20 Luglio 2018 / 07:04
«Banche, puntate sui territori»

 
Banca

«Banche, puntate sui territori»

di Mattia Schieppati - 2 Maggio 2013
Il vicepresidente di Gfk Eurisko, Paolo Anselmi, evidenzia la necessità di rafforzare un tessuto di fiducia. Mentre il sistema delle aziende italiane riflette su un nuovo modello di CSR
L'impresa, o meglio il sistema delle imprese, è diventato in questo momento storico - e soprattutto economico - un elemento chiave nel tenere saldo il tessuto della coesione sociale. La richiesta di un "di più" di impegno e di responsabilità al mondo produttivo, e uno sguardo d'orizzonte su quelli che sono i nuovi compiti delle imprese, imprese bancarie comprese in quanto perno fondamentale dell'economia del Paese, è quanto emerge dal percorso avviato da Fondazione Sodalitas per ridisegnare gli ambiti della corporate social responsibility. E che ha portato a un primo momento di confronto in occasione del convegno Responsabilità e regole: insieme per la coesione sociale, che ha riunito a Milano un centinaio di manager e imprenditori delle più importanti aziende italiane e che ha tenuto a battesimo il lancio del Sodalitas Stakeholder Forum, un "ambito permanente" all'interno del quale promuovere l’incontro e il dialogo tra le imprese e gli stakeholder che avvertono la responsabilità di ricostruire la coesione sociale nel nostro Paese.
Ad avviare il dialogo, una ricerca realizzata da Gfk Eurisko che è andata a sondare l'opinione dei cittadini e degli imprenditori (49 i top manager intervistati, alla guida di alcune delle più grandi imprese del Paese) su quelle che sono le attese nei confronti dell'assunzione di responsabilità da parte delle imprese, e il ruolo che possono giocare in questa fase delicata di sofferenza di tanta parte della popolazione.
A margine del convegno, Bancaforte ha provato ad approfondire con Paolo Anselmi, vicepresidente di Gfk Eurisko, quale può essere in particolare il ruolo del sistema bancario in questo grande e importante processo.

Dalla ricerca emerge un dato preoccupante, anche se non si tratta di una sorpresa: il 75% degli italiani dichiara di essere stato direttamente toccato dalla crisi. Qual è la percezione diffusa che si registra tra gli intervistati?

Si registra una cosa che è difficilmente "registrabile" in maniera numerica, con dati precisi, ma costituisce uno stato d'animo diffuso. Che è quello dell'insicurezza generale. E, se ci vogliamo focalizzare su quella che è l'industry bancaria - tema che non era al centro di questa ricerca, ma sul quale in Gfk Eurisko abbiamo avuto modo di lavorare anche molto recentemente - la percezione diffusa è che le banche abbiano una responsabilità rispetto alla crisi. Ripeto, poi se si va nel dettaglio gli intervistati non sanno declinare questa percezione portando esempi concreti, ma questo è il sentiment: in generale "il mondo della finanza" viene messo dalla parte dei cattivi.

Sembra più l'effetto di un'informazione mediatica negativa e martellante, che frutto di esperienza diretta.

Effettivamente, c'è un altro dato che emerge, molto interessante: sta nei "distinguo" che fanno gli intervistati. In sostanza, il parere è: le banche sono cattive, tutte le banche, esclusa naturalmente la mia banca. Insomma, gli italiani tendono a salvare la banca con cui hanno un rapporto reale, su cui hanno il conto corrente, o hanno attivato un mutuo o un finanziamento, e a colpevolizzare in generale il "sistema delle banche". È evidente che si tratta di una posizione irrazionale.

Questa dicotomia individua anche quella che può essere la strada da seguire d'ora in poi, è corretto?

Esattamente. C'è un rapporto di fiducia da rinsaldare e l'indicazione è di farlo ritessendo il legame con i territori. Alle banche che hanno storicamente un forte legame territoriale, infatti, viene riconosciuto un livello di maggiore fiducia, di maggiore vicinanza e comprensione di quelli che sono i problemi che il tessuto sociale sta attraversando. La parola d'ordina da cui ripartire è relazione, riannodare questo filo e rafforzarlo.

Più in generale, la fondazione Sodalitas ha avviato un percorso per ridefinire il valore della CSR. È un percorso davvero utile?

Le imprese che agiscono sul fronte della responsabilità sociale d'azienda fanno bene il loro dovere. Ma oggi bisogna fare un passo in più: è fondamentale che la responsabilità sociale si allarghi alle istituzioni, al non profit. Bisogna lanciare un programma di larghe intese a livello sociale, servono tavoli il più allargati possibile in cui si definiscano le priorità e le strategie. Non bastano più le dichiarazioni di buona volontà. Perché anche nel concepire la CSR, la crisi ha sovvertito le priorità. Se fino a due anni fa per CSR si intendeva sostanzialmente l'attivazione di politiche di sostenibilità ambientale, oggi la sostenibilità che conta è quella sociale ed economica: la difesa dell'occupazione, la strutturazione di politiche di welfare aziendale, attività di supporto al non profit. Non in una logica emergenziale, ma di lungo periodo, per creare valore condiviso.
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