20 Agosto 2019 / 00:05
Uso dei dati e Fintech possono fare la differenza

 
Fintech

Uso dei dati e Fintech possono fare la differenza

di Ildegarda Ferraro - 10 Giugno 2019
Un approccio concreto, basato sulla user experience dei clienti. L’innovazione può essere un vantaggio competitivo per le banche, ma va calata nella realtà dei fatti. In questa intervista Camillo Venesio, amministratore delegato e direttore generale della Banca del Piemonte, fa il punto su cambiamento e tecnologia con un approccio pragmatico. I big data possono dare risposte e il Fintech può essere utilizzato da tutte le banche, anche da chi ha un sistema informativo in outsourcing. In primo piano ci sono le reali esigenze della clientela e l’effettiva vita della banca

Dottor Venesio, qual è il suo orientamento?

Io ho un approccio pragmatico, di osservatore del contesto e del cambiamento. Sono un imprenditore e un dirigente bancario e osservo con attenzione e curiosità questi tempi. Il contesto è caratterizzato da tre elementi che si intersecano tra loro. Certamente l’andamento dell’economia, perché non ci possiamo astrarre dalla realtà dei fatti. La rivoluzione regolamentare, che non sembra si plachi, e l’innovazione digitale, che porta a un diverso modo di relazionarsi con le banche da parte di molti. Penso, per esempio, ai millennial, ai ragazzi e alle ragazze nati a cavallo del millennio, che hanno la capacità piena di gestire la tecnologia, perché sono nati con i giochi elettronici e hanno vissuto tutta l’evoluzione tecnologica.

Dal suo osservatorio che cosa può contare in maniera particolare?

In Banca del Piemonte pensiamo che due elementi possano essere reale veicolo di innovazione per il settore bancario e diventare un vantaggio competitivo per le banche che li adottino in tempo: l’utilizzo dei dati a supporto di decisioni di business migliori e più rapide e il Fintech, inteso come innovazione tecnologica per migliorare la user experience della clientela. Il fautore di questa strategia è mio figlio Matteo, laureato in economia alla Bocconi e in matematica alla New York University, responsabile della direzione Data Management.

Lei dice che non si tratta solo di filosofia, ma anche di elementi concreti.

Sì, credo che l’esperienza del cliente, la cosiddetta user experience, sia fondamentale, dovendoci confrontare con big quali Amazon, Google, ecc. che ormai tutti gli utenti sono abituati ad utilizzare.

E pensa che l’uso dei dati possa essere importante.

In Banca del Piemonte ne siamo convinti. Le banche competitive dovranno essere sempre più guidate dai dati ed estrarre valore grazie alla Data Science. Una “data driven bank” può utilizzare metodi quantitativi e moderne tecnologie, i big data ad esempio, per le decisioni strategiche, per valutare il credito alla clientela, la gestione dei rischi, il wealth management, le iniziative di marketing. Insomma, i dati possono contare potenzialmente in qualsiasi ambito della banca.

E questo che cosa significa all’interno della banca?

È chiaro che per gestire e utilizzare i dati con questo approccio occorrono persone con conoscenze e professionalità specifiche e soluzioni organizzative adeguate. Anche gli utenti interni delle banche dovranno essere aperti a questo tipo di innovazione.

Una esperienza concreta della sua banca?

Innanzitutto stiamo portando avanti alcuni progetti di Data Science. Inoltre, stiamo lavorando alla creazione di una piattaforma Big Data con il nostro partner strategico e outsourcer It Cedacri. Per quanto riguarda poi la user experience, ci sono alcune opzioni che possono essere utilizzate da tutte le banche, comprese quelle il cui sistema informativo è in outsourcing, come nel nostro caso.

Sempre guardando alla realtà dei fatti e alle richieste dei clienti.

Certo. Banca del Piemonte ha ad esempio iniziato in modo estremamente graduale, con l’approccio meno invasivo possibile, un test per capire il gradimento da parte della clientela di un servizio Fintech. Siamo recentemente partiti con un accordo di segnalazione siglato con Credimi per un anno. Credimi è oggi la principale Fintech nel factoring digitale in Europa continentale, che ha ripensato totalmente - partendo da zero - un prodotto già ben noto, il factoring, con una user experience basata su alcune principali caratteristiche: semplicità, essenzialità, velocità. Se i risultati di questo accordo saranno positivi si potranno valutare collaborazioni, anche con una maggiore integrazione coinvolgendo Cedacri. L’obiettivo è un’operazione con vantaggi complessivi: innovazione per la banca e possibilità di diventare fornitore di tecnologia e servizi innovativi per la Fintech.

In che cosa consiste la collaborazione?

Nella sostanza l’accordo prevede da parte di Banca del Piemonte un’attività di segnalazione verso Credimi dei clienti potenzialmente interessati al factoring.

Lei è un imprenditore impegnato sul territorio, i suoi figli si occupano della banca, sua moglie tra l’altro si interessa di agricoltura biologica e agricoltura integrata, tutte realtà molto concrete.

Siamo persone concrete che non tralasciano, ma anzi lavorano per i propri sogni. Come dicevo all’inizio sono un imprenditore, faccio parte di una famiglia che ha larghissima parte del proprio patrimonio investito in un’impresa che dirige da alcune generazioni. Ho quindi una caratteristica molto comune in Italia. E mi sento molto ancorato alla realtà e al territorio.
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