20 Luglio 2018 / 12:19
Anagrafe unica della PA e fatturazione elettronica. Caio detta l'Agenda digitale

 
Fintech

Anagrafe unica della PA e fatturazione elettronica. Caio detta l'Agenda digitale

di - 2 Ottobre 2013
Secondo il Politecnico di Milano la mancata attuazione dell'Agenda fa perdere al sistema Paese un miliardo di euro al mese. Il Commissario straordinario risponde così ...
di Mattia Schieppati
Più che un'Agenda, quella che Francesco Caio - dopo due mesi di quasi silenzio seguiti alla sua nomina a Commissario straordinario per l'Agenda Digitale - sembra più una mappa. Una vera e propria road map per provare a far fare al sistema Paese Italia un passo avanti sul fronte dell'innovazione. E colmare un po' quel gap che si sta allargando sempre più rispetto alle attese dell'Europa e degli obiettivi posti in ambito Ue per il 2020.
Gap che comincia a essere molto costoso per l'Italia: il continuo rinvio, a livello di pubblica amministrazione centrale e periferica, di progetti di attuazione reale di temi come fatturazione elettronica, sanità digitale, cloud computing, eProcurement, pagamenti elettronici e conservazione elettronica degli archivi fiscali impedisce a PA e imprese di cogliere opportunità per un miliardo di euro al mese. Ovvero, per l'esattezza, 995 milioni di euro al mese di "mancati risparmi" dovuti alle inefficienze di un sistema burocratico ancora troppo poco informatizzato.
È questo il calcolo effettuato dall'Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, che il 26 settembre ha organizzato a Milano un workshop sullo stato di attuazione dell'Agenda digitale che ha visto la presenza come relatore proprio di Francesco Caio.
Francesco Caio, Commissario straordinario per l'Agenda Digitale
I numeri che i ricercatori del Politecnico hanno messo sul tavolo del Commissario straordinario sono pesanti: «Nel dettaglio», snocciola la ricerca, «un'adozione spinta e pervasiva della fatturazione elettronica verso la PA potrebbe portare un risparmio di 1,1 miliardi di euro l'anno, mentre l'introduzione di soluzioni informatiche nei processi nella Sanità potrebbero generare risparmi per 6,5 miliardi di euro l'anno. Il corretto ricorso a infrastrutture cloud, invece, vale 1 miliardo di euro in tre anni e lo sviluppo di negoziazioni online attraverso strumenti di eProcurement 5 miliardi di euro ogni anno, passando dall'attuale 5% di transato online sulla spesa pubblica per beni e servizi al 30%. Infine, l'auspicata riduzione dei pagamenti con il denaro contante è in grado di far recuperare 5 miliardi di euro in Italia dall'evasione fiscale sul sommerso, se si incrementasse la quota di pagamenti elettronici dall'attuale 20 al 30% del totale, a cui si aggiungono i vantaggi della conservazione elettronica degli archivi fiscali, in grado di rendere più rapidi i controlli, per altri 10 miliardi di recupero fiscale».
Non solo. Oltre ai risparmi, una digitalizzazione della burocrazia e delle infrastrutture creerebbe anche notevoli possibilità di sviluppo. Come sottolinea il report del Politecnico, «l'Agenda digitale non è solo una leva di efficienza nella PA, ma anche un'opportunità di crescita per le imprese (ad esempio 6 miliardi di minori costi nell’ipotesi di aumento dal 5% al 15% della digitalizzazione dei processi commerciali), di nascita di nuove start-up (con un impatto sul Pil dello +0,2% grazie ad uno stanziamento di 300 milioni di euro l’anno in fondi Seed) e di risparmio per le famiglie (ad esempio 3 miliardi di euro l'anno, grazie ad una crescita dei mercati digitali nell’ipotesi che passi dall’attuale 2,6% al 10% l’utilizzo dell’e-commerce B2c)»
In un periodo di spending review spinta come quello che l'Italia, a tutti i livelli di PA, sta attraversando, e di imprese a caccia di ossigeno per sopravvivere e possibilmente per crescere, sono cifre importanti. Il problema è che dalla sua istituzione (marzo 2012) a oggi, l'Agenda digitale del nostro Paese ha fatto ben pochi passi in avanti. E non sono mancati, negli ultimi mesi, i richiami del commissario europeo Neelie Kroes, che ha il compito di verificare che i principi dell’Agenda siano recepiti e attuati da tutti gli stati membri entro il fatidico 2020.
A fronte di questo conteggio impietoso, Francesco Caio sembra aver scelto la via del realismo, stabilendo una road map fatta di piccoli passi che possano porre i pilastri di una «progressiva accelerazione» dei lavori, come ha spiegato alla platea del workshop del Politecnico e ha ribadito due giorni più tardi davanti a una platea altrettanto autorevole come quella del TechCrunch, l'appuntamento annuale (si è svolto a Roma) durante il quale il meglio delle imprese digitali italiane - in particolare le start-up - si presenta al pubblico dei potenziali investitori, italiani e soprattutto stranieri.

L’anagrafe unica, il nuovo scheletro della PA

Da dove partire? Tre i pilastri da cui Caio intende cominciare: «Anagrafe unica, identità digitale e fatturazione elettronica». L’anagrafe unica della PA è stata definita dal Commissario «lo scheletro logico e la base informativa unificante che svolge due funzioni abilitanti: dare certezza del dato su popolazione e residenza e funzionare come una sorta di “indice” per i servizi digitali della PA che vi si possono agganciare. Inoltre, l’anagrafe è un progetto sfidante per i rapporti tra centro e periferia nonché il primo grande esempio di un servizio in cloud, a cui i Comuni fanno riferimento per i dati, ma gestiscono in locale i servizi. Si tratta di uno schema di riferimento per impostare tutta la digitalizzazione in cloud della PA».
Collegato a questo quadro di riferimento, il concetto dell'identità digitale: «Ogni cittadino deve avere una password unica per accedere ai servizi dell’amministrazione, che permetta di identificare la persona in maniera univoca dal sistema della PA». Secondo Caio questa: «è la base per puntare a servizi erogati da sistemi interoperabili. Oggi il cittadino dialoga con “le” pubbliche amministrazioni non con “la” pubblica amministrazione, diventando lui stesso il system integrator di sistemi sviluppati a sylos. E questo è sbagliato, crea confusione, problemi per l'utente, ritardi. L’identità digitale crea le condizioni per superare questo modo di funzionare dello Stato. Si tratta di un salto culturale importante per le PA, che sono spinte a cooperare tra di loro, e si traduce in una forte semplificazione nella vita dei cittadini».
Terzo pilatro, la fatturazione elettronica, vista in chiave di facilitazione per le imprese, ma anche di maggiore trasparenza: «È una scelta obbligata per consentire al governo di rafforzare le capacità di controllo di gestione dello Stato e di mettere in campo strategie di spending review basate su dati certi e trasparenti. Il tutto aumentando il livello di servizio verso le imprese», conferma Caio.
Tre impegni da segnarsi... in agenda.
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