19 Luglio 2018 / 11:51
Tra flessibilità ed efficienza

 
Banca

Tra flessibilità ed efficienza

di Giorgio Mieli e TIziana Tafani - 15 Luglio 2011
Riduzione dei costi, strumenti di gestione innovativi, sostegno ai giovani, conciliazione dei tempi di famiglia e ufficio: sono questi i temi aperti sul mercato del lavoro in banca
La crescita di un’impresa richiede oggi il necessario equilibrio tra flessibilità ed efficienza. È questo il tema su cui si sono confrontati, il 16 e 17 maggio 2011, accademici, uomini di impresa, dirigenti di banca, istituzioni, parlamentari, al tradizionale appuntamento dell’ABI con il Convegno su banche e risorse umane. Il sistema bancario, come il resto del Paese, si trova attualmente impegnato a gestire la sfida con il mercato internazionale, nella fase che segue la recente crisi economico-finanziaria, che ha destabilizzato i mercati, per i suoi elementi di assoluta novità, per la dimensione globale del fenomeno e per il contagio della crisi fra le diverse economie. Uscire dalla crisi e riposizionare il sistema bancario italiano nel contesto della nuova fase economica significa, prima di tutto, uno sforzo da parte di tutti i diversi sistemi coinvolti regulators, sistemi bancari, organismi di controllo, parti sociali in una collaborazione di particolare intensità, che sia diretta verso un target condiviso. Ce lo insegna la recente esperienza internazionale: la cooperazione messa in atto ai fini del superamento della crisi è stata tanto più efficace, quanto maggiormente le singole giurisdizioni e i singoli mercati coinvolti sono stati disposti a rinunciare ad interessi “particolari” a tutela dell’interesse comune.
Uno dei punti di forza dell’Italia, per affrontare la crisi, ha ricordato il Direttore Generale dell’ABI, Giovanni Sabatini in apertura dei lavori del Convegno, è stato il basso indebitamento del settore privato da cui discende, in prospettiva, la possibilità che l’Italia sia meno influenzata, rispetto ad altri Paesi dell’area Euro, da eventuali nuove difficoltà dei mercati finanziari. In questo contesto di crisi, infatti, le banche italiane stanno compiendo uno sforzo straordinario sul piano della gestione dei costi e dell’aumento dell’efficacia dell’azione sul posizionamento economico internazionale. E di questo dato dà conferma anche l’Ocse che, nello Studio Economico sull’Italia presentato lo scorso 9 maggio, rivela che il nostro Paese ha superato la pesante recessione causata dalla crisi globale e sembra orientato verso una graduale ripresa.
Regole chiare e condivise
Questo non significa che il Paese non abbia ancora bisogno di misure di rafforzamento, come il Presidente dell’ABI, Giuseppe Mussari, ha ricordato a conclusione del Convegno, ma vuol dire anche realizzare un insieme mirato di politiche macroeconomiche e strutturali a cui come sistema bancario intendiamo partecipare in maniera attiva, ripensando in una chiave più moderna ed avanzata il sistema di relazioni industriali.
Al di là della ripresa economica c’è il mercato del lavoro e le sue possibili prospettive di sviluppo. Le relazioni industriali e le politiche del lavoro rappresentano elementi di fondamentale importanza per costruire piani integrati e generali di ripresa: l’utilizzo dei diversi fattori della produzione, in termini di maggiore flessibilità, può contribuire, anche attraverso il dialogo tra Governo e parti sociali, alla crescita dell’economia e alla ripresa dell’occupazione.
Uno degli strumenti nelle nostre mani è proprio il contratto collettivo nazionale di lavoro. Un sistema di relazioni sindacali da fondare necessariamente su regole chiare e condivise, ha ricordato Roberto Pessi, Preside della Facoltà di Giurisprudenza della Luiss, si è dimostrato in passato, e andrà confermato in futuro, capace di individuare, col massimo consenso sociale possibile, le svolte organizzative e produttive del sistema creditizio. In questa logica, il sistema bancario sarà chiamato a individuare i più appropriati strumenti di gestione delle risorse umane, cogliendo dalle attuali difficoltà gli spazi di crescita e di rafforzamento delle imprese, come dimostrano alcune significative esperienze di grandi imprese italiane.
Più politiche attive del lavoro
I manager delle banche italiane stanno analizzando eventuali modifiche dei sistemi organizzativi e retributivi, in termini di razionalizzazione, trasparenza, contenimento e riduzione dei costi, e stanno realizzando la messa a punto di strumenti giuridici per offrire ai lavoratori buona occupazione e assicurare alle imprese flessibilità e competitività. Un ruolo di primo piano è svolto dagli strumenti di politiche attive del lavoro per la collocazione e la ricollocazione professionale. Le misure di inplacement e outplacement segnano infatti la nuova metodologia che le imprese a cominciare da quelle del sistema bancario – possono utilizzare per una equa allocazione delle risorse umane, in termini di flessibilità, stabilizzazione e ricollocazione delle risorse stesse. Di questo hanno dato testimonianza le banche presenti al Convegno.
Flessibilità e innovazione
Saranno proprio queste le tematiche di attualità dell’anno in corso per il settore del credito, che si avvicina a un importante appuntamento: il rinnovo del contratto collettivo nazionale. A questo appuntamento si arriverà nella consapevolezza, ha detto Giancarlo Durante , Direttore Responsabile dell’Area Sindacale e del Lavoro dell’ABI che, rispetto alla congiuntura economica di dimensioni globali, il settore del credito in Italia ha mostrato solidità. Ciò non significa, però, avere automaticamente garanzie di tenuta anche per il futuro. Per questo motivo, nonostante la presenza di indicatori di buona occupazione nel nostro settore, ci si dovrà muovere sui binari di un processo di sviluppo sostenibile e di contenimento dei costi.
Francesco Micheli, Presidente del Comitato per gli Affari Sindacali e del Lavoro dell’ABI, ha indicato gli obiettivi da perseguire: approcci innovativi che puntino sulla flessibilità in modo non preconcetto; diritti dei lavoratori realistici ed esigibili in quanto confortati dal rispetto delle regole del mercato. È difficile pensare, in questa situazione, ad aumenti salariali non idoneamente supportati da interventi sugli strumenti contrattuali che agevolino l’aumento di produttività del lavoro e la redditività complessiva delle imprese. Il Ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi , lo ha ribadito con chiarezza: i nuovi modelli, in primis un nuovo apprendistato, devono essere chiari e realmente utilizzabili per favorire l’occupazione dei giovani. A questo devono essere coniugate politiche di formazione del personale. “Un diritto postmoderno ha concluso il Ministro per i lavoratori è il diritto all’accesso alla competenza e alla conoscenza”. Alessandra Servidori , Consigliera nazionale di Parità, ha evidenziato come si debba tenere conto di forme di flessibilità del lavoro, che siano in grado di conciliare la produttività dell’impresa con i tempi di famiglia e lavoro. L’avviso comune sottoscritto il 7 marzo scorso presso il Ministero del Lavoro dall’ABI e dalle altre Parti sociali persegue, sul tema delle politiche di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, la finalità di sostenere e valorizzare forme di flessibilità family-friendly, con particolare riguardo alla modulazione degli orari e dei tempi di lavoro. La valorizzazione di queste politiche costituisce un elemento determinante per il miglioramento, in una visione integrata, sia della qualità della vita che del lavoro. Le riorganizzazioni aziendali di successo non possono prescindere dalla motivazione delle persone, difficile da alimentare nell’attuale contesto economico e sociale, e da un costante e adeguato sviluppo formativo, che riconosca al personale dell’azienda un ruolo strategico ai fini dello sviluppo della capacità competitiva dell’azienda.
È una sfida importante, che impatta su tutti gli stakeholders presenti nel mercato, in cui il settore del credito è chiamato a svolgere un ruolo chiave. In questo contesto, che presenta ambiti di significativa complessità, le Parti sindacali dovranno dimostrare, in occasione del prossimo rinnovo contrattuale, la capacità di governare con soluzioni responsabili e sostenibili, la svolte organizzative e produttive cui il sistema è chiamato a rispondere. Dovremo essere in grado di realizzare, con la controparte, un accordo su tutte le tematiche aperte, considerando come relazioni industriali improntate a criteri di maggiore apertura e collaborazione possono costituire un importante driver non soltanto per migliorare la performance del settore bancario ma anche, e soprattutto, per contribuire al benessere generale del Paese
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