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Selfie Payments nel futuro delle banche

Selfie Payments nel futuro delle banche

Una ricerca di Sony Mobile esplora le potenzialità degli autoscatti come strumenti di autenticazione, con utilizzo in ben 10 ambiti: dai pagamenti al dating, fino al settore medico e al tempo libero. E già gli esperti parlano di selfie security. Ma intanto, da Mastercard a Uber, la fotocamera è già in azione ...
Mattia Schieppati
Altro che moda da ragazzini iperpresenzialisti o da vip in cerca di fama digitale. Da vetrina voyeuristica di ego ipertrofici, i selfie potrebbero a breve diventare la leva per modificare in maniera radicale diversi ambiti di business, in particolare tutti quelli che passano attraverso sistemi di autenticazione. In primis, i sistemi di pagamento online e mobile.
A spiegare come l’autoscatto sia una tecnologia dalle brillantissime potenzialità, ancora poco esplorate, è lo studio dal titolo "Il Futuro dei Selfie" realizzato da Sony Mobile in collaborazione con Futurizon, che ha sondato un campione di 6 mila consumatori europei facendo emergere diversi spunti su come le tecnologie di riconoscimento e di face mapping basate sull’autoscatto effettuato con la camera del cellulare possano trovare applicazione nei più svariati settori, e tutte per impieghi “seri”.
I numeri che emergono dalla ricerca dimostrano come l’autoscatto sia ormai diventato una pratica consueta in un pubblico trasversale e sono notevoli: l’83% degli europei ha scattato un selfie, il 64% almeno una volta al mese. La media è di 40 selfie mensili. Il 40% li condivide sui social media, il 44% li manda al proprio compagno o compagna; sono i più giovani a scattarne di più (il 96% ha meno di 24 anni), mentre fra gli over 55 la percentuale scende a 64%.
Dal dating ai pagamenti, il rapporto individua numerosi ambiti in cui i selfie giocheranno una partita importante nei prossimi cinque anni. Tra questi, un ruolo fondamentale lo avrà l'ambito del banking: più o meno la metà dei giovani tra i 25-34 anni si sentirebbe molto più sicura se avesse accesso alla propria banca attraverso una autoscatto che funga da password. Inoltre, dagli intervistati emerge la richiesta di poter utilizzare i selfie come modalità di pagamento, per esempio come “biglietto” per accedere al cinema o sui mezzi pubblici.
Mentre questa ricerca consente di spaziare con la fantasia, sono già diverse le realtà, in campi molto differenti, che hanno scelto lo strumento del selfie per attività autorizzative o di sicurezza.

10 possibili usi della fotocamera per la selfie-generation

Il report di Sony Mobile con l’apporto del del futurologo Ian Pearson, ha identificato i migliori ambiti in cui i selfie giocheranno un ruolo fondamentale nei prossimi cinque anni:
1. Dating: fare un selfie con i tuoi “date” per scoprire cosa pensano realmente
2. Settore medico: più del 25% delle persone preferirebbe vedere il proprio medico curante attraverso un selfie o una video-chiamata, almeno inizialmente
3. Banking nella selfie-generation: circa la metà dei giovani tra i 25-34 anni si sentirebbe molto più sicura se avesse accesso alla propria banca attraverso una “selfie password”
4. Tempo libero: circa la metà degli amanti dell’avventura vorrebbe provare un “selfiecoaster”, montagne russe che permettono di catturare le emozioni in tempo reale direttamente durante l’esperienza
5. In palestra: selfie che funzionano attraverso l’intelligenza artificiale per monitorare il corpo, sentire i battiti cardiaci e fornire suggerimenti per migliorare la tecnica e eseguire un movimento accuratamente
6. Vestiti su misura: realizzare una foto 3D del proprio corpo per creare vestiti su misura.
7. Retail: la fotocamere dello smartphone diventa un camerino virtuale per provare diversi outfit
8. Pagamenti: selfie utilizzati come modalità di pagamento per entrare al cinema oppure accedere a un’attrazione turistica
9. Robotica: usare lo smartphone per controllare droni o robot e scattare selfie da luoghi estremi
10. Casa: utilizzare i selfie per rendere più sicura la propria casa o accedere alla propria auto.

Mastercard e Uber all’avanguardia

Già lo scorso ottobre fu Mastercard uno dei primi grandi operatori a lanciare “Selfie Pay” (leggi qui), un servizio atto a semplificare la procedura di pagamento tramite smartphone basato sul sistema "Identity Check Mobile”, che prevede come metodo di validazione di un pagamento in Internet il semplice gesto di inquadrare con lo smartphone il proprio volto e sbattere gli occhi per garantire che non si tratti di utilizzo illecito di una foto rubata per esempio da un qualunque profilo social. Per il setup iniziale è sufficiente scaricare l’app e fotografare il proprio volto: il sistema crea e memorizza sui server di Mastercard una mappa digitale del viso di ciascun titolare, che viene “tradotta” in una stringa di codice criptato che vale come ID e viene utilizzato per autorizzare i futuri pagamenti.
Dopo mesi di test, anche Uber ha lanciato la sua “Real-Time ID Check”: agli autisti è richiesto di scattarsi una foto ogni volta che iniziano una corsa, così da identificarsi; una sorta di garanzia in tempo reale a tutela dei passeggeri.
Passa attraverso la videocamera del telefonino anche il sistema di archiviazione e trasmissione della app Concur, pensata per manager che viaggiano spesso per lavoro e hanno necessità di tenere sotto controllo le proprie spese di trasferta. Concur consente di fotografare con lo smartphone fatture e ricevute, che vengono memorizzate e trasferite direttamente all’ufficio amministrativo della propria azienda per un’archiviazione ordinata e un controllo in tempo reale. Altro modo di usare la videocamera, diverso dal selfie, ma comunque legato alla trasmissione di dati sensibili, e quindi da sottoporre a stringenti necessità di sicurezza.

Più sicuro o solo più comodo?

Quella che si sta aprendo, insomma, ha senza dubbio tutte le potenzialità per diventare l’era della «selfie security». Così l’ha ribattezzata l’autorevole Wall Street Journal, che ha interpellato alcuni esperti di cybercrimine sulla tendenza in atto. «La qualità delle videocamere che equipaggiano gli smartphone di ultima generazione», spiega Marc Goodman, esperto di sicurezza e autore del libro Future Crimes, «garantisce una mappatura del volto dettagliatissima, con un margine di sicurezza pari a quella garantita oggi dai sistemi di rilevamento delle impronte digitali». Ma c’è un ma. «Come tutte le tecnologie in fase di avviamento, anche il riconoscimento facciale tramite telefonino richiede ancora una fase di perfezionamento e assestamento: è proprio in questa fase che i cybercriminali possono approfittarsene per inserirsi tra le pieghe di alcuni “varchi” ancora non chiusi alla perfezione». In sintesi la risposta degli esperti di sicurezza è cauta: «La tentazione di sorridere alla fotocamera spinge molti utenti a utilizzare le nuove possibilità messe a disposizione dei software senza cognizione di causa, il che non assicura né la sicurezza né la privacy. Quello dei selfie non è un sistema migliore o più sicuro rispetto alle modalità di crittografia attuali. Semplicemente, esclude le difficoltà della gestione di una password, ed è quindi molto più comodo per l’utente», dicono gli esperti.
8 Febbraio 2017

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