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Cornetto, cappuccino e Internet

Cornetto, cappuccino e Internet

L’ultima manovra del governo toglie l’obbligo di identificazione a chi utilizza le reti wireless pubbliche. Intanto le città italiane si muovono...
Franco Volpi
Come misura è passata piuttosto inosservata nel gran bailamme dei provvedimenti “salva Italia” e delle successive linee per lo sviluppo indicate dal governo Monti nell’attesa “fase due”. Eppure e lo dice quello che sta succedendo in tutto il mondo ormai da un decennio è ormai uno degli strumenti più efficaci per stimolare sviluppo e crescita.
Nel cosiddetto “ decreto Milleproroghe ” andato in votazione in chiusura del 2011 non è presente infatti il cavillo, introdotto in sordina lo scorso anno nel medesimo decreto legge, che regolamenta “ai fini della sicurezza” le formule di accesso al wi-fi pubblico, e cioè la possibilità di potersi connettere e navigare con il proprio laptop, o tablet, o smartphone dagli hotspot pubblici, quelli che in tutti i paesi europei per non parlare degli Stati Uniti sono messi liberamente a disposizione dei clienti (per lo più gratis) nei bar, nei ristoranti, negli hotel, ma anche nelle metropolitane o in spazi pubblici come musei e biblioteche. In Italia in seguito a quello che è stato ribattezzato “decreto Pisanu”, adottato dal governo nel 2001 in seguito agli attentati alle Torri Gemelle, chi con il proprio telefonino o iPad voleva per esempio connettersi per controllare le mail sorseggiandosi un caffé in un bar dotato di connessione wi-fi doveva seguire una trafila capace di disincentivare anche il più testardo internauta: presentarsi alla cassa, consegnare il proprio documento cosicché il titolare dell’esercizio potesse prendere i dati anagrafici, connettersi al wi-fi locale, iscriversi, dare il proprio numero di cellulare, attendere una password, inserirla e finalmente a caffé ormai più che freddo accedere alla rete.

Cambia la realtà

Tutto superato. Dal primo gennaio la pre-identificazione degli utenti che si agganciano a reti wi-fi pubbliche non è più un obbligo di legge (resta quello della tracciabilità della navigazione, ma per questo aspetto valgono le stesse regole di privacy che riguardano per esempio le intercettazioni telefoniche o la conservazione dei tabulati e sms delle compagnie di telefonia). Un cavillo? Per quantità di righe nel ddl, probabilmente sì. Ma per quanto riguarda gli sviluppi concreti che questo povvedimento può avere, si tratta di una svolta. Perché vuol dire che, finalmente, si può pensare a pianificare una vera e propria evoluzione tecnologica delle città italiane, e far sì che si esca dalla logica degli hotspot wi-fi (e cioé le aree coperte da una connessione wireless) intesi come lusso eccezionale, poche e piccole isole disperse e introvabili nelle metropoli, per immaginare città completamente coperte da una rete di connessione sempre aperta e sempre disponibile.
Il che, combinato con il boom di vendite di smartphone e tablet in atto, si traduce in un cambiamento profondo della realtà quotidiana: cade per esempio definitivamente la barriera ufficio-fuori ufficio (anche bevendo il caffé, appunto, posso dare un occhio utilizzando una banda ultraveloce a uno scambio mail particolarmente importante), posso fare acquisti online anche stando comodamente seduto su una panchina al parco, e anche viceversa i messaggi pubblicitari dei negozi che incontrerò tra cento metri potranno arrivare con quell’attimo giusto d’anticipo sul mio telefonino. E magari convincermi a entrare per dare un’occhiata. Certo, dipinto così sembra un incubo. Ma dal punto di vista del tanto ricercato “sviluppo”, i lati positivi sono evidenti.

Sei milioni per Milano

Vuoi per il freno imposto dal suddetto decreto Pisanu, vuoi per una certa pigrizia mentale delle Pubbliche Amministrazioni anche locali (facilitare l’accesso a Internet ai propri cittadini, in epoca di tagli, non è probabilmente la prima preoccupazione per nessun sindaco dello Stivale...), e forse anche perché una diffusa e continua copertura wi-fi va non poco in conflitto con gli interessi delle grandi compagnie telefoniche (che sulla connessione 3G o UMTS in movimento basano una buona parte dei propri guadagni), lo stato di avanzamento tecnologico delle città italiane non è certo brillante. Ma qualcosa, con tempi di reazione abbastanza rapidi che fanno ben sperare, si sta muovendo. A tirare la volata è Milano: un bel regalo di Natale per i milanesi è stata la delibera dello scorso 29 dicembre, con cui la Giunta guidata dal sindaco Pisapia ha stanziato 6 milioni di euro per un progetto di “tecnologizzazione” del capoluogo lombardo. In primis, la rapida individuazione di 1.200 luoghi strategici in cui piazzare antenne per la diffusione di rete wi-fi. Attualmente tutto quel che esiste a Milano è la copertura limitata della rete wireless WiMi , il progetto sperimentale lanciato nella primavera 2011 dal Comune in collaborazione con ATM e che “copre” una limitata area del centro (da piazza del Duomo al Castello Sforzesco, una goccia nel mare). Il nuovo progetto è più ambizioso, ed è portato avanti dal Comune con due partner di settore, Telecom Italia e il gruppo F2i (holdine Metroweb), e nelle premesse ha l’intenzione di portare il wifi e la connessione veloce soprattutto là dove ancora il gap tecnologico è più sentito, e cioé nelle periferie, e metterlo a disposizione in questa fase iniziale soprattutto a giovani e studenti. «L’accesso alla tecnologia, da parte dei cittadini, costituisce un’irrinunciabile leva di crescita e di integrazione della città, secondo criteri di maggiore omogeneità, che possano meglio favorire l’occupazione e l’aggregazione », ha scritto Pisapia nella delibera.
A essere da subito interessati a questa svolta saranno edifici pubblici o aperti al pubblico come gli uffici anagrafe, le biblioteche comunali, le scuole, i musei, e intanto si procederà a una strutturazione anche di spazi outdoor, «attraverso il “modello aperto”, che permetterà la federazione delle reti già esistenti, così da garantire la più ampia distribuzione di punti di accesso e il più alto livello di partecipazione da parte di tutti i soggetti pubblici e privati che operano nel settore e che volessero far parte del progetto», spiega Davide Corritore, city manager del Comune e grande promotore del progetto («un hotspot wi-fi a ogni pensilina dell’autobus», è il suo sogno). Certo, il meccanismo previsto è ancora un po' ingarbugliato: per connettersi bisogna accedere quando ci si trova in una delle aree coperte da wi-fi alla homepage del servizio ( www.wimi.it ), compilare l'apposito form di registrazione inserendo il proprio numero di cellulare. Il sistema invia al cellulare una password che consente l'accesso, limitato a un'ora di navigazione gratuita al giorno (la password resta invece utilizzabile anche nei giorni successivi). Meglio di niente, ma siamo ancora lontani dalla connessione globale. Non solo: a essere penalizzati sono gli stranieri, turisti e businessman di passaggio in città, forse i più abituati ad avere un wireless disponibile e che a Milano si sentiranno degli alieni. Per poter accedere al servizio, infatti, per loro non basterà registrarsi online, ma dovrebbero recarsi di persone in un ATM point, presentare il proprio documento e ottenere così la password di accesso: solo un pazzo si sottoporrebbe a questa trafila per un’ora di connessione gratis, molto meglio sedersi a un McDonald e navigare gratis da lì.

A Roma il progetto Provincia WiFi

Un disegno molto ambizioso, che va oltre la cerchia cittadina («si tratta del più grande progetto riguardante la diffusione del wi-fi per numero di comuni coinvolti, 121, estensione di territorio, 5.000 Kmq, e numero di abitanti, 4 milioni di persone», fanno sapere) è quello avviato già nel gennaio del 2009 dalla Provincia di Roma, che scommettendo anche in questo caso sul modello federativo con grande lungimiranza, va detto, rispetto ai consueti orizzonti di programmazione della pubblica amministrazione italiana su questi temi sta via via tessendo la rete del progetto Provincia- WiFi . Oltre alla realizzazione diretta di alcuni hot-spot, in particolare presso gli uffici pubblici o aperti al pubblico, l'ente guidato da Nicola Zingaretti ha scelto di ritagliarsi un ruolo di coordinamento tra centinaia di soggetti pubblici e privati che garantiscono la copertura di una determinata area con un proprio impianto wi-fi. Il sistema centrale di gestione della rete è stato dislocato presso il Caspur ( Consorzio interuniversitario per le applicazioni di supercalcolo per università e ricerca ), il consorzio, fin dal principio partner tecnologico del progetto, che coinvolge le quattro università pubbliche presenti a Roma ( La Sapienza, Tor Vergata, Roma 3, Iusm ). A oggi, gli hot spot che sono stati coinvolti in questa rete sono oltre 700, 90 i comuni che hanno almeno un’area wi-fi attiva, e complessivamente il servizio è a disposizione di circa 100.000 potenziali utenti (la mappa completa dei punti è nella sezione Provincia- WiFi del sito: www.provincia.roma.it ). Una rete che vedrà un deciso potenziamento già a partire dalle prossime settimane grazie a uno stanziamento da 700mila euro (cui ne vanno aggiunti altri 40mila per l'acquisto delle infrastrutture), previsto in un'apposita delibera approvata a dicembre 2011, con cui la Provincia si impegna a portare la banda larga, in modalità wi-fi, a tutti gli istituti scolastici del suo territorio di competenza entro la fine dell'anno scolastico in corso. Banda larga che significa, oltre alla possibilità di navigare, anche di sfruttare i servizi di telefonia Voip: a conti fatti, oltre a un dovuto intervento di "civiltà tecnologica", questa operazione si traduce anche in un risparmio, se si considera che attualmente le utenze telefoniche e di connessione delle scuole di Roma e provincia costano all'anno 850mila euro. Col wi-fi, il risparmio è evidente.

Torino, Napoli e...

Reti wireless federate sul modello milanese sono invece quelle cui sta lavorando il Comune di Torino: in collaborazione con Tex97 , un operatore di telecomunicazioni piemontese, ha avviato dal 2010 l’attivazione di punti di accesso in diversi posti del centro città (Giardini Reali, piazza Vittorio Veneto, piazza Carignano, Porte Palatine e la vicina piazza San Giovanni, piazza Cavour e Giardini Balbo, piazza della Repubblica, corso Giulio Cesare sotto al mercato coperto... la mappa completa degli hotspot è all’indirizzo www.tex97.it ) con modalità di accesso free a tempo, e previa registrazione, come a Milano. La battaglia per il wi-fi a Napoli è invece portata avanti dalla Commissione Beni Comuni e Informatizzazione del Consiglio Comunale , che considera «l’estensione del servizio wi-fi come uno stimolo alla crescita culturale della comunità e all’integrazione delle periferie». Come? «Un passo importante potrebbe essere quello di sfruttare la connettività della rete interna del Comune, che proprio entro i primi mesi del 2012 si estenderà coprendo circa 250 sedi comunali sparpagliate in città», fanno sapere dall’assessorato ai Beni Comuni, guidato da Alberto Lucarelli. A questo si aggiunge la volontà di entrare a far parte della grande rete pubblica di Free Italia WiFi , un importantissimo esperimento promosso un anno fa da alcune città italiane che hanno messo in rete i propri strumenti e le proprie competenze per strutturare un “tessuto wireless” capace di collegare, in un futuro non troppo lontano, tutto il paese, le grandi città come le realtà di provincia. Un progetto lanciato il 30 novembre 2010 dalla Provincia di Roma, dalla Regione Sardegna e dal Comune di Venezia che sta, pian piano, “arruolando” comuni a macchia di leopardo in tutta la penisola. «Il progetto Free Italia WiFi realizza la prima federazione nazionale di reti WiFi», spiegano i promotori, «dove le reti dialogano tra di loro ed il cui nodo di interconnessione è gestito dal consorzio interuniversitario Caspur. I principi ispiratori di Free ItaliaWiFi, condivisi da tutte le amministrazioni che aderiscono, sono: la condivisione delle esperienze e dei know how; la centralità dei bisogni dei cittadini e del valore pubblico dell’accesso gratuito a Internet; la possibilità di condividere e migliorare insieme le soluzioni tecnologiche». Una ventina gli enti che hanno già aderito, dal Comune di Genova alla Provincia di Gorizia, fino a quella di Grosseto, o di Cosenza, o di Trapani (tutti gli aderenti all’indirizzo freeitaliawifi.it ). Pochi gli hotspot già attivati, 1.215, che servono però una comunità di ben 215mila utenti. Ma, soprattutto, si tratta di rete che cresce dal basso: una filosofia che, in ambito web, produce sempre buoni frutti.

Box 1 - A New York Starbucks si pente e mette limiti al wi-fi

E' stato uno dei simboli della campagna "free wi-fi". Oltre che un modo, molto di tendenza, per poter utilizzare una connessione libera in praticamente ogni punto del mondo. Si tratta di Starbucks, la catena di caffetterie statunitense più celebre del mondo, con quasi 9mila punti vendita in 55 paesi, che ha accompagnato fin dall'inizio la diffusione del web mettendo a disposizione, nei propri negozi, hot spot gratuiti e a tempo illimitato per chiunque, comodamente seduto su un divanetto della catena, volesse sorseggiare un caffè navigando su Internet. Una bella mossa, copiata e replicata poi da altre catene di fast-food, ma che in tempi di crisi ha dovuto essere rivista e corretta. Al ribasso. In troppi ormai avevano preso Starbucks per un'alternativa all'ufficio soprattutto i tanti disoccupati americani che un ufficio non ce l'hanno più, ma devono, per trovarsi un nuovo lavoro, avere una connessione sempre a disposizione e così le caffetterie delle grandi metropoli Usa erano zeppe di gente che al costo di un caffè occupava per giornate intere tavolini e divanetti. Tenendo occupati posti preziosi e affossando gli incassi. Così, la decisione è stata drastica, ed è entrata in vigore dallo scorso agosto, a partire proprio da New York: fine del wi-fi libero sempre e comunque; ora è il responsabile di ogni singolo punto vendita Starbucks a decidere, a seconda degli orari e dell'affluenza di pubblico, se aprire la rete ai clienti oppure no. Il wi-fi non più come segno di civiltà e di apertura mentale della catena, ma come banale meccanismo di marketing acchiappa cliente. Aperto se bisogna attrarre clienti, chiuso quando gli affari vanno bene. “Lo hanno chiesto i clienti. Non trovano mai i posti per sedersi”, ha dichiarato il portavoce di Starbucks, Alan Hilowitz. Ma il popolo della rete non ha gradito...

Box 2 - Wi-fi olimpico

A far fare un decisivo salto di qualità al concetto di wi-fi libero nelle città sarà un evento che con il web centra poco: le Olimpiadi che si terranno a Londra la prossima estate. E in occasione di questo traguardo la città sul Tamigi si sta preparando per diventare, entro il prossimo giugno, l’area più grande con Internet wi-fi gratis di tutta Europa. Un record che nasce dall’accordo tra l’operatore britannico delle telecomunicazioni O2 e le controparti pubbliche: il Westminster City Council e il Royal Borough di Kensington e Chelsea . O2 ha già iniziato a installare una rete senza fili ad alta velocità, che concluderà entro il mese di febbraio in tutte le municipalità del centro londinese. La zona wi-fi, una volta ultimata, sarà operativa senza alcun costo aggiuntivo per il contribuente o le casse pubbliche. Come ha annunciato Derek McManus, di O2 UK , «questo innovativo accordo il primo del genere nel Regno Unito ci vedrà offrire una connettività di alta qualità in tutta la città in tempo per le Olimpiadi di Londra 2012. Il nostro obiettivo a lungo termine è quello di espandere la nostra impronta con il servizio O2 wi-fi, che è aperto a tutti, e anche migliorare i nostri servizi al livello della strada, dove la gente ha più bisogno della rete. Il nostro programma annuale di investimenti di rete da 500 milioni di sterline è focalizzato sull’integrazione di nuovi livelli tecnologici nella rete esistente per consentire una perfetta esperienza del cliente». Philippa Roe, membro del gabinetto per la finanza strategica dell’amministrazione di Westminster City Council, ha confermato: «Questo è un importantissimo traguardo. Westminster accoglie oltre un milione di turisti al giorno, è una città di 250.000 abitanti, conta oltre mezzo milione di persone e vede 4.000 nuove imprese ogni anno. Con questa operazione che apre a tutti il wi-fi i visitatori di Londra potranno per esempio facilmente condividere le loro foto e gli aggiornamenti degli eventi olimpici attraverso siti di social networking, oltre che usufruire di informazioni e servizi per vivere al meglio la loro permanenza in città».

Box 3 - Sciare navigando, ora si può

Siete appassionati di sci, ma non riuscite a staccarvi da Internet? Vi ricordate di un pagamento urgente mentre siete sulla funivia? Nessun problema se avete scelto come luogo delle vostre vacanze il comprensorio di Dolomiti Superski. Grazie a un accordo del gestore del circuito con Guglielmo , Wisp ( Wireless Internet Service Provider ) di Reggio Emilia, tutti gli sciatori possono infatti usufruire gratuitamente di una connessione Internet wi-fi stabile e veloce presso i principali impianti di risalita distribuiti lungo i 1.200 km di pista gestiti da Dolomiti Superski. “Abbiamo pensato che portare la connessione Internet anche tra le montagne delle Dolomiti possa essere un servizio utile e molto gradito a tutti gli appassionati di sci dichiara Giovanni Guerri, Presidente di Guglielmo soprattutto in ragione della massiva diffusione di smartphone e tablet”. Ad oggi sono stati installati 100 hot spot presso 48 stazioni sciistiche del comprensorio a cavallo fra la provincia di Trento, Bolzano e Belluno. Tutti i luoghi dove è disponibile il servizio sono facilmente rintracciabili grazie all’ App Guglielmo HotSpot . Una volta sul posto, è sufficiente effettuare l’autenticazione che permette il login automatico per controllare le proprie mail, condividere all’istante foto delle vacanze con gli amici, verificare il saldo del conto corrente.
1 Marzo 2012

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