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Chip and Pin contro Nfc: duello all'ultimo pagamento
E-payment

Chip&Pin contro Nfc: duello all'ultimo pagamento

L'app che trasforma lo smartphone in un Pos punta su un mercato diverso da quello dei pagamenti via telefono. Soprattutto professionisti, artigiani, agenti di commercio…
Mattia Schieppati
Si è aggiudicata il Mob App Award all’ultimo salone Smau di Torino, risultando la migliore applicazione di una “categoria di gara” molto ampia, quella delle “App per il business”. A dimostrazione di come le novità tecnologiche nel campo dei sistemi di pagamento sanno anche andare al di là dei propri ambiti di settore e portare innovazione a tutto campo.
Si tratta della tecnologia Chip&Pin realizzata da payleven, che trasforma smartphone e tablet in Pos portatili grazie a un piccolo dispositivo che si collega in bluetooth allo smartphone (o al tablet) e consente di accettare pagamenti con carta di credito o bancomat. «Il meccanismo di spesa e di pagamento, la cosiddetta esperienza di pagamento, è identica a quella che sia l’esercente sia il cliente sono già abituati a vivere con il Pos tradizionale. E questa è una chiave importante del successo del nostro sistema: c’è sempre il cliente che dà la carta di credito o il Bancomat al commerciante, che lo inserisce nel dispositivo e lo cede di nuovo al cliente per digitare il pin», spiega Alberto Adorini, fondatore (nel marzo 2012) e Ceo di payleven, una start-up che lavora sulla frontiera dei sistemi di pagamento, è già attiva in 6 paesi del mondo – oltre all’Italia, Germania, UK, Polonia, Brasile, Olanda – ed è finanziata da Rocket Internet, investitore e incubatore globale di società web attive nel campo dell’e-commerce. «È insomma un’esperienza di pagamento già entrata nella gestualità abituale», continua Adorini, «e per questo non incontra barriere, tanti clienti neppure se ne accorgono. Chi si accorge invece che si tratta di uno strumento nuovo, in particolare i ragazzi, la trovano una cosa cool. Insomma, un passo avanti».
Si affermerà questa semplicità di utilizzo e questa “agilità”, che la rende uno strumento utilizzabile tanto dalla piccola e media impresa commerciale, quanto dal singolo libero professionista, magari un rappresentante di commercio che lavora sui territori, muovendosi con la propria auto? «Punto di forza è la trasparenza», sottolinea Adorini, «Non c’è nessuna commissione nascosta, nessun canone mensile, nessun costo di installazione; tutto si basa esclusivamente su una commissione sul transato del 2,75% e può essere accettato qualsiasi importo di pagamento, a partire da un euro. Il nostro motto infatti è “nessun pagamento è troppo piccolo”». In Italia, secondo ricerche effettuate dall'azienda, non mancano di certo i numeri per far sì che questo mercato decolli, dato che almeno 60% degli esercizi commerciali individuati come target (professionisti, piccoli artigiani, baristi, tassisti) non possiedono il Pos, e quindi sono tutti potenziali clienti. Uno scenario su cui in Europa si stanno muovendo pochi competitor: il più importante è iZettle, lanciato in Svezia nell'aprile 2010, che a oggi ha fidelizzato 50 mila esercenti e all’inizio del 2012 ha allargato il suo raggio d'azione a Danimarca, Finlandia e Norvegia.
Sul fronte della sicurezza, gli standard implementati da payleven sono di livello elevato, come confermano le certificazioni Emv di secondo livello e la certificazione PCI 3.1. Il dispositivo è ufficialmente certificato ad accettare tutte le carte marchiate Visa e V-pay ed inoltre è il primo super-esercente di Visa (c.d. Visa PSP). Di conseguenza, gli esercenti hanno un'elevata protezione contro le frodi (il che invece non può essere garantito da altre soluzioni, come per esempio quelle proposte dai competitor attivi sul mercato Usa, dove non c'è il vincolo del chip e il riconoscimento della carta si basa sulla "strisciata" della banda magnetica).
È questo il terreno di sfida? Qualche dubbio viene se si guarda Oltreoceano, dove ormai già preso piede in modo consistente un'altra modalità di pagamento, quella legata alle tecnologie Nfc e quindi effettuata direttamente con gli smartphone. Una tecnologia che sta cominciando a diffondersi anche in Italia, con varie partnership avviate tra gestori di telefonia mobile e aziende pilota, in particolare della grande distribuzione, e che rischia di mandare in pensione il “vecchio” Pos, e quindi anche payleven.
Ma non c’è il rischio di vedervi battuti in corsa da questo ulteriore pezzetto di futuro? ««L’Nfc è il futuro, lo sappiamo e l’abbiamo ben presente», risponde Adorini, «Però a quanto noi possiamo vedere solo da qualche mese sono state avviate sperimentazioni significative, che stanno portando anche nel mercato italiano questo strumento che invece, per esempio, è già molto diffuso negli Stati Uniti. Di sicuro, rispetto alla nostra tecnologia, rappresenta un cambiamento molto forte nell’esperienza d’acquisto, un vero e proprio cambio di mentalità sia per i clienti che per gli esercenti. Ma, di sicuro, è una realtà rivoluzionaria, e con cui anche chi come noi si occupa di sistemi di pagamento dovrà fare i conti in futuro».
17 Maggio 2013

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