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Sulle start-up l'Europa fa sistema

Sulle start-up l'Europa fa sistema

Presentata a Davos la Start-up Europe Partnership, una piattaforma continentale per le imprese innovative. A guidare il meccanismo, un'idea che parla italiano
Mattia Schieppati
C'è un bel pezzo dell'Italia più innovativa nel progetto messo in campo dalla Commissione Europea per sostenere la nascita, ma soprattutto la crescita, delle start-up del Vecchio Continente. È stata infatti appena presentata in occasione del World Economic Forum di Davos la SEP, Start-up Europe Partnership, la piattaforma paneuropea che ha il compito di accompagnare le nuove imprese nate in settori a forte contenuto di innovazione nel raggiungere una massa critica tale - di business, ma anche di competenze e di know-how - da essere competitive a livello globale.
Un'iniziativa promossa dalla Vice Presidente della Commissione Europea e responsabile per la Digital Agenda Neelie Kroes, e affidata nell'operatività a due fondazioni non profit, l'inglese Nesta e l'italiana Mind The Bridge, la realtà nata nel 2007 da un'idea di Marco Marinucci (ex Google) e di cui oggi è presidente Alberto Onetti e che in questi anni ha fatto da "ponte" a centinaia di giovani imprese italiane interessate ad aprirsi al ricco mercato del venture capital statunitense. Un meccanismo apprezzato anche a Bruxelles, tanto che proprio a Mind The Bridge è stato affidato il segretariato del SEP, mentre non è mancato il sostegno di alcuni big dell'industria tecnologica e finanziaria continentale, come Telefonica, Orange, BBVA e Telecom Italia, oltre che alcuni importanti centri universitari (Cambridge University, IE Business School e Alexander von Humboldt Institute for Internet and Society).
Come spiega lo stesso Onetti, «la Start-up Europe Partnership è un programma centrale tra le azioni della Commissione Europea, e si propone un unico obiettivo quanto mai critico: sostenere la crescita di start-up e la creazione di imprese europee nel campo delle nuove tecnologie che siano capaci di competere a livello globale. Il tutto superando le separazioni tra paesi, enorme ostacolo alla competitività europea. Le start-up hanno difatti bisogno di sfondare il “soffitto di vetro” che le separa dalla crescita sia dimensionale che internazionale. Ma serve per questo un cambio di mentalità». Cambio di mentalità tanto auspicato ma che, in Europa, ha sempre fatto fatica ad attecchire. Come testimoniano le fortissime disparità che ancora esistono tra Paese e Paese nella capacità di dar vita a imprese non solo innovative, ma anche solide e con una almeno discreta possibilità di sopravvivenza.
Stando ai numeri pubblicati dal SEP Monitor, che ha analizzato il panorama delle start-up continentali, esiste una locomotiva come il Regno Unito, dove tra il 2011 e il 2014 sono nate oltre un quarto (26% per l'esattezza) delle start-up che registrano oltre un milione di dollari di funding all'attivo. Il resto del Continente insegue da distanze notevoli: Germania 16%, Francia 11%, l'Italia tra gli ultimi, con un "peso" solo del 5%. Dati che contrastano con l'aspirazione rilanciata dal Commissario Kroes, che ha rimarcato come «L'Europa abbia bisogno di start-up e di grandi aziende internazionali per diventare nuovamente un polo di crescita globale. I politici non creano posti di lavoro, gli imprenditori sì. Noi sosterremo questo tipo di mentalità e ci proponiamo di spingere le start-up europee oltre la loro “comfort-zone”. Dopo di che ci toglieremo di mezzo. Infatti la cosa migliore che talvolta un leader politico può fare è proprio togliersi di mezzo».
Ora, anche partendo da questi dati e da queste premesse ideali, ciò che chiede l'Europa è che l'ecosistema delle start-up faccia uno "scale up", raggiunga una dimensione che garantisca sostenibilità e competitività. Come? «La via che abbiamo individuato per fare “scalare” l’ecosistema europeo delle start-up passa attraverso le grandi imprese», spiega Onetti. «In Europa purtroppo non abbiamo quelli che vengono definiti New Tech Giants, ma abbiamo tante imprese anche di dimensione rilevante che hanno necessità di aprirsi/contaminarsi con il mondo delle start-up. Dall’incontro, selezionato, con le grandi imprese europee crediamo possano generarsi opportunità di crescita per le start-up europee. Attraverso la Start-up Europe Partnership le migliori start-up potranno avere occasioni di contatto qualificato con manager di grandi imprese realmente interessate a comprare/distribuire prodotti/servizi, investire ed, eventualmente, acquisire start-up». Un progetto racchiuso in un "manifesto", una specie di chiamata alle armi ai tanti giovani che vogliono misurarsi con il fascino e la difficoltà del fare impresa, ma anche al mondo delle imprese e dei capitali, chiamati a sostenere il percorso, già tanto complesso, di queste realtà.
Il programma SEP si baserà su 3 linee di azione:
  • mapping: ovvero una mappatura delle start-up e degli hub europei più promettenti e delle storie di successo di start-up o spin-off che sono stati capaci di crescere;
  • matching: quindi una serie di eventi che si terranno nelle principali città europee, dei veri e propri "marketplace" all’interno dei quali le migliori start-up europee incontreranno le principali aziende interessate a specifiche tecnologie;
  • sharing: infine, la condivisione di best practice in uso presso le migliori aziende europee e non (prendendo come riferimento, per esempio, la Silicon Valley) in termini di corporate venture e programmi di imprenditorialità aziendale.
5 Giugno 2014

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