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Car sharing: così l'Italia diventa smart

Car sharing: così l'Italia diventa smart

Dopo il boom di Milano, dove gli abbonati a servizi di auto condivisa sono oltre 100mila, gli sbarchi a Roma, Torino, Napoli e Padova dei principali operatori. Tariffe al minuto e app per reperire le auto. E la viabilità ci guadagna ...
Mattia Schieppati
Dopo Milano, che in meno di un anno ha stracciato ogni record, Roma. Ma anche Torino, Napoli, Padova. Stando ai numeri e alle iniziative che si moltiplicano in tutti i principali centri urbani di tutto lo stivale, pare proprio che il car sharing stia diventando una piacevole abitudine per decine di migliaia di italiani. Di che cosa stiamo parlando? Basta mettere il naso fuori di casa o dall'ufficio per capirlo: il fenomeno è quello della diffusione a macchia d'olio dei servizi di "auto condivise", vetture che possono essere utilizzate con un pagamento a tariffa al minuto, prelevate e lasciate in qualsiasi punto all'interno della cerchia urbana, con enormi facilitazioni rispetto alle scocciature cui deve sottostare chi si muove con un veicolo di proprietà.
Le auto dei servizi di car sharing, per esempio, hanno in genere accesso libero alle varie Ztl cittadine, e possono essere parcheggiate gratuitamente sia in spazi delimitati da strisce blu (parcheggio in genere a pagamento), sia da strisce gialle (parcheggi riservati ai residenti). La comodità, insomma, di poter utilizzare l'auto solo quanto e come serve, senza il "peso" della proprietà (che vuol dire assicurazione, benzina, ecc.) e a tariffe inferiori rispetto a quanto si pagherebbe percorrendo lo stesso tratto di strada in taxi.
Il fenomeno ormai è diffuso e, salvo piccole differenze nelle tariffe e nelle condizioni d'uso, il mercato, popolato ormai da marchi diversi, sta trovando un suo equilibrio. E il grande risultato, oltre a un servizio che facilita l'utenza, è anche - soprattutto - un impatto decisamente positivo sulla mobilità urbana: meno auto in circolazione, perché l'auto condivisa circola tutto il giorno e serve più utenti, mentre l'auto di proprietà se ne sta per il 92% del tempo parcheggiata da qualche parte. Quindi, un impatto anche inquinante minore.
Grazie ad applicazioni evolute è possibile sapere dal proprio smartphone in tempo reale il parcheggio più vicino che ha auto libere
L'impatto più significativo, che “si vede in strada”, è naturalmente quello sulla mobilità. Ma il meccanismo del car sharing urbano é stato l'innesco che ha messo a sistema alcune delle innovazioni più importanti sviluppate in ambiti tecnologici lontanissimi dalla mobilità. E che qui trovano un'applicazione talmente fluida e naturale che l'utente ... nemmeno se ne accorge. La vera chiave di volta dei servizi di car sharing evoluti è infatti data dalla possibilità di sapere in ogni momento e con esattezza dove si trova la macchina libera più vicina semplicemente consultando l'app dal proprio smartphone. Questo, grazie ai più avanzati sistemi di geolocalizzazione Gps consultabili in tempo reale sul telefonino. Non solo: tutta l'operazione di presa in carico e di rilascio di un'auto avviene senza dover mettere mai mano al portafoglio. Niente contanti, ma sistema di registrazione, identificazione dell'utente e microtransazione di pagamento (la maggior parte dei noleggi riguarda cifre al di sotto dei 10 euro) effettuato completamente in elettronico, direttamente attraverso una tesserina con chip che attiva l'automobile e trasmette dati del conducente abilitato e relativo importo da addebitare. Addebito che avviene direttamente sulla carta di credito registrata una tantum al momento dell'iscrizione al servizio.
Quello che sta passando attraverso l'auto, insomma, è un vero e proprio cambio di paradigma nell'accesso ai servizi, un salto di qualità all digital che può insegnare molto anche ad altri settori. Insomma, il car sharing sembra proprio essere il segmento più avanzato, e di sicuro più riuscito, di quel percorso verso la smart city che l'Italia ha imboccato da qualche anno ma che ancora stenta a trovare in altri ambiti una propria reason why.

Milano

Le 600 smart Car2go contano a Milano 60.000 abbonati
A fare da apripista è stata Milano, dove il primo servizio strutturato - e anche molto glamour - di car sharing è sbarcato nel luglio del 2013, con Car2go, il servizio lanciato da Daimler-Mercedes, che ha sparpagliato sotto la Madonnina 600 Smart bianco-azzurre. Un tentativo azzardato, diceva qualcuno, nonostante il sistema Car2go fosse già presente in oltre 20 città del mondo: gli italiani sono troppo attaccati alla loro auto, si sussurrava, non funzionerà. E invece il sistema ha fatto il botto, tanto che nelle prime due settimane di lancio - e consideriamo che si era nel pieno dei mesi estivi, con la città in via di svuotamento - sono stati subito 25mila gli abbonati e oggi sono oltre 60mila!
Enjoy è il servizio di car sharing di Eni e Fiat
Rotto il ghiaccio, a dicembre è sceso in pista anche Enjoy, il servizio tutto tricolore promosso da Eni con Fiat e la sponsorizzazione di Frecciarossa/FS, con un numero di 600 Cinquecento (scusate il gioco di parole) rosso fiammanti.
La vettura Drive Now di Bmv
La reazione dei milanesi alla proposta di lasciare a casa la propria auto e affidarsi allo sharing è stata clamorosa, tanto che entro i primi due mesi del 2014 sbarcheranno in città anche le Volkswagen Up azzurre di Twist (anche in questo caso, si dovrebbe arrivare intorno alle 500 unità circolanti) e Bmw, con le Mini Cooper sotto il brand Drive Now, che certo non potevano non giocarsi questa sfida (la dimensione della flotta prevista dalla casa tedesca è ancora in via di definizione).
Le tariffe, come detto, vanno verso un punto di equilibrio che si gioca letteralmente sul filo dei centesimi: 29 centesimi al minuto per Car2go, 25 per Enjoy e 27 per Twist, a soddisfare una platea di 100mila milanesi che si sono già iscritti a servizi di car sharing mentre le proiezioni delle case automobilistiche dicono che saranno addirittura 500mila entro il 2020. Un primato, quello milanese, che batte per numeri le altre due città europee considerate "green", come Berlino e Parigi.

Roma

E se il meccanismo delle auto "senza pensiero" è piaciuto al milanese rassegnato agli ingorghi, figuriamoci ai romani, che in quanto a problemi di viabilità non sono secondi a nessuno. Come un'onda, infatti, il sistema del car sharing sta scendendo dal nord fino alla Capitale. Ad aprire le danze sarò, anche in questo caso, Car2go, che esordirà a Roma a marzo. È di metà gennaio la delibera del Comune che introduce “in forma sperimentale e per il prossimo biennio” il car sharing e la pubblicazione del nuovo bando “Nuova modalità di gestione del servizio di car sharing” e attraverso un apposito bando sta procedendo “all’individuazione di operatori interessati a svolgere il servizio di car sharing a flusso libero a Roma” (ovvero: libero accesso alle Ztl, alle aree di sosta a pagamento e ai parcheggi di scambio, ma no all'accesso alle corsie preferenziali, in modo da tutelare il trasporto pubblico di linea e non di linea). In questa fase sperimentale l'amministrazione guidata da Ignazio Marino conta di arrivare a avere in strada circa 1.500 veicoli di diversi operatori.

Torino

Ad aprirsi la strada per primo sotto la Mole sarà invece, entro il primo trimestre 2014, il consorzio Enjoy di Eni, in partnership con Trenitalia e Fiat (ovvio), ma anche Car2go e Bmw sono ai blocchi di partenza. Ma il passo in più della città piemontese sta nell'aver deciso di scommettere seriamente sul car sharing superecologico dell'auto elettrica. È questa la particolarità del servizio IoGuido di CarCityClub, storico servizio torinese di auto a nolo gestito da Gtt in partnership con Fiat. Già tre le colonnine per le ricariche a disposizione per il servizio, in tre parcheggi cittadini: piazza Cln, piazza San Carlo e piazza Vittorio. A brevissimo, insomma, dovrebbe partire il servizio attraverso una flotta di Fiat 500 elettriche.

Napoli e Padova

L'app di Bee, il servizio di car sharing attivo a Napoli
Ma la prima città ad aver introdotto veicoli elettrici nel car sharing è stata in realtà Napoli, dove anche se con solo poche decine di vetture è stato attivato nel giugno 2013 il servizio sperimentale di green mobility di Bee, attivato in collaborazione tra Renault e la società partenopea NHP. Il progetto vede coinvolte a oggi 40 Renault Twizy (dovrebbero diventare un centinaio entro la fine del 2014), e il costo è competitivo: abbonamento annuale di 30 euro e poi tariffa di 15 centesimi al minuto.
Sull'elettrico punta anche Padova, dove la proposta di car sharing è operata anche in questo caso da Renault che schiera però una flotta di nuovissimi modelli Zoe, berlina compatta 100% elettrica.
27 Gennaio 2014

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