14 Dicembre 2018 / 20:58
Viaggio a Nairobi, dove tutto si paga col cellulare

 
Scenari

Viaggio a Nairobi, dove tutto si paga col cellulare

di Massimo Cerofolini - 30 Agosto 2018
Atm per criptovalute, trasferimenti di denaro via smartphone, bitcoin per pagare alberghi e ristoranti. Ma anche wi-fi gratuito sugli autobus, scuola online e diagnosi a distanza nei villaggi più sperduti. Dilaga il digitale in Kenya, dove giovani imprese innovative cercano di recuperare gli svantaggi storici. Attirando i colossi del web ...
Non fa differenza se devi comprare una papaya dall’ambulante del mercato od offrire una cena al più costoso ristorante della città. A Nairobi quando è il momento di pagare, ma anche quando bisogna scambiarsi i soldi o dividere una spesa tra più persone, il gesto più comune non è mettere mano al portafoglio. È impugnare il telefonino. Si digita il numero del cellulare del destinatario e, come fosse un messaggino, la somma si sposta da un conto all’altro. All’istante.
Funziona così grazie a M-Pesa, il servizio di trasferimento denaro nato in Kenia nel 2007 sulla rete mobile di Safaricom. Partito in sordina, questa tecnologia è esplosa nel giro di pochi anni ed è ora sugli smartphone di quasi 20 milioni di kenioti, oltre a diffondersi velocemente in altri Stati africani, asiatici e persino europei. Ad aprire la strada a M-Pesa è stata soprattutto la straordinaria diffusione dei telefonini in tutto il Continente Nero: oggi ce ne sono già 350 milioni, ma entro il 2020 è previsto il raddoppio, per via del prezzo dei modelli africani calato da 100 a 30 dollari negli 24 ultimi mesi.

Fame di digitale

“Il motore di questo sviluppo - ci spiega Edoardo Biraghi, che da due anni lavora nella capitale keniana come imprenditore innovativo e come responsabile tecnologico di Brck, azienda che ha portato il wi-fi gratuito sugli autobus pubblici – è la fame. Non solo quella di cibo e di infrastrutture. Ma anche quella dettata dalla voglia di riscatto, dal desiderio di agguantare le nuove opportunità che permette la rete. Migliaia di giovani pieni di entusiasmo, che magari hanno studiato su internet nelle migliori università online, si sono uniti in una rete di start-up e giovani aziende per fornire con app, tecnologie, stampanti 3d e telefonini quei servizi che lo Stato non era in grado di assicurare alla cittadinanza. Ormai, ovunque c’è un problema, e qui non mancano gli esempi in ogni ambito, c’è anche una soluzione digitale. E il risultato di questa rincorsa è quello che gli anglosassoni chiamano il leap frogging, il salto della rana, che per certi aspetti ha reso il Kenya più all’avanguardia di Paesi come l’Italia”.

È nella Silicon Savannah che nascono le idee

Soluzioni digitali, dunque, ai tanti problemi che affliggono l’Africa, terra in cui la miseria convive con la voracità di cambiamento, senza smentirla, ma anzi spingendola ancora più avanti. Ce ne sono, di idee, per tutte le esigenze. E gran parte di queste nascono nei palazzi del quartiere di Kilimani, un tempo fortino dei colonialisti bianchi e ora cuore di quella che, sul modello californiano, viene chiamata la Silicon Savannah. Ecco allora le app per portare l’istruzione online nei villaggi più sperduti con lezioni sul cellulare (Eneza), quelle per fare diagnosi a distanza con la telecamera del telefonino o per memorizzare sullo smartphone la propria storia sanitaria e prenotare visite specialistiche (Med Book Africa), gli algoritmi per migliorare l’irrigazione nei campi, i sistemi per chiamare una moto-taxi e dribblare il caotico traffico cittadino (TaxiFy) o per trovare e recensire idraulici e artigiani (Link). “Lo schema – analizza Biraghi – è sempre lo stesso: trasformare carenze storiche in vantaggi pratici. Partendo da zero si corre più spediti, si va dritti al migliore dei risultati, perché non bisogna fare i conti con le tecnologie obsolete stratificate una sull’altra, così come avviene da noi dove ogni innovazione deve integrarsi dentro infrastrutture già esistenti”.
Il salto della rana, appunto. Non ci sono servizi pubblici in Africa? Si inventano le risposte digitali più avanzate a livello globale. Mancano le strade e i collegamenti? Si fa il miglior sistema di droni al mondo per consegnare le merci, con il primo aeroporto per robot volanti disegnato in Ruanda da un archistar come Norman Foster.

Avanzano le criptovalute

Anche il settore bancario, come dimostra il caso di M-Pesa, si giova di questo fermento. Un Paese con pochi computer e con un numero esiguo di conti correnti è diventato d’un tratto un modello mondiale per l’uso dello smartphone nel campo della finanza. Sulla KenRail Tower di Nairobi, per esempio, all’inizio dell’estate ha aperto il primo bancomat per criptovalute di tutta l’Africa centrale. Qui, soprattutto i più giovani, comprano bitcoin con le banconote o prelevano contanti passando il telefonino sul codice Qr code che appare nello schermo della macchina. “Il nostro scopo – ci racconta Wangedi Kariuki, responsabile dell’ufficio per Cra Global Africa – è dimostrare alle persone che le criptovalute non sono cose astratte fatte di bit, ma strumenti molto concreti come una carta di credito. Già oggi in Kenya si possono usare bitcoin per pagare autobus, alberghi, ristoranti e negozi. In futuro questo strumento consentirà a milioni di persone che vivono nei villaggi di partecipare in modo semplice all’economia globale. Chiunque potrà comprare un’auto o qualsiasi merce in tutto il mondo senza le complicazioni che ci sono oggi”.

Una trasformazione che fa gola a molti

Una carica innovativa, quella avviata dai giovani africani, che ingolosisce anche i colossi del web. Spiega ancora Biraghi: “Sia le grandi compagnie americane, come Facebook, Google, Microsoft, Ibm, Amazon e Apple, sia quelle cinesi, come AliBaba, hanno deciso di investire qui grossi capitali e stanno aprendo uffici ovunque. Ma anche molti giovani occidentali, come nel mio caso e di tanti altri, si stanno trasferendo nel Paese per creare società con grandi prospettive di crescita. L’accesso al cloud e ai big data, insieme agli algoritmi delle intelligenze artificiali e ai robot, stanno infatti accrescendo lo sviluppo di questa nuova economia digitale. Non ci sono più le barriere tecnologiche del passato: oggi per lanciare un progetto non servono milioni di dollari, basta una connessione 3G”.
Attenzione, però, avvertono molti osservatori: perché questa corsa al continente africano non diventi una nuova forma di conquista dei Paesi ricchi, una sorta di cyber-colonialismo, è necessario che a guidare i grandi processi in corso siano anche, e soprattutto, i giovani africani. È dalla loro carica, dal loro appetito per il futuro, che può nascere la più fruttuosa delle collaborazioni.
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