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Xiaomi, la Apple cinese alla conquista del mondo

Xiaomi, la Apple cinese alla conquista del mondo

In 12 ore l'azienda di Pechino fondata nel 2011 da Lei Jun ha venduto oltre 2 milioni di smartphone. Battendo il record dell'iPhone6. E ora mette a punto la sua strategia globale, partendo dai tablet e dai dispositivi “indossabili”, presto disponibili anche negli Stati Uniti …
Mattia Schieppati
Mentre i titoli dei media occidentali si concentrano sullo sbarco dell' Apple Watch ( vedi articolo di Bancaforte ) e sul lancio da parte di Samsung della nuova generazione dei Galaxy S6 , zitto zitto ecco che tra i due litiganti che si stanno suddividendo a suon di novità e battaglie legali il mercato degli smartphone è spuntato un terzo, ingombrantissimo incomodo: Xiaomi . Che viene dalla Cina, ha compiuto proprio l'8 aprile i 5 anni di attività (poco più che una start-up, rispetto alla storia pluridecennale degli altri due competitor) e a 12 ore dal lancio ha venduto, nella sola Cina, 2,11 milioni di smartphone. Eguagliando il record di iPhone 6 venduti nello stesso lasso di tempo, sì, ma in tutto il mondo. A consentire questo venduto record un'occasione particolare, il Mi Fan Festival , giornata speciale organizzata dall'azienda appunto per festeggiare il quinto compleanno vendendo i propri prodotti a prezzi scontati.
Ma, soprattutto, il successo del suo smartphone "squassa-mercato" Redmi 2A , versione economica del modello di punta (il Redmi 2) che al prezzo record di circa 90 euro (599 yuan) , consente praticamente a chiunque di mettersi in tasca un telefonino con sistema Android da 4,7 pollici e tutta la tecnologia e gli sfizi più avanzati, come fotocamere posteriore da 8 Megapixel e frontale da 2 Megapixel, moduli WiFi 802.11b/g/n, Bluetooth 4.0, GPS, bussola, giroscopio, accelerometro, sensori di luce ambientale e di prossimità.

Un miracolo cinese?

Lei Jun, fondatore di Xiaomi
La vendita record in 12 ore (tra smartphone e altri prodotti, l'azienda cinese ha realizzato un fatturato di 335 milioni di dollari...) ha fatto accendere i riflettori sull'azienda fondata a Pechino dal 45enne Lei Jun , imprenditore che si veste come Steve Jobs («sono stato fortemente influenzato dalla biografia sulla sua vita», ha dichiarato in un'intervista, «e ho voluto creare un’azienda di prima classe. Se Jobs fosse vissuto in Cina non avrebbe avuto successo, era un perfezionista scrupoloso, ma la cultura cinese è quella che apprezza il giusto mezzo»), e che ha messo in commercio il suo primo smartphone sul mercato del dragone nell'agosto 2011. In meno di tre anni, ha superato i 100 milioni di device venduti, accreditandosi come la terza azienda al mondo per cellulari prodotti, alle spalle di Apple e Samsung (ma è ovviamente leader in Cina, dove lo scorso anno ha macinato un fatturato di 12 miliardi di dollari; l'azienda ha oggi una valorizzazione di 46 miliardi di dollari ed è la start-up dell'industria tecnologica con il valore più alto al mondo).

Attenzione al cliente e customer satisfaction

Il segreto di questo successo? Sembra banale: assemblare hardware di ottimo live llo in un design piacevole ed essere in grado di proporre il tutto a prezzi ultra bassi. La quadratura del cerchio, insomma, ma c'è di più. L'azienda si è infatti conquistata, pur in così poco tempo, una credibilità molto solida e un seguito fidelizzato grazie alla maniacale attenzione che ha messo, fin dall'inizio, nell'attenzione al cliente e nella customer satisfaction . Fanno parte di questo atteggiamento una presenza assidua e "reale" sui social network . Con il top management - Lei Jun in testa - che risponde di persona alle domande di clienti e dei partner. Oltre alla promozione di indagini tra i clienti sulla soddisfazione di utilizzo, per sviluppare soluzioni tecnologiche sempre più semplici e piacevoli, a partire dall’interfaccia utente.

Strategie di espansione

Hugo Barra, a Google fino al 2013, oggi vice presidente di Xiaomi
Altro passo decisivo, l'assunzione come vicepresidente di Hugo Barra , fino al 2013 vicepresidente di Google e responsabile della divisione Android. Una figura chiave che ha fatto subito capire le intenzioni di Xiaomi di andare oltre il pur immenso mercato cinese. E difatti la strategia di espansione ha già una importante serie di tappe segnate: India , poi Brasile e Russia . Mercati considerati "emergenti" dal punto di vista del business della tecnologia, e che Xiaomi può aggredire frontalmente con i propri smartphone low cost . Più misurata e studiata, invece, la strategia di penetrazione nei mercati occidentali, Stati Uniti in testa.
E qui va fatta una digressione: se a far notizia è ovviamente la competizione nel campo degli smartphone (e dei tablet , visti i rumors che danno ormai per prossimo il lancio di un "pad" assolutamente competitivo), non bisogna sottovalutare il fatto che Xiaomi sia un brand che comprende oggi una gamma di prodotti molto ampia: dalle tv alle bilance , alle cuffie per hi-fi , ai braccialetti con sensori biometrici , punta di diamante della weareable technology . Proprio in un recente evento a San Francisco, Barra ha annunciato di voler aprire la commercializzazione dei prodotti Xiaomi anche in Usa , partendo proprio da "innocui" accessori come auricolari e bracciali per il fitness. Entro la fine dell’anno sarebbe in progetto l’apertura del negozio online in Usa, che per ora non venderà smartphone: per la vendita di telefonini e tablet direttamente in America bisogna essere in possesso di specifiche certificazioni relative al software e dei singoli componenti per le quali il produttore cinese non è ancora pronto. Intanto, quindi, saggezza (cinese) vuole che nel grande mercato americano (ed europeo) si cominci a far circolare il marchio con prodotti low profile, in attesa di piazzare la zampata e sfidare la creatura di Steve Jobs sul suo stesso terreno.

Alleanza con Alibaba

Intanto, Xiaomi dimostra di avere un grande fiuto per quelle che sono le frontiere più interessanti di sviluppo delle nuove tecnologie. È di poche settimane fa la notizia dell'accordo raggiunto con Alibaba, portale leader dell'e-commerce cinese che sta crescendo a livello mondiale. L’accordo prevede il lancio dei dispositivi “indossabili” in Cina, rendendo disponibile il servizio di pagamento Alipay sui device Mi Band prodotti da Xiaomi. Un accordo "win-win" che tocca uno dei settori chiave dello sviluppo del futuro, la capillarizzazione dei sistemi di pagamento attraverso i device personali. «Dobbiamo continuamente sforzarci di fare qualcosa di fresco e innovativo per differenziare i nostri prodotti e costruire una comunità», ha dichiarato il Ceo di Xiaomi. Sicuramente, è destinato a sorprendere ancora ...
30 Aprile 2015

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