22 Ottobre 2018 / 10:31
Start-up: i buoni propositi del Governo per Natale

 
Fintech

Start-up: i buoni propositi del Governo per Natale

di Mattia Schieppati - 22 Dicembre 2015
Paolo Barberis, il Consigliere per l’Innovazione di Matteo Renzi, lancia la strategia di sostegno alle imprese innovative. Dal credito d'imposta per chi lavora con le start-up all'equity crowdfunding, dagli incentivi per l'open innovation alle città digitali e al co-working …
Un po’ come i Babbo Natale che imperversano per ogni dove in questi giorni, anche Paolo Barberis, consigliere per l'Innovazione del Governo, sul palco dell’Open Summit 2015 è salito con un bel saccone pieno di (futuri) regali per l’ecosistema delle start-up italiane. Non secondaria la scelta dell’evento in occasione del quale fare questo importante “outing” governativo: si tratta della due giorni di chiamata a raccolta di tutte le start-up italiane organizzato dal direttore di StartupItalia! e Digital Champion italiano Riccardo Luna, che si è tenuta al Palazzo del Ghiaccio di Milano. Il contesto e l’occasione giusta (oltre che molto attesa) per fare il punto su che cosa il premier Matteo Renzi ha in mente di mettere in campo dal 2016 per dare un sostegno concreto al tessuto in crescita delle nuove imprese innovative italiane (sono 5.096 quelle a oggi censite, secondo i dati di InfoCamere).
Paolo Barberis, Consigliere per l’Innovazione del Governo Renzi
Il clima natalizio, infatti, non porta distrazione agli startupper italiani, che in vista del nuovo anno devono capire se e come il sistema Paese è al loro fianco (Governo in primis) nell’affrontare la sfida di creare innovazione in maniera concreta, dopo le tante parole spese. Le prossime mosse nella testa di Barberis sono chiare e mirano appunto alla concretezza:
  • aumentare il credito d'imposta per le aziende che stipulano contratti di ricerca con le start-up;
  • eliminare i limiti che attualmente frenano l'affermazione dell'equity crowdfunding;
  • assegnare incentivi alle aziende per l'implementazione dell'open innovation (ovvero la visione in base alla quale le aziende devono saper guardare all’esterno e individuare i canali attraverso i quali l'innovazione possa essere integrata all’interno, per esempio attingendo all'attività svolta da startup, spin-off e team innovativi);
  • dar vita all’interno delle città a quartieri digitali che diventino motore dell'innovazione (a questo proposito, Barberis ha lanciato l'idea di una mappatura degli immobili destinati al co-working e all'innovazione e di un registro nel quale possano iscriversi, sul modello di quello che già esiste per start-up e Pmi innovative).
Il come e il quando tutto ciò dovrà avvenire, non è stato spiegato, ma certo l’impegno assunto di fronte alla platea di giovani imprenditori non potrà cadere clamorosamente nel vuoto.
Nel suo intervento Barberis ha anche tirato le somme di quanto fatto negli ultimi 12 mesi dal Governo. «Abbiamo cercato di mettere ordine delle strategie digitali», ha detto, ricordando quattro progetti avviati:
  • Italia Login, per la trasformazione digitale della pubblica amministrazione;
  • il piano di infrastrutture per la banda ultralarga, per il quale «sono previsti 12 miliardi di euro di investimenti, di cui 7 pubblici»;
  • l'insegnamento dell'alfabeto digitale, fondamentale per far crescere conoscenze e competenze;
  • la competitività digitale, ovvero la capacità di arrivare a concorrere con le realtà più avanzate.
Tra le azioni concrete finora realizzate, Barberis ha indicato l'abbassamento della pressione fiscale sulle imprese già a partire dai primi mesi di quest'anno, l'emanazione del Jobs Act, che «ha contribuito a stimolare la crescita occupazionale», e il lavoro svolto dal governo per contribuire «a alimentare l'ecosistema delle start-up e delle piccole e medie imprese innovative, fino ad arrivare alla cosiddetta Industria 4.0».
«Negli Usa dal 2000 ad oggi sono stati investiti 500 miliardi di dollari di capitale di rischio, in Italia solo 2,8 miliardi di euro», ha ricordato Barberis, «e nel primo semestre di quest'anno ci siamo fermati a 20 milioni. Per il capitale di rischio noi siamo all'anno zero. Invece dobbiamo fare in modo che aumenti, perché il nostro Paese ha un altissimo potenziale di crescita».
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