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Star Trek aveva ragione

Star Trek aveva ragione

Tra traduttori simultanei e videoconferenze il futuro è già qui. Cresce in Africa l’uso del mobile e la malattia che avanza è la difficoltà di disconnettersi. La fantascienza casalinga di ieri è la normale operatività di oggi. Anche in banca
Ildegarda Ferraro
Il futuro è oggi. Non solo quello lontano di Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne. Anche quello molto più vicino degli anni ‘60 e ‘70.
Interno giorno. In riunione due colleghi ed io. Uno è davanti a me dall’altra parte della scrivania, mentre l’altro è un ectoplasma che si manifesta attraverso il vivavoce del telefono. “Vai a casa”, il collega parla al suo smartphone, mi guarda e volta il palmare sorridendo. A chiare lettere sul piccolo schermo è scritto “go home”. “Vedi – mi dice – mi ricordavo che c’era un’app già perfettamente funzionante anche sul telefono”. Insomma, il passaggio verso un sistema per cui tu parli nella tua lingua e chi ascolta può tranquillamente capire nella sua non è così lontano. Intanto, l’altro collega, che è a Roma mentre noi siamo a Milano, interviene con voce forte e chiara dal telefono: “Hai ragione è un po’ come in Star Trek, dove puoi parlare con chiunque incontri nella galassia senza problemi di lingua”.

La rivoluzione di Google

Abbiamo cominciato ad affrontare il tema partendo da Google Translate . Mi sono imbattuta per caso nelle infinite possibilità del traduttore universale. E ne sono stata conquistata. Avevo preso in affitto un piccolo appartamento a New York e il proprietario continuava a non rispondermi, di qui la mia mail piccata in inglese a airbnb . Sorpresa delle sorprese la risposta era scritta da tale Kika in italiano. Insomma, non fantascienza ma scienza. E un po’ di pragmatica furbizia. Non mi vergogno di dire che mi sono appassionata a Google Translate. Se occorre lo uso e lo consiglio. E poi Ashis Venugopal, lo scienziato indiano che lo ha messo a punto, contribuisce a rendere la cosa divertente con una storia personale da cui tutto è partito. Cherchez la femme. Il nostro giovane scienziato, 33 anni, una laurea in computer science, indiano con quattro dialetti in casa più l’inglese, ha cominciato a sperimentare la base del sistema chattando con una ragazza in inglese. La invita ad uscire e le garantisce che per lei in due settimane ha imparato l’hindi, lui che parla tamil. La conclusione è che il giovane genio ha sposato la ragazza e dato vita a Google Translate. Il sistema è opposto rispetto alle regole tradizionali. Le parole di Ashis Venugopal chiariscono meglio di qualunque analisi.
"Quando sono arrivato a Google abbiamo rivoluzionato il modo in cui venivano fatte le traduzioni – scrive Angelo Aquaro in una intervista su Repubblica . Fino ad allora anche nei siti Internet l'approccio era quello classico. Noi abbiamo scelto quello statistico. Se io chiedo: come si traduce questo in italiano?, la risposta classica sarà: applica questa regola. L'approccio statistico invece dice: non preoccuparti di fornirmi le regole, ma aiutami a produrre qualcosa che possa funzionare sempre, magari con errori, ma possa funzionare sempre". Sono sicura che se c’è qualcuno che domani ci consentirà di parlare correntemente un’altra lingua all’impronta si tratta di Venugopal.
“Manca solo il teletrasporto”, sottolinea la voce del collega. Chi seguiva Star Trek non può dimenticare che per spostare le persone dell’equipaggio o i materiali veniva attivato un sistema di “smaterializzazione” e di “ricomposizione”. “È vero – rispondo convinta – ma forse non ce n’è più bisogno, visto che ognuno di noi partecipa a due o tre videoconferenze a settimana“. Ormai fa parte della nostra vita partecipare a riunioni a distanza, non solo parlandosi ma anche potendo contare sulle espressioni e il linguaggio non verbale.

In Africa il mobile piace

In questo futuro già qui, viviamo tutti con un telefono, che è la nostra voce e la nostra croce, pc, amico e compagno di giochi. Un mobile che colonizza territori inesplorati. E così l’Africa nel 2011 è diventata il secondo mercato al mondo dopo l’Asia. Lo ha chiarito il rapporto Gsma 2011 . Con una crescita del 20% l’anno, gli utenti in Africa potrebbero diventare 735 milioni entro la fine del 2012 ( http://www.itnewsafrica.com/2011/11/gsma-africa-is-the-second-largest-mobile-market/ ). E luoghi mai raggiunti da alcun servizio diventano parte del grande circuito globale. Con conseguenze importanti in termini sociali ed economici. Il mobile banking, come il mobile learning, è un capitolo di questa avventura. Il Kenia, con 8,5 milioni di utenti, guida la classifica dei pagamenti da telefonino (mobile money transfer - mmt).
Anche le malattie sono nuove. Essere sempre connessi dà il senso di una costante partecipazione. Di essere lì anche quando si è qui, di seguire la giornata in questo emisfero e non smettere, restare svegli per esserci anche per le cose che accadono in Usa o in Giappone. La sindrome che può colpire è l’Itso, Inability to switch off, l’incapacità di staccarsi dal tablet o dallo smartphon per lavorare ma non solo (vedi l'articolo sul corriere.it ). E anche qui gli amici della nave stellare Enterprise avevano visto lontano. Le nuove patologie si sprecavano.
Insomma, il futuro è già qui. Anche in banca. Tra Internet, mobile e filiali automatiche sono le banche che vengono da noi e non noi che andiamo in banca.
23 Marzo 2012

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