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Web e libertà di informazione, Wiki si auto-oscura

Web e libertà di informazione, Wiki si auto-oscura

Wikipedia e blogger temono il “bavaglio”. E al legislatore mancano gli strumenti per inserire tutele nel flusso di informazioni online
Mattia Schieppati
Per necessità di sintesi i media l'hanno definita “la rivolta dei Wiki-ultrà”. Ma in realtà quella che si deciderà (pare) questa settimana, con la discussione alla Camera il 12 ottobre del cosiddetto ddl anti-intercettazioni, è una partita chiave che riguarda il tema privacy e web, e che rischia di avere una ricaduta pesantissima nel gran mare della rete. Dalle testate giornalistiche online, ai blog, ai social network, ormai dei veri e propri produttori e veicolatori di contenuti. E una sorta di social network ante litteram si può definire anche la stessa Wikipedia, pietra dello scandalo.
È successo infatti che la scorsa settimana, mentre veniva discusso in commissione Giustizia il controverso decreto anti-intercettazioni, l'edizione italiana della celebre enciclopedia partecipativa online si auto-oscurasse come segno di protesta per quello che – a detta dei responsabili di Wikimedia Italia, l'associazione cui il sito fa riferimento – è considerato un bavaglio antiliberale alla libertà d'informazione.
Un emendamento inserito nel ddl (il comma 29) prevedeva infatti “l'obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine”. Pena sanzioni pecuniarie. Una regola insostenibile per Wikipedia, che per sua stessa natura accoglie e pubblica online liberi e gratuiti contenuti di utenti, e che quindi non possono essere sottoposti a controlli rigorosi e definitivi (ogni voce postata su Wikipedia, infatti, non viene verificata da una struttura ufficiale, ma viene verificata , corretta e modificata dagli utenti stessi).
«L'obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29», hanno spiegato da Wikipedia «senza poter entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell'Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e utilizzo».
Un punto cruciale che, al di là di quello che è stato l'innesco (una legge avviata alla Camera per ben altri motivi, che non riguardano il web e le sue regole), va a toccare uno dei nervi scoperti e delle questioni mai regolamentate della rete: ovvero il controllo, o meno, di tutto ciò che riguarda dati personali, anche protetti da privacy, e che circola “indisturbato” online. Per una democrazia, e a maggior ragione per una sovrademocrazia senza confini come quella del web, fa più danni una qualsiasi norma che rischi di mettere dei bagagli, o un flusso illimitato e incontrollato di informazioni, anche sensibili, su un singolo soggetto? Il dilemma esiste da quando esiste il web, e nessuna è ancora riuscito a scioglierlo.
Per ora, si è trovata una soluzione “all'italiana”, per mettere un freno a quella che, in seguito all'oscuramento di tre giorni di Wikipedia (dal 4 al 6 ottobre) e alla protesta subito scattata sui social network – su Facebook la fan page “Rivogliamo Wikipedia-no alla legge bavaglio” ha superato i 277 mila fan in poche ore – rischiava di diventare una situazione ingestibile.
L'emendamento portato al ddl dall'on. Roberto Cassinelli propone infatti di distinguere fra i siti professionali, come quelli delle testate giornalistiche, che resteranno legati all'obbligo di rettifica entro 48 ore, e quelli amatoriali per i quali la scadenza diventa di 10 giorni e decorre dal momento in cui il blogger viene effettivamente a sapere della richiesta. Viene invece escluso l'obbligo di rettifica per i social network, dovuta «quando tecnicamente possibile» e riduce le sanzioni pecuniarie. Una soluzione che dovrebbe riuscire a far quadrare il cerchio, insomma.
Ma la questione chiave sollevata da questo episodio resta aperta, in tutto il mondo.
11 Ottobre 2011

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