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Domicilio digitale: multe e bollette arrivano nella mail

Approvata dal Consiglio dei Ministri la bozza del decreto correttivo del Codice dell'amministrazione digitale. Tra i provvedimenti più importanti, il via a una casella mail per le comunicazioni con la PA e l’arrivo del difensore civico digitale
Mattia Schieppati

Un piccolo passo per l'uomo (ormai, digitale da due decenni), un grande passo per la PA, che invece rincorre l'innovazione e la sburocratizzazione in un continuo zig zag di corse in avanti e di frenate. Ora, un punto fermo importante c'è: il Consiglio dei Ministri ha dato il primo via libera al nuovo Codice per l'amministrazione digitale (Cad), che dovrebbe essere approvato definitivamente entro tre mesi. Tra le novità più importanti e a maggior impatto sulla vita quotidiana di tutti i cittadini c'è l'introduzione del domicilio digitale, cioè l'indirizzo univoco per ricevere le comunicazioni ufficiali di tutti gli enti pubblici. Chi vorrà potrà subito attivare il domicilio come posta elettronica certificata o servizio elettronico di recapito in linea con le regole Ue.

L'indirizzo elettronico per dialogare con le pubbliche amministrazioni varrà per documenti e notifiche, multe incluse. E non coinciderà solo con la Pec, ma con ogni canale di comunicazione via web che rispetti le regole europee in materia di sicurezza. I domicili digitali saranno raccolti in un indice, realizzato prezzo l'Agenzia per l'Italia digitale. Si tratterà di un portale online ad hoc quindi. Il sistema sarà disponibile in più fasi, si prevede infatti di realizzare l'infrastruttura entro l'anno per entrare a regime nel 2019.

Il domicilio digitale rappresenterebbe un risparmio per le casse pubbliche, posto che le spese postali, il cui ammontare è per le sole PA locali non inferiore a 250 milioni annui, «sono spesa certa, mentre con il domicilio digitale le spese postali si azzerano per i possessori di Pec o di identità digitale». Così la relazione tecnica al Decreto Madia sul nuovo Cad. «Con il domicilio digitale», si legge, «le PA non dovranno più sostenere i costi per produrre, conservare, trasmettere documenti cartacei, né altri costi, diretti (carta, toner, buste, ecc.) e indiretti (costo del lavoro, tempo per attività manuali, tempo impiegato dal destinatario in caso di assenza per recuperare una raccomandata, ecc.)». Ovviamente però ci sono dei costi per sostenere l'infrastruttura tecnologica alla base del nuovo domicilio digitale. Quanto alle attività di manutenzione ed erogazione del servizio si prevede, stando sempre alla relazione tecnica, "una spesa di circa 200.000 euro per il 2018 e il 2019”.

Altra novità contenuta nel Decreto, l'introduzione di un unico difensore civico per il digitale, istituito presso l'Agenzia per l'Italia Digitale. Un solo garante, quindi, al posto di uno per ciascuna PA

12.09.17

 

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