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Scuola digitale? All'Italia un 6 meno meno

Scuola digitale? All'Italia un 6 meno meno

Il Rapporto Ocse sull'avanzamento tecnologico della scuola pubblica segnala molti gravi ritardi: il gap digitale è molto ampio, investiti solo 5 euro all’anno per studente. Ma con molti consigli utili ...
Mattia Schieppati
Mentre si discute di Agenda e di Agenzia Digitale (il 10 marzo è stato approvato lo Statuto), c'è un rapporto che viene dall'Ocse che propone una fotografia molto importante - e non del tutto positiva - del futuro digitale italiano. Perché ha messo sotto analisi in maniera dettagliata quello che è l'ambito chiave in cui si costruisce il futuro: la scuola.
È stato infatti pubblicato e presentato dal Ministro dell'Istruzione Francesco Profumo il Rapporto The Italian strategy for digital schools, realizzato dall'Ocse – l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che tira le conclusioni - oggettive - del primo quadriennio 2008-2012 del Piano nazionale scuola digitale, il programma di alfabetizzazione informatica e digitalizzazione della scuola italiana promosso dal Miur. Piano che si era posto tre obiettivi molto vasti:
  • far sì che nell'attività scolastica quotidiana delle scuole pubbliche siano disponibili strumenti e tecnologie digitali;
  • sperimentare nuovi modelli di didattica e di organizzazione scolastica basati sull'Ict;
  • supportare lo sviluppo e l'introduzione nelle classi di nuovi device tecnologici.
Tre fronti d'intervento che in questi quattro anni si sono concretizzati in quattro programmi specifici:
  • l'introduzione delle Lim, le lavagne interattive multimediali, nelle classi;
  • il progetto cl@asse 2.0;
  • il progetto scuol@ 2.0;
  • l'utilizzo di editoria digitale per la scolastica.
Arrivati, alla fine del quadriennio, al momento della pagella, l'Ocse promuove l'Italia, riconoscendo la bontà del programma quadriennale e i passi in avanti fatti sul fronte della digitalizzazione, ma con una fortissima riserva. "Le scuole italiane hanno una bassa penetrazione di Ict", è il giudizio, lapidario, che apre la prima sezione del Rapporto. I motivi sono evidenti: l'Italia è terz'ultima, nell'Europa a 27, per disponibilità e utilizzo di strumenti e tecnologie digitali nelle classi (peggio fanno solo Romania e Grecia). "Nel 2011 solo il 30% degli studenti italiani di terza media utilizzava le Ict come strumento di apprendimento durante le lezioni di scienze, rispetto a una media del 48% in altri Paesi dell'Ocse", evidenzia il Rapporto, sottolineando anche, al di là delle buone intenzioni del Piano, che il motivo principale di questa scarsa efficacia è il solito: la mancanza di risorse economiche per sostenerlo.
Il budget messo a disposizione è stato di soli 30 milioni di euro all'anno, lo 0,1% delle risorse che il Miur dedica alla scuola pubblica, che si traduce in una media di 5 euro investiti ogni anno per ciascuno studente. In totale, sono solo 416 le scuole in cui è stato messo in atto il progetto pilota cl@sse 2.0, mentre solo 14 scuole primarie e 15 secondarie sono state inserite nella sperimentazione scuol@ 2.0. Una diffusione ancora troppo bassa, che evidenzia anche numericamente il gap digitale che è proprio una delle mancanze su cui l'Agenda digitale ha la priorità d'intervenire ("Al ritmo attuale ci vorranno più di 15 anni per dotare l`80% delle classi italiane di strumenti tecnologici nelle classi, in particolare delle Lim, ovvero per raggiungere l`attuale livello di dotazioni del Regno Unito", viene detto). Altra carenza evidenziata dal Rapporto Ocse, l'insufficiente preparazione dei docenti preposti all'introduzione e all'utilizzo delle nuove tecnologie.
Complessivamente, al 31 agosto 2012 i numeri della digitalizzazione scolastica sono i seguenti: i computer presenti nelle scuole sono: 169.130 nella scuola primaria (1 Pc ogni 15 studenti); 150.385 nella secondaria di I grado (1 Pc per ogni 11 studenti); 334.079 nella secondaria di II grado (1 Pc per ogni 8 studenti). I dispositivi portatili (notebook o tablet) in uso individuale agli studenti sono 13.650. Le Lim attualmente installate sono 69.813, per una copertura del 21,6% delle aule scolastiche. Le aule connesse in rete sono circa il 54%, mentre l’82% circa delle scuole possiede una connessione internet. Ancora non basta secondo l'Ocse.
Esaurita la parte destruens, l'Ocse propone anche delle "raccomandazioni", alcuni compiti a casa, insomma, per arrivare un po' più preparati al prossimo esame. Prima di tutto, si invita il Ministero ad attivare sinergie e collaborazioni per poter mettere a disposizione più risorse in questo ambito di sviluppo, "si ricorra a finanziamenti integrativi, da parte di privati, regioni, Ffndazioni", ma anche a scegliere tecnologie più economiche e accessibili, come kit composti da computer di classe, visualizzatore e proiettore.
Infine 4 consigli importanti:
  • lo sviluppo di una piattaforma virtuale di scambio delle risorse digitali per insegnanti;
  • la possibilità per le scuole di organizzare la formazione dei docenti in modo flessibile;
  • l'istituzione di premi per gli insegnanti e fiere dedicate all'innovazione;
  • la definizione di obiettivi e criteri di valutazione dei risultati.
14 Marzo 2013

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