20 Luglio 2018 / 14:02
Responsabilità sociale, le banche puntano sui criteri ESG
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Banca

Responsabilità sociale, le banche puntano sui criteri ESG

di Angela Tanno, Luca Luciani - 4 Giugno 2012

Cresce in banca l'attenzione per i criteri legati alla salvaguardia dell’ambiente, della società e della governance. Numerosi elementi, emersi dal Rapporto ABI ESG Benchmark 2011, ne sono una dimostrazione...

La crisi non abbassa l’attenzione delle banche ai temi di responsabilità sociale. Il 73% dell’industria bancaria italiana, in termini di totale attivo di sistema, ha formalizzato l’impegno di responsabilità sociale d’impresa (CSR – Corporate Social Responsibility) sviluppando una strategia che prende in considerazione i criteri ESG – l'acronimo sta per Environment, Social e Governance - per meglio gestire impatti, rischi e opportunità connessi al proprio business. La formalizzazione si traduce in una vera e propria pianificazione strategica di CSR per il 63,4% delle banche – dato in crescita rispetto all’analisi del 2009.
La formalizzazione dell’impegno di CSR trova conferma nella diffusione, nelle diverse strutture aziendali, di un presidio specifico delle tematiche di responsabilità sociale: il 61,8% del sistema bancario (79,4% sul totale attivo dei rispondenti) ha istituito un’unità formalmente dedicata alla responsabilità d’impresa e il 15,4% (19,8% sul totale attivo dei rispondenti) dispone di un presidio dedicato al tema riconoscendone quindi un’autonomia e una visibilità pari a quella di altre principali funzioni organizzative.

Il coinvolgimento del management

A fronte della crescente importanza di queste unità/presidi, cresce sempre di più la consapevolezza che le politiche di CSR non possano essere prerogativa esclusiva degli addetti ai lavori, ma debbano interessare tutti i responsabili di funzione e di business. La CSR è infatti una dimensione che necessita di una interazione con tutti gli ambiti della gestione aziendale affinché i fattori ambientali sociali e di governance vengano integrati con successo nelle attività tipiche della banca. Proprio a tal fine, il ruolo dell’unità/presidio organizzativo di CSR mira, tra l’altro, a sviluppare l’interazione e agevolare il coordinamento tra la responsabilità sociale e le differenti funzioni aziendali, in maniera trasversale.
Tra le varie funzioni aziendali con cui la CSR si relaziona, il Management è molto coinvolto, a testimonianza che la consapevolezza, o almeno la conoscenza, dei vertici aziendali della valenza strategica della CSR è necessaria per la sua integrazione all’interno del business aziendale.

Benchmark e Codice etico

Nelle strutture di governo degli istituti bancari il Benchmark rileva la presenza di organismi, oltre al Comitato Etico, che, pur non deputati esclusivamente alla gestione e al monitoraggio di temi etici, hanno responsabilità dirette sui temi economici, sociali e ambientali.
Si tratta di comitati diversificati per funzioni svolte e temi di interesse. È abbastanza diffuso che tali organismi rispondano direttamente al più alto organo di governo e che tra i componenti siano presenti membri indipendenti.
Il Codice etico viene adottato da banche che rappresentano il 78% del totale attivo di sistema. I contenuti del Codice riguardano: indicazione dei diritti, doveri e responsabilità della banca nei confronti degli stakeholder (77,9%); norme di comportamento (77,6%); indicazione degli organi preposti al controllo e a cui rivolgersi in caso di violazioni (77,2%); meccanismi di attuazione e controllo (75,4%); sanzioni (35,4%).

Attività corporate e retail

Il 71% del totale attivo di sistema, con riferimento all’operatività Corporate , adotta politiche che includono criteri ESG. Il dato è supportato dall’applicazione di tali politiche in procedure specifiche che sono attuate da banche che rappresentano il 69,3% del sistema bancario; il 59% sviluppa programmi di formazione ad hoc affinché queste procedure siano implementate correttamente.
Le procedure sviluppate per individuare e valutare rischi ambientali e sociali consistono soprattutto in procedure ad hoc (63,3%) ma vi sono anche procedure integrate in quelle standard di valutazione del merito creditizio (57,1%).
Il 74% del totale attivo di sistema offre prodotti “verdi” che vanno, solo per citarne alcuni, dai “Prestiti a tassi agevolati per favorire la riduzione di CO2”, in ambito Retail , ai “Finanziamenti per favorire l'approvvigionamento da fonti rinnovabili e efficienza energetica” in ambito Corporate.
Insomma lo spettro di azioni CSR in banca si è allargato e non comprende più esclusivamente progetti di comunicazione.

Politiche di rendicontazione

Le banche italiane continuano ad essere attive nella rendicontazione degli aspetti ambientali sociali e di governance: nel 2011 hanno pubblicato un bilancio di sostenibilità banche che rappresentano l’80% del totale attivo di sistema.
Le iniziative delle banche sono volte a dare conto del valore complessivo generato dalla propria attività, illustrando la coerenza fra i valori, gli obiettivi dichiarati, gli impegni assunti nei confronti dei propri interlocutori e i comportamenti messi in atto. La rendicontazione - così intesa - è un’opportunità per gestire elementi extra finanziari, migliorare l’allocazione strategica delle risorse, ridurre i costi, monitorare meglio i rischi di varia natura - inclusi quelli reputazionali - ed identificare opportunità di business promuovendo maggiore trasparenza nell’informativa al mercato.
Per la rendicontazione di sostenibilità nel settore bancario italiano si afferma l’utilizzo delle linee guida internazionali Global Reporting Initiative – GRI prese a riferimento dal 74% del totale attivo di sistema. Quasi la totalità delle banche utilizza, nello specifico, il supplemento del settore finanziario del GRI (Bancaforte ha affrontato questi temi nello Speciale CSR ).
Il processo di rendicontazione è tanto più significativo quanto più ampio è il coinvolgimento delle diverse funzioni aziendali che, ognuna per le competenze specifiche, apportano valore al processo stesso nelle sue diversi fasi, dalla valutazione del progetto alla elaborazione del documento, fino alla sua diffusione e comunicazione. La partecipazione delle diverse funzioni aziendali si attesta, nella maggior parte dei casi, su valori alti, a significare che in banca sono diffusi i gruppi di lavoro interfunzionali dedicati a questa attività. Si tratta di gruppi generalmente coordinati dalla struttura di CSR e a cui partecipano rappresentanti aziendali con competenze e conoscenze diverse, necessarie per la raccolta delle informazioni e dei dati.
Gli stakeholder restano il centro del processo di rendicontazione in quanto sono i destinatari del documento e delle attività che esso sottende: il 63% delle banche organizza forme di consultazione con gli stakeholder durante il processo di elaborazione del Rendiconto.
La valenza strategico-gestionale del Rendiconto agli stakeholder è confermata anche dall’attenzione che i vertici aziendali mostrano nei riguardi del documento che, nella maggior parte dei casi, è approvato dai vertici della banca e dal suo Consiglio di amministrazione. Portare il Rendiconto di sostenibilità al vaglio dei massimi organi aziendali significa voler promuovere una visione quanto più possibile integrata del valore che la banca sta creando per i propri azionisti ma anche per tutti gli altri stakeholder.
In questo contesto, si stanno sviluppando interessanti pratiche di rendicontazione che mirano a integrare le informazioni contenute nel bilancio di esercizio con quelle non finanziarie. Ad esempio, in alcuni casi, il bilancio di sostenibilità contiene l’indicazione del Valore aggiunto, ovvero il conto economico riclassificato per porre in evidenza il processo di formazione del valore e la sua distribuzione ai vari stakeholder della banca. Il 71% delle realtà analizzate allega e distribuisce il Rendiconto insieme al bilancio di esercizio.
In maniera meno diffusa vengono integrate parti del bilancio di sostenibilità all’interno della Relazione sulla gestione.

Su cosa investire di più?

Accanto ai tanti segnali positivi che evidenziano i progressi messi in atto, ESG Benchmark evidenzia anche ambiti che necessitano di un maggiore sviluppo. Ne sono esempio:
  • la relazione con gli investitori socialmente responsabili, il cui potenziamento andrebbe a vantaggio di ulteriori opportunità di raccolta di capitale;
  • il coinvolgimento più ampio e strutturato degli interlocutori nel processo di rendicontazione di sostenibilità.
Occorre agire in maniera diversa a seconda della situazione: concentrare maggiori sforzi su quegli aspetti che necessitano di passare da una conoscenza teorica ad una applicazione pratica; identificare gli aspetti che sono già in una fase avanzata di sviluppo in modo da farli diventare punti di forza su cui poter contare.
A fianco di realtà importanti che competono a livello internazionale anche sulle migliori pratiche di CSR, il sistema bancario italiano comprende diverse banche che sono a uno stato avanzato di integrazione della CSR nel proprio business. Per loro l’esigenza è quella di raccordare le azioni promosse e agire in maniera coordinata sull’identificazione delle priorità rilevanti da affrontare.

L'analisi dell'ABI

ESG Benchmark, indagine biennale dell’Associazione Bancaria Italiana, nasce dall’attenzione che le banche e ABI hanno dedicato negli ultimi anni alla responsabilità sociale d’impresa, come ulteriore leva di innovazione e di sviluppo. L’obiettivo è quello di fornire un’analisi di posizionamento sull’integrazione dei fattori ESG nella strategia, nell’organizzazione, nei processi e nella relativa rendicontazione delle attività della banca, a supporto dello sviluppo del business del settore bancario. L’indagine consente agli Associati di confrontarsi a livello individuale e consolidato su una serie di parametri fornendo analisi e strumenti per agevolare l'integrazione volontaria dei fattori ESG nella propria attività.
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