23 Luglio 2018 / 03:41
Selfie o no selfie, anche questo è il dilemma

 
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Selfie o no selfie, anche questo è il dilemma

di Ildegarda Ferraro - 4 Settembre 2015
Quando ormai l’autoscatto è una tendenza globale, dal Presidente Obama all’ultimo studente delle scuole medie, comincia ad accreditarsi l’orientamento a liberarsi dalla costante rappresentazione di sé. Da soli o accompagnati. Certo proliferano le regole su come fotografarsi, ma anche quelle che dicono quando evitare di farlo ...
“Proprio bello qui. Facciamoci un selfie”. Guardo il mio ospite non proprio convinta. Siamo entrati in una bella sala antica e la sua prima reazione è stata quella di proporre uno scatto di noi qui. “Perché no? – mi dice, guardando la mia espressione laconica - È divertente”. Ecco forse il successo dell’autoscatto con lo smartphone è in questo “è divertente”.
Mi imbatto ogni giorno in fautori dello scatto. Altro giro altra corsa. “Scusa perché sei no-selfie? Che cosa c’è che non va nel fotografarsi da sé senza dare fastidio a nessuno?” Mia figlia mi guarda perplessa. Ho appena detto da che parte sto. E certamente non faccio parte del popolo di quelli che si riprendono costantemente. Ma d’altro canto lei fa corpo unico con smartphone, pc o tablet. Si muove, scatta e esce bellissima. E questo conta. Probabilmente fa uso delle app più innovative con filtri dell’ultima generazione. Ma certo non glielo chiedo. Sono no-selfie, o almeno ci provo.

Un selfie a regola d’arte

Non so se ha dato un occhio alle regole che circolano in rete per fare un selfie perfetto. Ce ne sono di tutti i tipi: quelle del fotografo, che svela i trucchi del mestiere (leggi qui), e quelle per essere bellissimi (leggi qui) e ancora quelle su quali app scaricare per avere una cassetta degli attrezzi dignitosa (leggi qui).

Un selfie è per tutti

Selfie e smorfie per Obama nel video che ha spopolato sul web per promuovere l'assicurazione sanitaria
Ma questo ovviamente è per chi è pro selfie. Obbiettivamente per quasi tutti, a partire dal Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama), all’ultimo ragazzino al suo primo cellulare.
Il selfie, quella pratica ormai costante di fotografarsi da soli o in compagnia ormai dilaga (leggi qui). Non si salva nessuno, neanche Papa Francesco bersagliato di scatti, che ci ha tenuto a sottolineare che il selfie va bene ma con giudizio. E certo pochi sono tanto fotografati come il Papa, che ha una vasta esperienza nel campo visto che tutti puntano ad avere un’immagine con lui.

Centinaia di milioni di autoscatto

Siamo un popolo di appassionati dell’autoscatto. Perché ci piacciono ed anche perché non sempre ci si può sottrarre. Secondo una recente ricerca in Italia se ne fanno 730 milioni ogni anno, il 65% degli intervistati ha dichiarato di averne scattato almeno uno nella vita.
Per Papa Francesco il selfie va bene ma con giudizio
L’indagine ha anche definito quelli che hanno lasciato una traccia più forte. Spiccano quelli del calciatore Francesco Totti, dell’astronauta Samantha Cristoforetti dalla Stazione spaziale internazionale, di Papa Francesco, di Michelle Obama nella sua visita in Italia e del Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Da uno scatto molto di sé

In un selfie ci sono milioni di informazioni. E le immagini postate sui social network vengono usate per tracciare un quadro delle tendenze dei consumatori. Software di image recognition scandagliano costantemente Facebook, Instagram, Pinterest e Trumblr alla ricerca di elementi di interesse. E così, se un prodotto viene associato ad un’immagine, può accadere che se ne traggano delle conclusioni. Per esempio Chobani, marchio americano di yogurt, messo a fuoco che molte delle foto di chi consumava il prodotto erano in auto, ha realizzato una linea specifica (leggi qui). Certo la privacy ne esce provata, ma d’altra parte nessuno ci impone di rendere pubblica minuto per minuto la nostra vita.

No-selfie

Non si è mai scattato tanto. Ma comincia anche ad accreditarsi una tendenza al no-selfie. Rocco Cotroneo nel suo libro Lo sguardo rovesciato. Come la fotografia sta cambiando le nostre vite (Utet, pp.161) traccia una vera e propria fenomenologia del selfie, che chiarisce è diverso dal vecchio autoscatto con la Kodak. “Non ti vedi mentre lei scatta” – scrive Cotroneo – “non puoi cambiare espressione, non metti il tuo corpo in diretta decidendo come muoverlo, non puoi valutare quali saranno il tuo sorriso e il tuo sguardo. Tutto questo il selfie lo può fare. Ti specchi, e trasformi quell’immagine riflessa in una fotografia”. E come dice Aldo Cazzullo parlando del libro “Si vive con lo specchio in mano; e i social network moltiplicano la nostra immagine riflessa all’infinito. Ognuno si sente al centro dell’universo e pensa di mettere la propria vita in comune con quella degli altri; ma rischia di diventare un narciso innamorato della propria immagine riflessa, sino a consumarsi di inerzia, di inedia, di alienazione dalla vita, quella vera” (approfondisci qui). La conclusione è che non fermiamo più un momento nel tempo. Pubblichiamo foto che rappresentano quello che vorremmo essere, rappresentazione narcisistica che nasconde più che rappresentare la nostra identità.
Come ha raccontato su Repubblica Stefano Bartezzaghi cresce il movimento no-selfie. Ha come inno irridente e per niente snob la canzone di Devin Parker Anti-Selfie e un teorico di razza come può essere lo storico dell’arte Simon Schama.

Bon ton selfie

E accanto a selfie area (leggi qui) appaiono regole su luoghi e situazioni in cui è richiesto di fermarsi con lo scatto. In alcuni musei e luoghi storici i selfie sono vietati, come al Moma di New York, alla National Gallery di Londra e agli Uffizi di Firenze. Ci sono hotel dove i selfie è bene non scattarli (leggi ancora la Repubblica). Ma anche al Festival di Cannes oppure in presenza della regina Elisabetta è bene astenersi (leggi qui e anche qui). L’Italia è tra i paesi più fotografati dagli appassionati dei selfie, come emerge da una ricerca di Eikon Strategic Consulting, analizzando i tag su Instagram.
Il bon ton diciamo che è legato certamente al buon senso. Evitare di lanciarsi in scatti su scatti in situazioni in cui può dar fastidio è una regola sana. Devo però anche aggiungere che è vero il contrario. Sono no-selfie, ma una delle poche immagini che circola di me è un selfie. E faccio parte anche io di quel 65% che almeno un selfie nella vita lo ha scattato. Ma se lo fanno il Presidente Obama e Papa Francesco come posso tirami indietro io?
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