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Sicurezza
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Un tavolo per la sicurezza

Un tavolo per la sicurezza

Maurizio Capolongo, Amministratore Unico di ISTV, chiede un confronto tra istituti di vigilanza e trasporto valori con Governo, ABI e Banca d’Italia per risolvere i problemi del settore. E coglie l'occasione per lanciare una proposta antirapina: portiamo la banca nei punti vendita
Flavio Padovan

Nell’intervista che ha rilasciato l’anno scorso a Banche e Sicurezza 2011 avanzava alcune proposte al Governo in tema di agevolazioni fiscali ed operative, facendosi portavoce delle esigenze del settore. Quali risposte ha ricevuto?

Non è cambiato niente. Anzi, lo scenario è ancora più negativo perché a causa della crisi economica, le tariffe sono scese ulteriormente mettendo a rischio non solo la sopravvivenza di moltissime aziende, ma anche i livelli di sicurezza. Pur avendo due esponenti importanti dell’attuale Governo di estrazione bancaria, ancora non ci sono stati gli interventi che il settore aspetta da anni.

Che cosa chiedete?

Innanzitutto è necessario attivare subito un tavolo di lavoro tra ABI, Banca d’Italia, Ministero dell’Interno e i rappresentanti dei fornitori perché ci sono tre punti che vanno assolutamente affrontati. Il primo è quello della legislazione carente, ancora ferma al Regio Decreto emanato negli anni ’30, che regolamenta le guardie giurate. E poi il Ministero dell’Interno deve mettere mano al problema dell’assegnazione delle licenze.

Quali aspetti non funzionano?

Oggi trasporto valori, contazione e vigilanza sono attività assimilate. Ma mentre le prime due hanno caratteristiche industriali e aspetti di costi, strutture e organizzazione realmente simili, la vigilanza si sostanzia essenzialmente nel rapporto guardia – cliente, se si esclude la centrale operativa che gestisce gli allarmi e che ha un peso residuale. Per questo sosteniamo che chi fa vigilanza non deve essere automaticamente autorizzato a svolgere trasporto valori. Inoltre, non deve più succedere che, una volta sospesa la licenza per cause anche gravi come la collusione con la criminalità, l’istituto coinvolto continui ad operare con la semplice sostituzione del titolare.

Qual è la terza priorità?

Riguarda la liberalizzazione delle licenze. Al contrario di altri Paesi europei, in Italia il mercato è frammentato tra molti operatori. Come mai? Perché la liberalizzazione resta spesso solo sulla carta: ad esempio, è difficile che un istituto di Milano possa lavorare a Palermo, considerato che il Prefetto richiede una stabile organizzazione anche in quella città e, soprattutto con questo regime di prezzi, non è possibile coprire i costi di apertura di caveau e sedi secondarie sul territorio. A proposito dei prezzi, sugli istituti di vigilanza pesa anche la decisione della Banca d’Italia di ridurre le sue filiali sul territorio, e il percorso supplementare che devono effettuare i furgoni per ritirare e consegnare i contanti non è riconosciuto dalla banca, oltre a creare un problema di sicurezza per la concentrazione di traffico di trasporto valori su alcune tratte stradali. Servono interventi urgenti, perché la competizione non può essere solo sul prezzo. Nel Sud il servizio di trasporto valori è venduto anche a 16-17 euro, contro la media nazionale di circa 22,50 euro, già scesa di oltre il 10% negli ultimi anni. E’ evidente che a questi prezzi non ci si deve poi sorprendere di operatori che falliscono, bilanci in perdita, minori investimenti in sicurezza e formazione, evasione fiscale e lavoro in nero…

Uno scenario non incoraggiante. Come si può uscirne?

Governo, Parlamento, banche e operatori del settore devono lavorare insieme. Il mondo del credito, in particolare, deve poi aprirsi alle innovazioni del servizio di gestione integrata del denaro. Ci sono società come la mia pronte a fare consulenza a costo zero per affermare nuove soluzioni in questo campo.

Che cosa proponete?

Una soluzione che, pur garantendo l’economicità, permette di rialzare i parametri di sicurezza. Sottolineo questo aspetto perché la percezione che abbiamo sul campo è che ci sia stata una recrudescenza degli attacchi da parte della criminalità, come confermavano l’anno scorso a Banche e Sicurezza anche Federfarma e Federazione Italiana Tabaccai. Quello che proponiamo è di predisporre una cassaforte nei punti vendita dove il commerciante possa inserire il contante e vedersi subito accreditato il valore di quanto versato nel suo conto corrente della banca d’appoggio. Ovviamente il titolare del negozio non ha le chiavi della cassaforte e il ritiro del cash viene effettuato dai trasportatori solo quando c’è necessità, perché il sistema conta le banconote e quindi si sa sempre qual è il contenuto. I vantaggi sono molteplici, e per tutti i soggetti coinvolti: sul fronte della sicurezza minimizza i furti della microcriminalità, perché i contanti non sono più disponibili nelle casse del negozio, e permette di razionalizzare il trasporto di valori, che si trasforma anche da costo in servizio incluso di questo sistema. Ma anche il titolare del punto vendita, oltra ad avere meno rischi, si vede subito accreditare l’incasso sul conto. Per le banche offrire un servizio simile vuol dire aumentare sensibilmente la soddisfazione e il numero dei clienti. GDO, farmacie, tabacchi, benzinai, sale giochi: i titolari di negozi sono pronti a recepire questo sistema. Noi abbiamo già contatti in corso con molti esercenti.

Il mercato c’è, la tecnologia è pronta, cosa manca perché questo sistema decolli?

Mancano le banche, che forse ancora non hanno capito appieno la portata del cambiamento possibile. Alcuni grandi gruppi nazionali stanno studiando con molto interesse i progetti che presentiamo, altri sembrano invece più in ritardo su questo fronte. Partecipiamo a Banche e Sicurezza anche per cercare di accompagnare il mondo del credito in questa nuova evoluzione.
27 Aprile 2012

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