recrudescenza del fenomeno della stessa entità (+23%). Seguono le province di Torino con 93 rapine (-16%), Napoli con 70 (+4,5%) e Bologna con 54 (-11,5%). Si segnalano in particolare il forte decremento registrato nella regione Puglia (-63,8%) ed in particolare in provincia di Bari (-75,6%) ed anche i risultati positivi registrati in piazze importanti come Verona (-41,9%), Palermo (-39,6%), Reggio Emilia (-37,8%), Catania (-15,3%), Bologna (-11,5%).

La Sardegna frutta di più

Considerando invece l’indice di rischio, ottenuto rapportando le rapine agli sportelli bancari esistenti, la situazione più critica si è confermata essere quella siciliana (9,8 rapine ogni 100 sportelli il dato regionale), in particolar modo nelle aree di Siracusa (23,4), Catania (13,3) e Caltanissetta (9,7). Complessivamente in 39 province è stato registrato un indice di rischio più elevato della media nazionale (5,1).
Le rapine che hanno “fruttato” di più sono state invece compiute in Sardegna (oltre 37 mila euro di media) e, tra le province con almeno 6 rapine subite, nelle zone di Treviso (quasi 52 mila euro), Forlì (44,8 mila euro), Ancona (44,4 mila), Arezzo (41,2 mila) e Napoli (40,3 mila).
Nel 2009 sono state registrate anche 364 rapine non portate a termine, pari al 17,3% delle rapine totali. Nel 2008 tale percentuale era stata pari all’13,2%, pertanto nell’ultimo biennio è diminuita la probabilità per i malviventi di concludere i loro attacchi.

Il modus operandi

A dominare la scena sono stati soprattutto microcriminali. Ma dalle analisi effettuate emergono delle modalità di condotta, fortunatamente non numerose, che fanno senza dubbio pensare ad azioni di gruppi professionisti che organizzano in modo scientifico i loro attacchi.
In oltre i due terzi dei casi le rapine sono state compiute durante la mattina, lasso di tempo nel quale si sono avute anche le perdite medie più lievi (circa 16 mila euro). Ma si deve registrare anche un 13% di rapine, avvenute in prossimità degli orari di apertura o chiusura delle filiali, che hanno fruttato mediamente dai 41 mila ai 68 mila euro.
Nel 94% dei casi l’accesso in filiale dei malviventi è avvenuto tramite l’ingresso principale, mentre nel restante 6% dei casi è avvenuto o tramite irruzione attraverso le finestre o le vetrine o addirittura tramite dei fori nelle pareti o nel pavimento, passando attraverso i condotti fognari. Si tratta di casi in cui i malviventi entrano in filiale in orario notturno per attendere l’ingresso dei dipendenti la mattina seguente. Tali casi sono stati caratterizzati da importi decisamente più elevati (dai 52 agli 86 mila euro). Hanno agito prevalentemente in coppia (51% dei casi) o da soli (33%), in un periodo di tempo non superiore ai 3 minuti (62% dei casi).
È emersa una correlazione direttamente proporzionale tra i seguenti fattori: numero dei rapinatori, durata dell’evento e bottino complessivo asportato. Con riferimento ai rapinatori, infatti, le rapine condotte da un solo malvivente sono state caratterizzate da una media inferiore agli 11 mila euro contro una media di oltre 71 mila euro per le rapine condotte da più di 3 rapinatori (4% dei casi). Anche per quanto riguarda la durata dell’evento si passa da una media inferiore ai 13 mila euro per le rapine avvenute in meno di 3 minuti, a una media superiore ai 64 mila euro per le rapine durate più di 12 minuti.
Con riferimento infine al tipo di armi utilizzate, in quasi la metà dei casi i malviventi hanno agito utilizzando piccole lame o taglierini. Continuano ad aumentare le rapine effettuate con le sole minacce (24% dei casi), mentre quando sono state utilizzate armi da fuoco (un altro 24% dei casi) sono stati sottratti bottini più consistenti (oltre 36 mila euro di media).
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